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Barcellona, la rete dei "ragazzi della jihad" di Ripoll

Avevano tessuto la loro tela per mesi, nell’ombra, i ragazzi di Ripoll, tranquilla cittadina dei Pirenei, accumulando odio e bombole di gas butano – più di 120 con cui imbottire tre furgoni – nella casa di Alcanar saltata in aria nella notte di mercoledì 16, il giorno precede

Attacco a Barcellona, nella casa dell'imam della cellula jihadista di Ripoll Ripoll è una cittadina di 10 mila abitanti a nord di Barcellona, a pochi chilometri dal confine con la Francia. Una comunità schiva, dove si parla solo catalano e si fa campagna per il ‘sì’ al referendum sull’indipendenza della Catalogna. Da tempo qui vivono molti marocchini, una volta impiegati nel settore tessile, oggi venditori nei mercati della zona. E’ in questa comunità che l’imam del paese, Abdelbaki El Satty, sembra abbia reclutato giovani radicalizzandoli e dando vita alla cellula autrice dell’attentato di Barcellona. Siamo andati nella casa di Abdelbaki - ancora disperso, forse morto nell’esplosione della casa di Alcanar dove stava organizzando l’attacco - e abbiamo incontrato il suo coinquilino: Nordden, anche lui marocchino, 45 anni, che ha chiesto di non essere ripreso in volto. Ecco il suo raccontodi Giulia Destefanis

ROMA. Avevano tessuto la loro tela per mesi, nell’ombra, i ragazzi di Ripoll, tranquilla cittadina dei Pirenei, accumulando odio e bombole di gas butano – più di 120 con cui imbottire tre furgoni – nella casa di Alcanar saltata in aria nella notte di mercoledì 16, il giorno precedente la strage sulla Rambla. «Stavano preparando l’esplosivo per commettere uno o più attentati a Barcellona» ha confermato il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, Josep Lluis Trapero, affermando che i terroristi avevano «legami con organizzazioni in altri Paesi europei». 

Attentato a Barcellona, il grido della folla sulla Rambla: "Sono assassini, non musulmani" "Sono assassini, non musulmani". E' il grido lanciato sulla Rambla, teatro dell'attentato terroristico di matrice islamica, da alcuni cittadini musulmani residenti a BarcellonaVideo: Twitter/Julien Bahloul

Il progetto di attentato alla Sagrada Familia. Uno degli obiettivi avrebbe dovuto essere la Sagrada Familia, la chiesa simbolo della città e della cristianità opera di Antoni Gaudì, ipotesi che tuttavia gli investigatori al momento non confermano. Di certo volevano che il sangue scorresse a fiumi, a Barcellona, ma anche a Cambrils, dove il commando di cinque persone arrivato venerdì 18 a bordo di un’Audi A3 grigia, ricostruisce il quotidiano “Il Pais”, non voleva lanciare l’auto contro la folla, come il giorno prima a Barcellona, ma uccidere a coltellate il maggior numero possibile di persone. Un piano in parte fallito grazie all’intervento di una pattuglia della polizia che, dopo averli intercettati, riesce a fermarli. L’auto si capovolge, i cinque scappano e riescono a ferire sei persone (una donna viene uccisa), ma la loro azione dura poco: uno degli agenti, un ex militare, abbatte da solo quattro terroristi, mentre il quinto viene ucciso poco dopo da un collega. 

Barcellona, folla alla Sagrada Familia per la messa in onore delle vittime Affollatissima la messa per la pace celebrata oggi alla Sagrada Familia in onore delle vittime degli attentati di Barcellona e Cambrils. Presenti alla cerimonia anche i reali Felipe VI e la regina consorte Letizia Ortiz, oltre a molti rappresentanti del mondo politico. Seduti in prima fila c’erano infatti il premier spagnolo Mariano Rajoy, il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, la sindaca di Barcellona Ada Colau e il sindaco di Cambrils, Camí Mendoza. Realizzato da H24, montaggio di Valerio Argenio

