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Su il Pil, rifiuti in aumento

Cresce la produzione di spazzatura, la mappa della differenziata. I dati dell’Ispra

ROMA. La produzione di rifiuti urbani torna a salire dopo anni di declino. In Italia è +2,0%. È quanto si evince dal rapporto annuale redatto dall’Ispra (l’Istituto superiore per la prevenzione e ricerca ambientale del Ministero dell’Ambiente) che consente di fare il punto della situazione su questo importante e delicato settore.

Nel 2016 siamo tornati sopra la soglia “psicologica” dei 30 milioni di tonnellate (ma stiamo sotto il livello di 500 kg per abitante l’anno). Il 2015 ci aveva fatto sperare in un disaccoppiamento fra dati del Pil e dei consumi (in ripresa) e dati dei rifiuti urbani (in calo). Il 2016 ci riporta alla realtà: cresce l’economia e tornano ad aumentare i rifiuti. Ancora forti i differenziali regionali: la prima in classifica per produzione procapite, l’Emilia Romagna, produce 653 chilogrammi ad abitante all’anno, quasi il doppio dell’ultima in classifica, la Basilicata, con 354.

La raccolta differenziata è ormai sopra il 50% del totale dei rifiuti prodotti come media nazionale. Al nord la percentuale è del 64,2% (migliore organizzazione ma anche diffusione storica delle raccolte domiciliari), al centro al 48,6% (buona organizzazione ma maggiore diffusione del sistema a cassonetto) ed il sud al 37,6%. Tassi di raccolta differenziata molto elevati (anche sopra l’80%) continuano ad essere tipici di comuni medio piccoli, in tutta Italia. Milano, Venezia, Verona, Padova e Firenze presentano valori a cavallo del 50%. Nelle grandi città è oggettivamente più difficile fare la raccolta differenziata, come conferma lo studio europeo sulle sue capitali, tutte con valori molto bassi.

Con il crescere delle raccolte differenziate aumenta il valore complessivo degli scarti non avviati a riciclaggio, pari ormai a 2,5 milioni di tonnellate secondo Fise/Unire, dato che deve far riflettere sul “miraggio” rifiuti zero. Anche se la raccolta differenziata arrivasse al 70% avremo sempre circa il 15% di scarti da avviare a recupero energetico o in discarica.

Ormai il riciclaggio è il principale destino dei nostri rifiuti seguito dal conferimento in discarica dove finisce il 25% dei nostri scarti, quasi interamente trattati prima di essere interrati (il 90% circa dei rifiuti che vanno in discarica vengono sottoposti a trattamento come prevede il decreto Orlando da tre anni). Il flusso in discarica è diminuito del 5% rispetto al 2015, è nella media europea a 28%, ma rappresenta un valore ancora elevato: nei Paesi del nord Europa il valore è 1,5%.

Il recupero di energia è attestato al 20% (18% incenerimento e 2% coincenerimento), “bruciati” 5,4 milioni di tonnellate di spazzatura, con una riduzione del 3,2% rispetto al 2015. Ridurre la discarica e aumentare riciclaggio e recupero di energia restano le priorità di un Paese che comunque sta facendo passi avanti.

Il fenomeno dell’esportazione di rifiuti riguarda 433.000 tonnellate di rifiuti urbani mentre ne importiamo 208.000. I nostri rifiuti urbani (spesso trattati da impianti di selezione) vanno prevalentemente in Austria e Ungheria, ma anche nei Paesi Bassi ed in Germania, prevalentemente partendo dalla Campania e dal Friuli.

Sul fronte economico, il costo ad abitante della gestione dei rifiuti urbani è aumentato “solo” dello 0,6% rispetto al 2015, attestandosi su un valore medio di 218 euro ad abitante all’anno, circa 500 euro per famiglia media. La Tari copre ormai oltre il 98% dei costi del servizio, era l’84% nel 2001. In 15 anni si è quindi ridotto il sussidio pubblico dalla fiscalità e questo fenomeno ha contribuito a spingere in alto le tasse locali, insieme all’aumento assoluto dei costi unitari di gestione.

Insomma, l’Italia è entrata nella direzione dell’economia circolare, con due terzi del territorio che presenta già performances d’eccellenza paragonabili alle migliori esperienze del nord Europa. Il Rapporto dell’Ispra ci dice che non esiste una strategia “rifiuti zero”, che i rifiuti esistono, non scompaiono ma possono essere riciclati e anche avviati a recupero energetico, riducendo la discarica, ma sapendo che non si può riciclare tutto e serve un mix ragionevole di riciclaggio e incenerimento, come in tutti i Paesi avanzati.

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