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Referendum, l’autonomia parla veneto e lancia Zaia

Il governatore stravince la sfida del quorum e l'affluenza si attesta al 60%. Attacco hacker nella notte frena i risultati. Più scettici gli elettori di Maroni, in Lombardia vota circa il 40% degli aventi diritto. Il "Sì" oltre il 90 per cento

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ROMA. Veneti entusiasti, lombardi scettici. Ma per i dati definitivi bisognerà attendere per un attacco hacker. «Avrei preferito uscire con un dato definitivo, abbiamo tre livelli di sicurezza , gli hacker ne hanno superati due: in questo momento siamo bloccati, telefoniamo a ogni comune», spiega Luca Zaia dopo le 23,30, quando arriva nella sede della Regione. La nuova era della trattativa Stato-Regioni parte con spinte diverse. In Veneto è stato superato e alla grande (alla fine saremo secondo Youtrend sopra il 60%) il quorum previsto per il referendum per l’autonomia mentre in Lombardia, dove non c’è quorum, la percentuale del votanti potrebbe fermarsi intorno al 35,38%, ma per youtrend potrebbe arrivare al 41%. Con Milano fanalino di coda dell’autonomismo e Bergamo in testa alla classifica. Ma qui anche il sindaco Pd Giorgio Gori, probabile candidato alla Regione del centrosinistra, ha fatto attivamente campagna per il Sì. E infatti in serata attacca. «Uno dei due governatori ha un gruzzolo di voti da portare in trattativa, l’altro no: Maroni porta meno dei voti con cui è stato eletto», dice Gori.

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«Mi aspetto che i cittadini lombardi e veneti capiscano che questa è una un’occasione storica e straordinaria e accettino la sfida che abbiamo lanciato, consentendo a me e a Zaia di trattare maggiori competenze e risorse», ha detto Maroni nel suo seggio elettorale, a Lozza, comune attaccato a Varese. Il Pd ha avuto un atteggiamento ambivalente sul referendum. Se Gori, ma anche il sindaco di Milano, Beppe Sala che pure non ha votato perché a Parigi, si sono schierati per il Sì, Maurizio Martina ieri mattina ha dettato da Twitter la linea: «Astensione consapevole al referendum della Lombardia perché si è sprecato tempo e denaro per un referendum inutile». Abbastanza defilato anche Matteo Salvini. «Se alcuni milioni di persone ci danno il mandato noi da subito trattiamo con il governo centrale , io sarei andato a votare chiunque lo avesse proposto», ha aggiunto Salvini. Ma a pochi mesi dalle elezioni i referendum delle due regioni guidate da leghisti possono essere un problema per il leader del Carroccio che si presenta come leader di un partito nazionale. In più il successo è indiscutibilmente targato Zaia. L’ex ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi esce decisamente rafforzato dalla consultazione autonomista. E chissà, potrebbe essere proprio lui l’uomo capace di mettere insieme Berlusconi, Salvini e Giorgia Meloni.

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