Quotidiani locali

CALCIO: L’INTERVISTA

Prandelli: «Lo scudetto? Speriamo sia sfida a cinque»

L’ex ct azzurro: «Perso tempo per la poca programmazione dei club»

«Mi piacerebbe vedere una volata a cinque». Cesare Pradelli sarà il manager dell’Al Nasr Dubai, come dicono negli Emirati Arabi Uniti ricalcando i termini della dorata Premier League inglese, ma nell’anima resta sempre un tecnico figlio della tradizione del nostro calcio e per questo in attesa del riscatto della Serie A, negli ultimi sei anni troppo poco competitiva per reggere il confronto con i lampi del accecanti della Liga di Messi e Cristiano Ronaldo, con l’organizzazione della Bundesliga, tutti campionati che hanno messo la freccia sulla corsia di sorpasso, mentre il vecchio campionato più bello del mondo di è piantato su quella d’emergenza. Per questo l’ex ct azzurro dall’Ungheria, in ritiro prima della Coppa dell’Emiro che aprirà la sua stagione, spera in un campionato diverso, meno scontato, più combattuto.

Prandelli, è tutta colpa della Juventus se il nostro calcio è diventato una minestra senza sale?

«No, è colpa della storia degli ultimi tornei. La Juve è la società più organizzata, l’unica della Serie A che lavora in un certo modo sul marketing, sulla programmazione, non solo tecnica, sui propri asset, lo stadio in testa. Quando parliamo del primato della Premier League inglese ci riferiamo soprattutto a questo. Ed è lì che i nostri altri club di vertice devono battere diventare competitivi a 360 gradi».

Si è augurato una volata a cinque per decidere il prossimo scudetto.

«Certo, perché il nostro calcio non può prescindere dalle milanesi che devono affiancarsi a Napoli e Roma. Inter e Milan hanno fatto la storia della Serie A e da troppo tempo sono ai margini, travolte dalle vicissitudini interne oltre che dall’organizzazione della Juventus. Ora mi pare che le proprietà cinesi abbiano cercato di imprimere una svolta alla loro politica. E per farlo, dal punto di vista tecnico, hanno scelto due allenatori italiani, capaci di fare risultati con il gioco. E questo mi fa piacere, visto che appartengo alla categoria».

La scuola di Coverciano, però, non è mai stata davvero in crisi: se all’estero i nostri tecnici vengono ingaggiati e spesso ottengono risultati di prestigio vuol dire che tatticamente l’Italia è una delle scuole guida.

L'ex ct azzurro Cesare Prandelli
L'ex ct azzurro Cesare Prandelli


«L’ho sempre avvertito. Quando guidavo la Nazionale. Quando sono andato a giocare all’estero con il club che allenavo. Quando guidavo una squadra straniera. Ci rispettano. E adesso noto che le nostre società stanno cercando di proporre dei giocatori fatti in casa. Ma anche lì siamo all’inseguimento. Nell’ultima finale di Champions League non ho visto molti italiani in campo tra i titolari, escludendo i soliti volti noti».

leggi anche:

TAMBU-D_WEB

Il nostro calcio insipido, la fuga degli spettatori e la miopia dei presidenti

L’ottovolante dell’incoscienza è pronto a regalarci salite e discese ardite dove volano e arrancano milioni, spesso finti, spesso a rate, spesso solo promessi per giocatori talvolta dall’incerto valore. Ma dietro al luccichio del mercato i problemi restano: a partire dall’asta dei diritti tv non ancora chiusa per arrivare a un crollo dell’interesse del pubblico che sembra non preoccupare chi il calcio dovrebbe invece farlo crescere



A posteriori la sua parentesi azzurra, terminata con un eliminazione precoce dal Mondiale, ma passata anche attraverso una finalissima all’Europeo, non è stata poi tutta da dimenticare. Nel 2012 i nostri leader erano le “teste calde” Balotelli e Cassano.

«Erano i migliori a livello di impatto. Nonostante i problemi legati alle loro personalità. Quei due davanti, un centrocampo tecnicamente validissimo con Pirlo e Montolivo, con quella che poi sarebbe divenuta la difesa Champions della Juve siamo arrivati in finale all’Europeo».

Era il 1° luglio del 2012: là, a Kiev, Bonucci si sciolse in un pianto a dirotto per la sconfitta. Dopo cinque anni e un’altra delusione con il club, a Cardiff, un clamoroso addio.

«Non mi aspettavo la sua cessione da parte della Juventus, tanto meno a un Milan che si sta rifondando per tornare ai vertici. Ma devo dire che le motivazioni in questo calcio fanno la differenza e questo mi sembra proprio il caso di un divorzio consensuale. In definitiva ne sono usciti bene tutti: Bonucci che cercava nuovi stimoli e un ruolo da leader indiscusso, la Juve che ha incassato oltre 40 milioni, il Milan che ha un giocatore di caratura internazionale».

leggi anche:



Insomma Prandelli, non contano solo i famosi fatturati che spesso il presidente De Laurentiis tira in ballo.

«Sono importanti, ma non determinanti. Il Napoli gioca il calcio migliore in Italia. Credo che possa lottare per lo scudetto quest’anno, dipende proprio dalla concorrenza, dalla competitività, dalla speranza che più squadre possano “rubarsi” punti una con l’altra. La volata a cinque? Sì, per questo ho fatto un auspicio del genere».

E la Roma senza Spalletti? Che vende sempre un paio di pedine durante il mercato?

«Sono curioso. Giocava a tratti un calcio redditizio e spettacolare, poi si smarriva e non riusciva a fare l’ultimo passo verso la vetta della classifica. Ora è arrivato Di Francesco: Eusebio lo conosco, è innamorato del suo credo, delle tre punte, di un calcio totale».

Un calcio all’inglese: ma a Prandelli piace la Premier?

leggi anche:



«È affascinante come spettacolo. Mi piace perché gli stadi sono nuovi, pieni, ribollenti di entusiasmo. A chi non piacerebbe allenare o giocare in un simile contesto. Detto questo, gli inglesi non vincono molto a livello di coppe europee, segno che il loro non è il miglior football».

Come era quello della Serie A all’inizio del millennio: colpa...

«Della poca programmazione dei club, gli stadi di proprietà si contano sulle dita di una mano in Italia. Il migliore ce l’ha la Juventus. Qualcosa vuol dire, penso».

Lei ha allenato in Spagna, lo scorso anno, a Valencia, prima era stato in Turchia, al Galatasaray: anche là va meglio su questo fronte.

«Vero, gli impianti sono moderni. I problemi del movimento calcistico turco sono altri e legati alla società del paese. Noi dobbiamo ripartire programmando il futuro, passo dopo passo».

Ci sono società che stanno cercando di farlo in provincia. L’Udinese ha uno stadio di proprietà, l’Atalanta è tornata in Europa. Curioso anche in questo caso?

leggi anche:



«Molto, ma sono sicuro che a Bergamo onoreranno al meglio le coppe. Troppe volte ho sentito parlare dell’Europa League come una iattura. Non è una iattura, è un’opportunità. Ricordate la mia Fiorentina? Si costruì anno per anno fino a giocare la Champions.

A proposito di Firenze: i Della Valle danno l’idea di non voler più investire e la piazza si sente tradita.

«Credo che tante volte sia meglio ripartire, dare un taglio netto, cambiare giocatori per ridare energia al progetto. Cosa abbiamo detto su Bonucci? Contano le motivazioni. Se arriveranno i giocatori giusti Firenze come città, come tifoseria, sarà sostenere la squadra, come ha sempre fatto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie