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L'incognita autonomia sul nuovo capo politico

Nessuna sorpresa: Luigi Di Maio è il candidato premier del M5S. Di più: l’attuale vice-presidente della Camera è il «designando capo della forza politica che depositerà il programma elettorale sotto il simbolo del M5S»

Nessuna sorpresa: Luigi Di Maio è il candidato premier del M5S. Di più: l’attuale vice-presidente della Camera è, da ieri sera, il «designando capo della forza politica che depositerà il programma elettorale sotto il simbolo del M5S». Esaurite le (non)notizie che giungono da Rimini, dove è in corso la (non)festa-di-partito del MoVimento, resta da capire quale sia il vero significato dei “titoli” appena elencati.

Italia 5 Stelle, Di Maio: ''Il nostro ruolo è cambiare il Paese non il M5S'' ''Io sono cosciente del ruolo che mi è stato affidato: non ho il compito di cambiare il M5S, ho il compito di cambiare il Paese''. Così, Luigi Di Maio, dal palco della kermesse Italia 5 Stelle, nel corso del suo primo discorso da candidato premier le Movimento 5 Stelle. - H24


È noto, anzitutto, che l’assetto istituzionale italiano non prevede l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Anche se già dal 2005, con il famigerato Porcellum, le leggi elettorali tentano di bypassare la Costituzione, chiedendo a partiti (e coalizioni) di indicare il proprio “capo”: quindi, il candidato a Palazzo Chigi. Alle Politiche del 2013, il Movimento consegnò il nome di Beppe Grillo. Si trattava della soluzione più naturale. Anzi, dell’unica possibile, visto che il Movimento non disponeva di altre figure note e riconoscibili.

Italia 5 Stelle, Grillo: ''Non esco dal Movimento, è nel mio Dna'' ''Questo movimento è un detonatore, non fatevelo scappare, io ci sarò, non ne posso uscire, perché ce l'ho nel Dna''. Così Beppe Grillo, nel corso del suo intervento sul palco di Italia 5 Stelle, dopo l'annuncio del nuovo candidato premier Di Maio. ''Ora c'è Luigi, che tratterà con gli imperatori del Giappone, se vincerà. Parlerà con un sacco di persone importanti, bisognerà stargli vicino, creare uno staff meraviglioso''.- H24


Oggi le cose sono molto cambiate. Il M5S guida i sondaggi, con percentuali che si avvicinano al 30%. E Di Maio è la “stella” del nuovo ceto parlamentare: il preferito dalla base. Naturalmente, c’è un che di paradossale, per un movimento che continua a descriversi come anti-gerarchico e leaderless, nella scelta di identificarsi con un solo volto. Proprio in questa fase: ora che la regole elettorali – sia quelle in vigore, sia quelle in discussione – escludono, di fatto, la “necessità” di un candidato premier. Il cui nome, con ogni probabilità, potrà essere deciso solo da un accordo tra partiti: dopo il voto. Naturalmente, il M5S non è il solo a cadere in questa contraddizione: basti pensare ai cartelli “Salvini Premier” che tappezzavano il palco di Pontida.

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È comprensibile d’altra parte che, in uno scenario così fluido, i partiti tentino di forzare la mano e anticipare i tempi. Nel caso della Lega, si tratta di “mettere le cose in chiaro” con i potenziali alleati di centro-destra. Nel caso dei 5Stelle, tale scelta risponde alla volontà di esibire le proprie credenziali di governo, anche a costo di accelerare il percorso di normalizzazione/istituzionalizzazione del Movimento. Per non essere più percepiti come una forza di (mera) protesta: mostrare di avere “messo il capo a partito”.

Ma la scelta di un capo - con un profilo politico a tutto tondo - ha però anche altre spiegazioni. Quella di proiettare una immagine di unità e, al contempo, sedare le divisioni interne: nel Parlamento attuale, e soprattutto in quello futuro, quando molti “eletti” vedranno approssimarsi la tagliola del secondo mandato. Che (in teoria) dovrebbe valere anche per Di Maio. Per ora, il M5S continua a negare il pluralismo interno: niente programmi alternativi, nella corsa per le “primarie”; niente avversari (credibili) per il candidato unico.

Ma il «designando capo della forza politica che depositerà il programma elettorale» - ed è proprio il caso di soffermarsi, parola per parola, sulle formule utilizzate nei documenti pentastellati – sarà davvero in grado di esercitare le significative prerogative che il nuovo statuto assegna al Capo politico del M5S? Sarà davvero in grado, il giovane parlamentare campano, di sostituire il capo-comico, sui palchi della campagna elettorale?

Ancor prima, in che modo prenderà forma (e sostanza) il suo ruolo, nell’intricato sistema di scatole cinesi che costituisce il partito personale-aziendale forgiato da Grillo e Casaleggio senior? Verificheremo nei prossimi mesi (giorni) in che misura il nuovo capo disporrà di effettivo potere e margini di autonomia. Se dovrà chinare il capo di fronte ai diktat della Casaleggio associati. O se, alle prime difficoltà, come già successo in passato, Grillo tornerà in campo: costringendo il M5S ricominciare da(c)capo.

In ogni caso si aggiunge da oggi un nuovo grado di complessità, in una architettura organizzativa in continuo movimento. Ma sempre tornata, almeno finora, al punto di partenza. Punto e a capo?

@fabord

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