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Un cambio di approccio per limitare i danni

Il commento  

In scena a Firenze un nuovo capitolo del melodrammatico divorzio più intrigato e costoso della storia, la Brexit. La città dei Medici, del Rinascimento e dalla bellezza eterna, è la location scelta dalla premier britannica Theresa May, accompagnata dai principali ministri, per annunciare importanti sviluppi sul processo di distacco tra Londra e Bruxelles. Con i negoziati fermi da settimane a un punto morto, l’attenzione è tutta rivolta alle parole che pronuncerà.

Per molti la scelta simbolica di Firenze è un segnale incoraggiante, che potrebbe preludere a un nuovo costruttivo rapporto tra le due coste della Manica: mutuato dal modello elvetico. Una opportunità per May, in quello che potrebbe diventare il discorso più importante della sua carriera politica. Lontano dalle stanze di Westminster, dove c’è chi trama per spodestarla, a partire dall’ambizioso e sodale di partito Boris Johnson.

Prima del referendum sulla Brexit, Johnson era considerato un politico conservatore un po’ mieloso, molto ampolloso e dai tratti carismatici. Aveva governato il municipio di Londra per sette anni. Inaspettatamente, il 21 febbraio 2016 l’ex sindaco esce dal coro, si sgancia dal leader Cameron, pronunciandosi in favore dell’uscita dall’Ue. Rompendo con la dirigenza del partito e trasformandosi in elemento di instabilità interna, si incomincia a parlare di una sua potenziale candidatura alternativa.

La vittoria nel referendum e l’indice di popolarità lo indicano come probabile inquilino di Downing street, ma sarà proprio il partito conservatore a impedire il trasloco, giocando la carta di Theresa May. Che forte di incoraggianti sondaggi pensò di sfruttare l’onda di consenso e indire nuovi elezioni. Un errore grave per l’erede della Thatcher. Alla fine l’agognato trionfo si trasformerà in una disfatta pesante. Ridimensionata dalle elezioni politiche di giugno la May riesce, tuttavia, a formare un esecutivo con il determinante sostegno degli unionisti nord-irlandesi. Offrendo a Johnson una delle caselle di maggior prestigio, il ministero degli Esteri. Ruolo che tuttavia va stretto all’esuberanza del politico dalla bionda chioma.

Il lord inglese, nel bel mezzo di una fase di negoziazione complessa tra l’inflessibilità e le perplessità di Bruxelles, lancia l’ennesimo strappo. Anticipando l’atteso discorso della May a Firenze, ha preso carta e penna, scritto nero su bianco che non intende prendere assolutamente in considerazione la possibilità che al divorzio segua un periodo di transizione. Rimarcando la necessità di non deviare dal percorso di una hard Brexit. Ragiona più da futuro premier che da gregario. Disobbediente, rispolvera la tiritera stantia sulla cifra che ogni settimana la Gran Bretagna versa alle casse dell’Ue e che invece potrebbe essere spesa per “salvare” dal collasso la sanità pubblica. Gli piovono critiche ma anche plausi incoraggianti. “Boris è Boris” commenta con una vena di humour la May.

Ma la frattura è profonda. Lui, la versione british di Trump, ha marcato la presa di distanze dal governo ( “un nido di uccelli canterini”) e da un accordo che tende, con il passare delle ore, al “dolce” (sweet). Quella del capo del Foreign Office è una ostentata dichiarazione di guerra al partito, la cui maggioranza non vorrebbe destabilizzare la May. Intravedendo il rischio di aprire una voragine con l’opinione pubblica britannica e permettere il facile successo di Jeremy Corbyn. Il leader laburista che sale nei sondaggi e sopratutto spopola tra i giovani. Diventato nel frattempo strenue difensore della causa di una conciliazione morbida con l’Unione Europea.

Il futuro della May, del governo, delle riforme, dei riflessi economici e doganali, del diritto di cittadinanza per milioni di europei che risiedono in UK, sono legati all’esito della trattativa

sulla Brexit. Se la May ha pensato di cambiare approccio, per limitare i danni, dovrà fare a meno di cercare una sponda in Johnson. La ribellione tra i Tories è entrata nel vivo. E il “vecchio socialista” Corbyn è sempre più una star.

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