Il conducente-killer ancora in fuga. Per il governo catalano la capacità di nuocere della cellula terroristica, un gruppo formato da 12 persone, è stata «neutralizzata grazie al lavoro della polizia». A confermarlo, ieri, è stato il ministro dell’Interno catalano Joaquim Forn: tre dei componenti della cosiddetta “cellula di Ripoll” sono ancora ufficialmente ricercati con una gigantesca caccia all’uomo, ma si ritiene che almeno due siano morti nell’esplosione del covo-santabarbara di Alcanar, mentre altri sei sono stati uccisi e quattro sono in carcere. Uno solo non è ancora stato localizzato, Younes Abouyaakoub, 22 anni, ritenuto il conducente-killer del furgone lanciato contro i turisti sulla Rambla. A distanza di 24 ore dall’annuncio del ministro dell’Interno spagnolo Juan Ignacio Zoido, che aveva annunciato la disarticolazione del gruppo, subito smentito dal collega catalano nel braccio di ferro per l’indipendenza da Madrid (il primo ottobre il referendum sulla secessione), dunque, anche le autorità catalane confermano che la compagnia guidata dall’imam Abdelbaki Es Satti, 45 anni, non ha più capacità operative. Lo stesso “religioso” sarebbe morto nel botto di Alcanar, dove sono stati trovati i resti di tre persone, e non di due come riferito inizialmente, mentre un quarto uomo, ferito, è stato arrestato.

Barcellona, Alfano: "Serve cooperazione fra intelligence, stiamo lavorando a un piano" "Stiamo lavorando a un piano di cooperazione, ne abbiamo parlato con i rappresentanti della Spagna, con i Paesi dell'altra sponda del Mediterraneo, per un' azione comune delle nostre intelligence" ha spiegato il ministro degli Esteri Angelino Alfano in visita sul luogo dell'attentato di Barcellona per rendere omaggio alle vittime uccise sulla Rambla. "Siamo qui per esprimere la nostra vicinanza alle vittime italiane e alle loro famiglie e al governo spagnolo", ha concluso Alfano. Realizzato da H24, montaggio Valerio Argenio

Si cercano complici e fiancheggiatori in tutta Europa. La polizia è mobilitata nella ricerca di Abouyaakoub, ma anche di complici e fiancheggiatori. Ieri decine di posti di blocco sono stati disposti nel nord-est della Catalogna, attorno a Ripoll, a Girona e a Manlleu, una cittadina vicino Vic, dove era stato trovato uno dei furgoni noleggiati dalla cellula e dove il ricercato era di casa. Controlli anche al confine con la Francia, a La Jonquera: un numero di telefono francese è stato trovato nell’elenco dei contatti di uno dei componenti del gruppo. Una pista conduce inoltre a Mrirt, in Marocco, dove alcuni elementi della cellula si sarebbero trovati a metà di luglio, e dove due di loro, come lo stesso Abouyaakoub, sono nati. Ieri una nuova perquisizione è stata eseguita nella moschea di Ripoll, alla ricerca di nuovi elementi su Es Satty: l’imam si sarebbe radicalizzato in carcere dopo una condanna a 4 anni per droga: in cella avrebbe avuto contatti con i terroristi condannati per la stragi dei treni del 2004 a Madrid, mentre una volta uscito, nel 2016 avrebbe soggiornato per circa tre mesi in Belgio, a Machelen, nella grande banlieu di Bruxelles nido di jihadisti. Il suo nome spunta anche nell’inchiesta sugli attacchi del 2004: una fotocopia del suo documento - secondo El Periodico - è stata trovata in casa di Mohamed Mrabet Fhasi, presunto capo della cellula di al Qaeda che reclutò l’algerino Belgacem Bellil, l’attentatore che nel 2003 a Nassiriya uccise 19 italiani e 9 iracheni. A Ripoll dal 2015, Es Satti non era però considerato un soggetto a rischio. 

Barcellona, italiano ferito: "Non posso più chiudere gli occhi: rivedo tutto quel sangue" Accetta di incontrarci nel suo ostello, a pochi passi dalla Rambla. Parla a bassa voce e scuote la testa, ancora sotto shock. Gennaro Taliercio, 33 anni, di Pozzuoli (Napoli), è uno degli italiani coinvolti nell'attentato di Barcellona. "Passeggiavo all'inizio della Rambla, è sbucato quel furgone e ci è venuto addosso. Solo all'ultimo ha girato e ha ucciso l'anziano che era vicino a me, prendendomi di striscio: è un miracolo se sono qui". Era in vacanza solo in Catalogna, qualche giorno di relax prima di tornare al lavoro, ma rientrerà in Italia prima del previsto: "Sono distrutto, non dormo la notte, non credo riuscirò a dimenticare. Ho visto troppo sangue"di Giulia Destefanis

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