Quotidiani locali

Regeni. Il Nyt: "Ucciso dai servizi egiziani. L'Italia ebbe le prove dagli Usa"

Secondo il quotidiano, la Casa Bianca diede al governo italiano "prove esplosive". La risposta del governo italiano: "non furono mai trasmessi elementi di fatto". La mamma di Giulio Regeni: "Siamo pronti ad andare al Cairo"

L’Amministrazione Obama era in possesso di «prove esplosive» sulle responsabilità di alcuni «alti papaveri» egiziani nella morte di Giulio Regeni, e questo portò ad un più che burrascoso colloquio tra l’allora segretario di Stato John Kerry e l’omologo egiziano Sameh Shoukry. Lo scrive il New York Times in un lungo articolo dedicato al caso del giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016 in circostanze ancora tutte da chiarire.

365 giorni senza Giulio Regeni - la videostoria Cronaca di un anno terribile per la famiglia di Giulio Regeni, per l'Italia e per tutta quelli che aspettano la verità su questo caso. Dal 25 gennaio 2016, quando il ricercatore italiano 28nne scomparve al Cairo dopo l'ultimo sms alla sua ragazza, alle 19.41; al ritrovamento del suo corpo senza vita e con segni evidenti di torture il 3 febbraio. E poi, di data in data, tutti i passaggi delle indagini che hanno avvicinato o allontanato gli investigatori italiani dalla verità. Fino al 15 gennaio 2017, il primo "non compleanno" di Giulio, come lo ha chiamato la madre Paola. E al 25 gennaio, con la grande mobilitazione promossa da Amnesty e raccolta, fra gli altri, anche da Repubblicavideoscheda a cura di Andrea Iannuzzimontaggio di Leonardo Sorregotti

In risposta, fonti di Palazzo Chigi sottolineano come «nei contatti tra amministrazione Usa e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all’omicidio di Regeni, non furono mai trasmessi elementi di fatto, come ricorda tra l’altro lo stesso giornalista del New York Times, nè tantomeno prove esplosive». «Si sottolinea altresì», proseguono le stesse fonti, «che la collaborazione con la procura di Roma in tutti questi mesi è stata piena e completa»

leggi anche:

regeni

Caso Regeni, nuovi documenti dall’Egitto e Alfano rimanda l’ambasciatore al Cairo

La procura del Cairo ha trasmesso a quella di Roma gli atti relativi a un nuovo interrogatorio cui sono stati sottoposti i poliziotti che hanno avuto un ruolo negli accertamenti sulla morte del giovane. Un’apertura, quella dell’Egitto, che ha convinto il ministro degli Esteri Angelino Alfano ad approvare il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo

«Nelle settimane successive alla morte di Regeni», scrive il quotidiano in un reportage dal Cairo intitolato «Gli strani garbugli nel caso della scomparsa al Cairo di Giulio Regeni», «gli Stati Uniti vennero in possesso dall’Egitto di prove di intelligence esplosive, prove che dimostravano come Regeni fosse stato rapito, torturato e ucciso da elementi della sicurezza egiziana». Fonti dell’allora Amministrazione Obama citate dal giornale affermano che «si era in possesso di prove incontrovertibili delle responsabilità egiziane». A questo punto il materiale venne girato «al governo Renzi su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca». Ma «per evitare di svelare l’identità della fonte non furono passate le prove così come erano, nè fu detto quale degli apparati di sicurezza egiziani si riteneva fosse dietro l’omicidio». 

Altre fonti sempre citate dal New York Times affermano: «Non è chiaro chi avesse dato l’ordine di rapire e, presumibilmente, quello di uccidere» Regeni, ma «quello che gli americani sapevano per certo, e fu detto agli italiani, è che la leadership egiziana era pienamente a conoscenza delle circostanze dell’uccisione» del ricercatore. Di più: «Non abbiamo dubbi di sorta sul fatto che questo fosse conosciuto anche dai massimi livelli». Insomma, non sapevamo se fosse loro la responsabilità, ma sapevano.

«Questo portò alcune settimane dopo» l’allora segretario di Stato, John Kerry, ad un aspro confronto con il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry, nel corso di un incontro che si tenne a Washington Si trattò di una conversazione «quanto mai burrascosa» anche se da parte della delegazione americana non si riuscì a capire se il ministro stesse erigendo un muro di gomma o semplicemente non conoscesse la verità. Un approccio brutale, quello di Kerry, «che provocò più di un’alzata di sopracciglio» all’interno della Amministrazione, dal momento che Kerry «aveva la fama di trattare l’Egitto con i guanti bianchi».

Nel frattempo i sette magistrati italiani inviati al Cairo «venivano depistati ad ogni piè sospinto» e lo steso ambasciatore italiano Massari «presto smise di usare le email e il telefono per le comunicazioni delicate, ricorrendo ad una vecchia macchina che scriveva su carta sulla base di un codice criptato». Anche perchè «si temeva che gli egiziani impiegati presso la sede diplomatica italiana passassero informazioni alle agenzie di sicurezza egiziane».

Papà Regeni, siamo indignati per ritorno ambasciatore. Siamo fortemente contrari e indignati anche per come ci è stato comunicato, a decisione già presa, alle sei di sera del 14 agosto. Riteniamo che sia stata una modalità inaccettabile e siamo contrari all'invio dell'ambasciatore perchè rappresentava l'unica nostra arma per fare pressione sul governo egiziano che finora non ha dato segni di collaborazione se non l'invio di questo faldone che non si sa ancora cosa contenga". Lo afferma il padre di Giulio Regeni, Claudio Regeni, ai microfoni del Gr1."Siamo pronti ad andare al Cairo - ha detto sempre ai microfoni del Gr1 la madre di Giulio, Paola Deffendi -, tanto più se le cose non andranno avanti come devono. Quando c'era l'ambasciatore Massari in quei terribili giorni... è un ambasciatore stimato, lui si era immediatamente attivato, ma non ha avuto riposte. Come farà un nuovo ambasciatore che arriva ora, anche se molto competente, con gli stessi interlocutori che fin dall'inizio hanno depistato?".

Madre Regeni, noi al Cairo il 3 ottobre o anche prima. "Siamo pronti ad andare al Cairo, avevamo già dato la data ufficiale per il 3 ottobre, diciamo che la scelta di mandare giù l'ambasciatore ha anticipato, siamo sempre in tempo a spostare la data, se vogliamo arrivare prima noi dell'ambasciatore possiamo sempre farlo". Lo ha detto la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, dopo che il governo italiano ha deciso di inviare l'ambasciatore Cantini al Cairo. La signora ha ribadito che "a noi interessa capire veramente perch‚ e chi ha dato l'ok a prenderlo, torturarlo e ucciderlo".

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista