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I 5 milioni di immigrati di cui l'Inps non può fare a meno

Yassir Nasrallah, ex giocatore di hockey su prato, nato in provincia di Padova, diventato cittadino italiano nel 2014

La previsione demografica dell'Istat: "Tra cinquant'anni un terzo della popolazione italiana sarà di origine straniera". Ritratto dei nati all'estero che risiedono in Italia (e senza i quali in futuro rinunceremmo a 73 miliardi di entrate contributive). Dal Dossier statistico Idos 2017

Il flusso migratorio in Italia è un rubinetto che non si può chiudere. Scorre inarrestabile. Da una parte c'è la moltitudine che espatria, quei 5.359.000 di italiani che abitano all'estero e che potrebbero essere presto raggiunti da molti altri: secondo una indagine di Gallup un terzo di chi risiede nel nostro Paese vorrebbe andarsene. Dall'altra ci sono i tanti stranieri che arrivano e che mettono radici: 5.047.028.  Nel nostro paese oltre il 9 per cento delle imprese sono gestite da un immigrato e il 25 per cento dei contratti di lavoro nel 2016 sono stati stipulati con una persona nata all'estero. Gli immigrati sono l'8 per cento della popolazione, influiscono sulle nascite per un sesto e portano alle nostre casse 2 miliardi di euro all'anno. Tutti questi dati arrivano dal Dossier statistico immigrazione 2017 Idos, presentato a Roma, al teatro Don Orione, il 26 ottobre 2017.  "Siamo davanti a un dinamismo  eccezionale, rispetto al quale le nostre politiche non reggono assolutamente il passo. I ponti levatoi sono inutili in una società come la nostra così internazionalizzata". Il commento è del presidente del Centro studi Idos Franco Pittau, che aggiunge: "La nostra situazione pensionistica è una sedia sgangherata a cui bisogna riparare le gambe. Secondo le previsioni del presidenten dell'Inps Tito Boeri, senza immigrati nei prossimi 22 anni, l'Italia rinuncerebbe a 73 miliardi di entrate contributive, con una perdita netta di 38 miliardi di euro.

FOTOGRAIA DEGLI IMMIGRATI
Chi sono. 
Sono quasi 200 le nazionalità degli stranieri residenti in Italia. I cittadini comunitari sono il 30,5 per cento (1.537.223, di cui 1.168.552 romeni, che hanno in Italia il loro maggiore insediamento), mentre 1,1 milioni provengono dall’Europa non comunitaria. Africani e asiatici sono, rispettivamente, poco più di 1 milione. Solo 13 paesi hanno più di 100.000 residenti: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, India, Moldavia, Bangladesh, Egitto, Pakistan, Sri Lanka e Senegal.

Le prime cinque collettività

Non c'è nessuna invasione Islam. Dai primi anni del 2000 persiste la netta prevalenza dei cristiani (53 per cento), tra i quali gli ortodossi sono i più numerosi, seguiti dai cattolici e dai protestanti (rispettivamente circa 1,5 milioni, quasi 1 milione e più di 250mila tra protestanti e altre comunità cristiane). La rilevante incidenza dei musulmani, pari a un terzo dell'intera presenza straniera (1,6 milioni di persone), "non giustifica il timore di un'invasione e l'atteggiamento contro l'islam", si legge nel Dossier.

I flussi. Tra il 2007 e il 2016 la popolazione straniera residente in Italia è aumentata di 2.023.317 unità e nel solo 2016 sono state 262.929 le persone registrate in provenienza dall’estero. Il maggior numero di visti è stato rilasciato per motivi familiari (49.013), studio (44.114), lavoro subordinato (17.611), motivi religiosi (4.066), adozione (1.640) e residenza elettiva (1.274) e, in totale, sono stati rilasciati 131.559 visti nazionali che autorizzano a una permanenza superiore ai 3 mesi. Gli arrivi in Italia via mare sono passati dai 153.842 del 2015 ai 181.436 del 2016 (+17,9 per cento) e le richieste d’asilo, secondo Eurostat, da 84.085 a 122.960 (+46,2 per cento). L’Italia si colloca a livello mondiale subito dopo la Germania, gli Stati Uniti, la Turchia e il Sudafrica per domande d’asilo ricevute (Unhcr). In particolare tra gli sbarcati, i minori non accompagnati sono stati 25.843, mentre sono 6.561 quelli che, censiti, si sono poi resi irreperibili.

Boom di cittadinanze. Mentre la legge sullo ius soli è bloccata in Parlamento, nel nostro Paese crescono le acquisizioni di cittadinanza di chi vive in Italia da più di 10 anni. Se nel 2006 le cittadinanze ottenute sono state appena 35.266, dieci anni dopo, nel 2016 sono state 201.591.

Dove vivono? La prima regione per numero di immigrati è la Lombardia, la seconda il Lazio. Tra le grandi città la prima è Roma, seguita da Milano. Se nelle metropoli c'è una concentrazioni delle collettività in alcune aree, anche a livello regionale ci sono alcune comunità che scelgono di vivere in una determinato luogo. Per esempio in Veneto, il 69 per cento dei serbi abita a Vicenza, il 66 per cento degli srilankesi vive a Verona, il 47 per cento dei bangladesi nella provincia di Venezia, il 40 per centro dei filippini a Padova.  A livello provinciale, colpisce il dato di Prato con un'incidenza del 16,6 per cento, in pratica un abitante straniero ogni sei. La percentuale scende al 14 per cento a Piacenza, al 13,9 per cento a Milano e si attesta tra il 12 e il 13 a Modena, Firenze, Brescia, Roma, Mantova, Reggio Emilia, Ravenna e Bologna.

Distribuzione territoriale in percentuale

I nuovi nati. Gli immigrati sono in media più giovani di dieci anni rispetto agli italiani e fanno più figli. A Milano e a Roma si contano circa 500 nuovi nati al mese hanno genitori stranieri" L'ulteriore rinvio della riforma della legge 81/1992 sulla cittadinanza risulta ancora più inescusabile - scrivono i curatori del Dossier - se si tiene conto dell'elevata quota di giovani stranieri nati in Italia". Secondo le previsioni demografiche dell'Istat, nel 2065 potrebbero essere 14,1 milioni i residenti stranieri e 7,6 milioni i cittadini italiani di origine straniera: nell'insieme, dunque, più di un terzo della popolazione.

I DATI SUL LAVORO
Gli occupati con cittadinanza straniera sono il 10,5 per cento del totale. I due terzi lavorano nei servizi, il 27 per cento nell’industria, il 6 per cento nel settore agricolo. Il tasso di occupazione è leggermente risalito (59,5 per cento  per cento) e, seppure più basso rispetto al passato, supera di due punti percentuali quello degli italiani. Le donne sono il 44,8 per cento degli occupati stranieri (incidenza in calo). Gli immigrati per oltre i due terzi svolgono professioni non qualificate o operaie, solo il 6,7 per cento svolge una professione qualificata. Guadagnano in media 999 euro netti mensili, il 27,2 per cento in meno rispetto alla paga degli italiani.

Occupati stranieri per settore 

Le imprese. Fra gli stranieri aumenta il numero di chi si lancia nell'imprenditoria Alla fine del 2016 sono 571.255 le aziende a gestione immigrata (+3,7 per cento in un anno rispetto a -0,1 per cento delle imprese gestite da italiani). L’incidenza sul totale sfiora il 10 per cento, ma sale al 16,8 per cento tra le nuove imprese. Aprono aziende soprattutto marocchini, cinesi, romeni e albanesi.

Costi e benefici. Nel 2015 gli occupati stranieri hanno prodotto una ricchezza di 127 miliardi di euro, vale a dire l'8,8 per cento del Pil, ed hanno dichiarato in media redditi di 11.752 euro annui a testa, pari a un totale di 27,3 miliardi di euro. Hanno inoltre versato Irpef per 3,2 miliardi, in media 2.265 euro a testa (gli italiani 5.178). "Continua così a essere notevole - si legge nel Dossier Idos - il beneficio finanziario assicurato dagli immigrati ai conti pubblici, compreso tra 2,1 e 2,8 miliardi di euro a seconda del metodo di calcolo".  Inoltre, il 73 per cento degli immigrati adulti residenti in Italia ha aperto un conto in banca o alle Poste e ricorre sempre più a forme creditizie e assicurative.

La storia di Yassir, simbolo dello ius soli sportivo

Yassir: "La mia storia 4 anni dopo"



In Italia - ricorda il dossier - c'è una legge sullo ius soli sportivo (legge n. 12/2016), che consente ai minori stranieri regolarmente residenti in Italia almeno dal compimento del decimo anno di età di tesserarsi presso ogni federazione sportiva secondo le stesse procedure previste per i cittadini italiani. Un passo indietro: la prima federazione ad aver adottao lo ius soli sportivo è stata quella dell'hockey sul prato. Succedeva nell'ottobre 2013. I giornali al tempo ne hanno parlato riportando il volto dell'allora 17enne Yassir Nasrallah, centrocampista nell’Hc Rovigo. Yassir, nato a Merlara in provincia di Padova da genitori marocchini, a quattro anni di distanza lo racconta con grande soddisfazione:  "Per me è stato un onore rappresentare lo ius soli sportivo. Me la cavavo ad hockey, è stato bello poter giocare, così come per gli altri miei compagni stranieri. E' stato bellissimo essere finalmente considerato "italiano". La cittadinanza italiana, quella vera, Yassir l'ha ottenuta al compimento della maggiore età, così come previsto dalla legge italiana per chi nasce e cresce nel nostro paese. "La cittadinanza - dice il ragazzo nel suo accento veneto - è stato un traguardo. Non dovevo più rinnovare il permesso, non avevo più problemi con l'espatrio. Io mi seno tranquillo ora che sono cittadino italiano".  Yassir è perito elettronico e fa l'operaio a Urbana per una fabbrica di metalmeccanica. "Ho due fratelli. Mio padre è morto 15 anni fa, faceva il falegname. Vivo con mia madre che è casalinga e che ancora aspetta di diventare italiana: ha compilato moduli, ma ancora niente". Alla domanda su cosa pensa dello ius soli, Yassir risponde senza esitazioni: "Io mi sento italiano, lei che mi sente parlare cosa pensa? Sono nato a Merlara, la mia casa è questa, la mia patria è questa. Non rinnego le mie origini, ma io appartengo a questa cultura. Il Marocco è un posto dove vado in vacanza. Essere italiani non è un vincolo di sangue. Chi, come me, è cresciuto qui, ha la patria qui. Lo ius soli è un giusto diritto".