Quotidiani locali

Diete fallite. Lo psicologo: "Ripartiamo dalle emozioni"

Abbuffate clandestine e poi digiuni di un giorno intero per punirsi. I disturbi del comportamento alimentare si possono manifestare in diversi modi ma hanno in comune una matrice emotiva. Lo psicologo e psicoterapeuta Enrico Maria Bellucci: "Hanno una matrice comune che è un problema relazionale-emotivo. In terapia si lavora su questo"

Non sedersi mai per mangiare. Consumare un pacco intero di biscotti ogni sera dopo cena. Separare gli ingredienti e poi abbandonare il piatto ordinato al ristorante. Collezionare una lunga serie di diete fallite. Ad anoressia e bulimia, più conosciute, si affianca una serie di altri disturbi del comportamento alimentare, meno palesi ma altrettanto invalidanti. “La relazione disfunzionale con il cibo non può mai essere slegata da fattori emotivi – dice Enrico Maria Bellucci, psicologo e psicoterapeuta -. Solo quando diventiamo consapevoli della natura emotiva di una dipendenza possiamo superarla, solo quando la chiamiamo con il suo nome si scioglie”.

Quali sono i casi più frequenti di disturbo alimentare?
"Quelli di chi, in seguito a eventi stressanti o che portano delusione, tristezza e sofferenza, cerca di colmare o placare l’emozione abbuffandosi. Il cibo rappresenta la via d’uscita più semplice. Rispetto ad altre dipendenze, alcol, droga, sigarette, è la più sdoganata. Ma anche la più subdola perché difficile da identificare. Il fatto che il cibo sia associato in Italia a qualcosa di positivo può far rimandare la decisione di andare da uno specialista. Si può sviluppare una dipendenza oppure una relazione malsana con il cibo".

Ci può riportare qualche esempio?
"C’è chi vive con i genitori separati in casa e dopo ogni cena mangia un pacco intero di biscotti per poi vomitare. Sfoga in un disturbo del comportamento alimentare la reazione emotiva alla “guerriglia” familiare. Ci sono uomini con lavori di responsabilità che uscendo tardi dall’ufficio passano al supermercato per acquistare junk food. Mentre lo consumano si giudicano non solo perché sgarrano ma perché lo fanno con qualcosa che a loro non piace. Come fosse un modo per punirsi. C’è chi di giorno segue una dieta ferrea e di notte si alza, svuota il frigo per poi tornare a dormire. Chi al ristorante spizzica il piatto che ha scelto, separando gli ingredienti distruggendo e poi abbandonando ciò che ha ordinato. Chi durante una cena mette il cibo in bocca e poi senza farsi vedere sputa i bocconi in un fazzoletto di carta che chiude in borsa. Poi butta tutto. Se colto in fallo, nega. Si tratta di disturbi del comportamento alimentare".

Da cosa possono derivare?
"Come le meduse sono fatte al 99% di acqua, così noi siamo fatti al 99% di relazioni. La relazione è con tutto ciò che percepiamo con i sensi: non solo gli altri, anche il clima, gli odori, i sapori, il tatto. Una delle prime relazioni nelle quali ci imbattiamo fin prima di nascere è quella con il nutrimento. Il cibo rappresenta la relazione primaria con nostra madre, con la vita. Crescendo poi diventa una presenza costante, un amico o un nemico a seconda del tipo di relazione che riusciamo ad instaurare con lui. Ora, se noi siamo le relazioni che abbiamo, qualsiasi dipendenza è il tentativo maldestro di riempire un vuoto relazionale affettivo con qualcos’altro. Ha una matrice comune che è un problema relazionale-emotivo. In terapia si lavora non sulla dipendenza ma su questo cuore emotivo".

Ma da cosa può scattare?
"In ogni storia c'è una relazione che può dare il via a una dipendenza. Può essere il rapporto con la madre, la relazione conflittuale tra i genitori, una famiglia che induce ansia da prestazione, l'incapacità di affrontare una difficoltà momentanea di un figlio."

Quali segnali cogliere per capire che abbiamo un problema con il cibo?
"Ognuno di noi sa nell’intimo che rapporto ha con il cibo. Uno dei segnali da cogliere è la presenza di una lunga storia di diete fallite, legata a un rapporto di amore-odio con il cibo. Genera quella che si chiama un' “impotenza acquisita”, vale a dire lo sviluppo di un basso livello di auto-efficacia. Si è sconfitti in partenza.  Altri segnali sono mangiare di notte come se la notte non esistesse, come se si fosse in un sogno; spizzicare tutto il giorno e non mangiare mai; non sedersi mai a tavola. Sottoporsi a digiuni forzati, anche di un giorno, dopo uno sgarro che ci ha fatto sentire in colpa. Più in generale associare il senso di colpa al cibo o emozioni come ansia e angoscia. C’è anche chi ha la fobia del carboidrato, non riesce a mangiare un piatto di pasta neanche su indicazione del nutrizionista, ci vede concentrato il male del mondo.  A volte non siamo noi a cogliere i segnali ma le persone che ci stanno attorno."

Come capire quando la situazione è grave?
"La gravità dei disturbi è data da quanto il nostro comportamento con il cibo va ad influenzare la qualità delle nostre relazioni nei vari ambiti della nostra vita, lavoro, amicizia, famiglia. Nel caso si soffra di anoressia e bulimia occorre rivolgersi a un centro specializzato".

Come affronta il problema del rapporto sbagliato con il cibo?
"Mi faccio raccontare la storia del paziente, non solo alimentare, anche personale. Spiego che la relazione disfunzionale con il cibo non può mai essere slegata da fattori emotivi. Nella maggior parte dei casi intervenire solo e per l’ennesima volta sulla dieta significa lavorare sulla superficie dunque andare incontro all’ennesimo fallimento.

L’intervento è personalizzato ma ci sono tecniche ricorrenti?
"Utilizzo tecniche come la Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), un metodo psico-terapico interattivo e standardizzato che agevola il trattamento di diversi disturbi legati a eventi traumatici o a esperienze più quotidiane ma emotivamente stressanti. Uso anche tecniche per la riduzione dell’ansia come il training autogeno, la mindfulness, il respiro circolare. Parallelamente si sviluppa con il nutrizionista un percorso di rieducazione alimentare fatto di piccoli step. La parola chiave di questo approccio è consapevolezza."

Quanti lamentano il bisogno di una dieta e invece poi iniziano a fare un percorso su se stessi per capire perché hanno un problema con il cibo?
"Nella maggior parte dei casi chi ha molte storie

di fallimenti di dieta quando comincia un percorso su se stessi lo continua. Capiscono che c’è un mondo dietro, il cibo passa in secondo piano."

 

 

 


 


 

 

 

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista