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Sisma a Ischia, la bellezza sfregiata da emergenze continue

Una scossa di terremoto è imprevedibile. Non c’è scienziato né tecnologia, per quanto evoluta, in grado di indicare quando si sprigionerà la furia distruttrice dell’ora X.

Lo abbiamo imparato tragedia dopo tragedia, lutti su lutti. Polemiche su polemiche. Non è questo però il giorno delle recriminazioni. Sull’isola d’Ischia ferita a morte si è levato un improvviso raggio di luce con il salvataggio dei tre fratellini intrappolati sotto le macerie: Ciro, Mattias, Pasquale, 11 e 7 anni i primi due, appena sette mesi il terzo. La macchina dei soccorsi ha funzionato regalando commozione ai tanti italiani, troppi, sfiduciati e ostili verso tutto ciò che ha le sembianze degli apparati dello Stato. I terremoti, è vero, non si prevedono. Ma è prevedibile la capacità di tenuta dei fabbricati pubblici e privati in caso di scosse improvvise. La nostra penisola è terra ballerina, lo impariamo sin dai banchi delle elementari. Nelle sequenze storiche e nelle relative mappe sismiche c’è già scritto tutto. Ischia, con l’area intorno al Vesuvio e ai Campi Flegrei, è considerata ad alto rischio.

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Il monte Epomeo, che disegna il profilo dell’isola, è la cima di un vulcano. Addormentato, meno pericoloso del più famoso Vesuvio, ma pur sempre un vulcano. L’ultima eruzione documentata risale a 700 anni fa. Ed è datato 1883 il sisma che rase al suolo Casamicciola, la stessa località colpita lunedì sera. In quell’evento morirono sull’isola 2.313 persone, tra cui i genitori e la sorellina più piccola del filosofo Benedetto Croce, allora adolescente. “Qui succede Casamicciola”, espressione entrata nel linguaggio popolare sta a indicare l’incombere di un disastro. Insomma la memoria dovrebbe insegnarci qualcosa, ma la rimozione collettiva è totale. Continuiamo a ignorare il pericolo concentrato sopra, non sotto i nostri piedi. La classificazione delle aree sismiche come di quelle vulcaniche è ampia e completa.

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Scossa di terremoto a Ischia: due morti, 42 feriti

Una scossa di magnitudo 4.0 ha colpito l'isola e la costa flegrea alle 20.57 di lunedì. A Casamicciola e Forio numerose persone sotto le macerie. Evacuato l'ospedale. Panico tra i turisti e i residenti, numerosi crolli  



Sappiamo tutto della nostra terra. Fingiamo però di non conoscere la scarsa qualità dei materiali con cui sono costruiti case private ed edifici pubblici. L’altra sera sono venute giù la chiesa ricostruita alla fine dell’800 e palazzine del boom turistico. Abusive o meno, lo diranno le indagini successive. Ma non c’è bisogno degli 007 per scoprire come una parte consistente del patrimonio abitativo di Ischia sia frutto della violazione sistematica delle regole: sono circa 20mila le pratiche pendenti riferite al penultimo condono edilizio. Bellezza della natura, lusso vacanziero, speculazione affaristica. Ischia tuttavia non è un’eccezione. Il consumo indiscriminato del territorio insieme a un’edilizia senza qualità accomuna quasi tutto il Belpaese. Ancora una volta lascia sgomenti sapere come gli edifici pubblici destinati al soccorso e al coordinamento dei primi aiuti si rivelino maledettamente vulnerabili. L’ospedale di Lacco Ameno, l’unico di tutta l’isola, è stato evacuato fino a notte fonda, malati e feriti trasferiti a Napoli con gli elicotteri.

Un anno fa ad Amatrice venne giù la scuola e ad Accumoli tutti gli edifici pubblici si rivelarono inagibili. All’Aquila nel 2009 il moderno ospedale e l’ottocentesco palazzo della Prefettura divennero i simboli di un potere sfaldato sotto il peso della propria inconsistenza.

Per una beffarda coincidenza “Casa Italia”, la struttura di missione che fa capo alla presidenza del Consiglio, ha reso noto lunedì il suo rapporto sugli investimenti necessari per mettere in sicurezza una parte del Paese. Il costo degli interventi antisismici è stimato in 36,8 miliardi. Ieri sera al Tg3 il ministro delle infrastrutture Delrio ha invitato gli italiani ad accelerare le richieste di accesso ai fondi destinati al miglioramento della sicurezza delle case private. Il bonus antisisma è una novità, con possibilità di sgravi fiscali, previsto nella legge di stabilità ma poco conosciuto e ancor meno utilizzato. Un primo passo verso la prevenzione. Bene. Eppure una domanda resta: perché lo Stato non accelera innanzitutto la messa in sicurezza dei luoghi deputati a operare in caso di disastri: scuole, ospedali, uffici di pronto intervento? Che la cultura dell’emergenza sia radicata proprio in chi dovrebbe domarla?

@VicinanzaL

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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