Quotidiani locali

strage di barcellona

Convivere con il terrore nel nostro quotidiano

Barcellona non si ferma. Londra non si ferma. Il mondo non si ferma. Non permetteremo ai terroristi di cambiare le nostre abitudini. Affermazioni di indubbia efficacia: all’indomani dei grandi attentati inondano gli spazi comunicativi, le piazze fisiche e virtuali. Gli attori politici le rilanciano con enfasi (e spesso con finalità diverse). Esse rappresentano – dovrebbero rappresentare – un atto d’orgoglio: una risposta collettiva di fronte agli attacchi del fondamentalismo globale. Allo stesso tempo, costituiscono una sorta di esorcismo collettivo, una formula rituale: contro l’insicurezza e contro la paura. Ci rassicura e ci consola: pensare che nulla è cambiato e nulla cambierà, nelle nostre vite. Ma è davvero sensato agire, individualmente, come se il rischio terrorismo non esistesse?

Sul piano della percezione, la quota di persone che temono di essere coinvolte in attentati è molto cresciuta, negli ultimi anni. Sul piano della realtà, i numeri degli analisti tendono a smentire le nostre paure. La probabilità di essere vittima di un evento terroristico è molto, molto bassa. Molto più elevata – si ripete – la probabilità di incorrere in un incidente stradale. La comparazione non è casuale. Salire su un’auto: qualcosa che non può essere cancellato dal repertorio dei nostri gesti quotidiani; inevitabili, cui si associa un rischio “calcolato”, e quindi accettato.

Un mezzo comune viene utilizzato, sempre più, anche dai fondamentalisti per piombare sulla nostra vita, demolendo le sue (poche) certezze. Suv, furgoni, camion seminano l’inquietudine in luoghi comunemente associati al relax: un mercatino di Natale, una festa all’aperto, un sito turistico o commerciale. E se è vero che, numeri alla mano, l’incidenza delle vittime è bassa, la frequenza degli attacchi sembra crescere.

È una guerra diversa rispetto al passato. Anche se i bombardamenti sulle città, durante in grandi conflitti mondiali, avevano un tasso di imprevedibilità forse paragonabile a quello degli attentati: bisognerebbe chiedere a chi ha vissuto quell’epoca. Sicuramente, il mondo è cambiato rispetto a solo pochi anni fa. Prenderne atto a livello collettivo e istituzionale, in termini di misure di prevenzione e gestione della minaccia terrorista, è una necessità fin troppo evidente. E questo può comportare dei sacrifici, nel trade-off tra sicurezza e libertà individuali – si pensi ai controlli sulle comunicazioni private. Ma, se non vogliamo o non possiamo modificare il nostro stile di vita, anche sul piano individuale dobbiamo “mettere in conto” la presenza di nuovi rischi.

Non rinunciare alle nostre abitudini – scrive Marco Lombardi, direttore di Itstime (Centro di ricerca su terrorismo e sicurezza dell’Università Cattolica) – «non può essere un rigido mantra, ma la conseguenza di una valutazione consapevole». E competente. Nel nuovo scenario globale, è necessario, ancor più di prima, tenere alta la guardia, anche in situazioni che – magari sbagliando – consideravamo sicure. Sapere che alcuni luoghi, alcuni comportamenti, alcuni momenti aumentano l’esposizione al rischio. Essere informati sulle misure da adottare in caso di emergenza. Nulla ci metterà mai del tutto al riparo dal terrorismo, che dell’imprevedibilità fa il proprio punto di forza. Ma, in questo come in altri ambiti, è una questione di probabilità. Pochissimi rinuncerebbero alla propria auto. Ma guidare chattando su WhatsApp non è una “sana” abitudine.

Nulla – dunque – sarà più come prima? È una formula speculare, altrettanto insidiosa, rispetto a quella da cui siamo partiti. Non cederemo alla paura, cambiando le nostre abitudini. Un mantra che dovrebbe servire ad esibire la forza dei nostri valori: ma quali valori, in una società fortemente individualizzata? Una “società del rischio”,
già da prima dell’offensiva terrorista. Soggettivamente, tale formula serve a recuperare un po’ di fiducia nel futuro. Ad aggiornare la nostra “formula” personale: quella che ci permette di usciere di casa, ogni mattina.

@fabord

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie