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Eurobasket, ostacolo Serbia per l’Italia. Messina: «Non faremo come la Juve col Real»

Il ct avverte: «Sono due i pericoli, Bogdanovic e Marjanovic». Azzurri con il segno del lutto sulle maglie per i morti di Livorno

Il presidente Gianni Petrucci tocca ferro per vedere medaglia: «Non succede da 13 anni». Coach Ettore Messina bussa sul peltro della coppa, quella finita della bacheca del Real Madrid: «Se pensiamo di giocare a viso aperto perdiamo come ha fatto la Juventus in Champions League». Perché l’argento della Serbia alle ultime Olimpiadi è l’unico metallo che davvero conta stasera, nella sfida che indicherà l’ultimo nome sul tabellone dei quarti di finale di Eurobasket 2017: è una questione di rispetto nel confronti della scuola slava, quella che ci ha fatto sempre penare fin da quando era solo Jugoslavia e i solisti si chiamavano Kresimir Cosic o Drazen Dalipagic. Adesso che l’Italia si dibatte in una crisi senza fine che dura dai Giochi di Atene del 2004, è paradossalmente ancora peggio: lo scorso anno gli azzurri hanno sbattuto contro la Croazia nel preolimpico di Rio; nel 2015 con Simone Pianigiani in panchina e (anche) Danilo Gallinari in campo siamo andati a lezione proprio dai serbi (-19) nell’eurogirone di qualificazione, due stagioni prima ancora peggio, per un ko che nella finalina per il settimo posto ci costò il “passaporto” per i Mondiali 2014, concesso dagli Europei in terra di Slovenia, altro “rimasuglio” degli Jugoplavi capace di andarci di traverso prima del deludente verdetto finale.

La Serbia di oggi è diversa, si dirà. Nel senso che, rispetto alla nazionale che ha stupito alle spalle degli Usa ha perso otto dei 12 uomini finiti sul podio di Rio, soprattutto il direttore d’orchestra Milos Teodosic, point guard che ha deciso di accettare un contratto Nba con i Clippers dopo dieci anni al top in Europa con Olympiakos e Cska Mosca. «Problemi cronici a un ginocchio», recitava il comunicato emesso dalla federbasket di Belgrado a fine agosto. Prima c’era stato il forfait dell’ex pro Miroslav Raduljica, centro che abbiamo visto all’opera a Milano, mentre Nemania Bjelica, dopo l’ingaggio dei Minnesota T’wolves è ormai un habitué dell’assenza giustificata.

Non ci sono neppure Nikola Jokic (Dever Nuggets) e Nikola Milutinov (ora con i San Antonio Spurs), resta invece fondamentalmente Bogdan Bogdanovic, fresco di accordo con i Sacramento Kings e leader del Fenerbahçe campione d’Europa con Gigi Datome. È lui il leader di una squadra che Sale Djordjevic “amministra” dalla panchina con quel realismo cestistico coltivato anche sui parquet italiani negli Anni Novanta, con Olimpia e Fortitudo, per esempio, assieme al presidente federale Sasha Danilovic, anima della Virtus con Messina al timone.

Sì, proprio Messina che oggi avverte: «La Serbia ha due giocatori, oltre a Bogdanovic (19,3 di media a Eurobasket, ndr) c’è anche Boban Marjanovic che può spostare pesantemente gli equilibri», spiega riferendosi ai 222 centimetri del “pivottone” dei Detroit Pistons che ha allenato a San Antonio e che al torneo dell’Acropoli ha già fatto sudare gli azzurri, privi di un vero e proprio big man, come direbbero gli americani. «Dovremo stare con i piedi per terra ed essere accorti – aggiunge il ct –. Trovare gli spazi giusti e muovere bene la palla saranno due aspetti fondamentali nell’arco dei 40’». Siamo appesi alle triple di Marco Belinelli (23/45, 17,8 punti per gara), Datome (16/37) e anche Ariel Filloy (12/29). «Se fossimo
ai playoff darei la Serbia per favorita. In una gara secca invece non si sa mai». E chi passa in semifinale affronta la vincente di Grecia-Russia.

Gli azzurri saranno in campo con la maglia listata a lutto per i morti dell’alluvione di Livorno.

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