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Ius soli. Quei bambini dimenticati per interessi elettorali

L'opinione

Sono passati cinque anni e mezzo da quando, nell'autunno 2011, il governo Berlusconi cadde e gli subentrò Monti: si apriva una fase diversa, perché i tecnici arrivavano a Palazzo Chigi senza mire elettoralistiche. Era il momento buono, o almeno così si pensò, per mettere mano a quei dossier che tutti evocavano, ma nessuno aveva il coraggio di affrontare: tra questi, appunto, la riforma della cittadinanza per i bambini nati e cresciuti in Italia.Il presidente Napolitano ne era un grande sostenitore e si era esposto parecchio.

Aveva già invitato più volte al Quirinale i nuovi cittadini, ribadendo la necessità di cambiare la legge 91 del 1992, e quando si trattò di nominare i ministri inaugurò un dicastero apposito: quello per l'Integrazione, affidato - non a caso - ad Andrea Riccardi, fondatore di quella Comunità di Sant'Egidio che sul tema della cittadinanza si batteva da anni.

Era un'occasione unica anche per quella maggioranza trasversale che si era formata su una proposta di legge: accanto alla mia firma e a quella di Fabio Granata, all'epoca deputato finiano, ce n'erano altre 48 di parlamentari provenienti da tutti i gruppi politici tranne la Lega. Proprio i leghisti ne avevano sabotato l'iter, aiutati dai falchi del Pdl, portando in Aula a dicembre 2009 un testo unico che non aveva più niente a che vedere con il nostro e che, se approvato, avrebbe addirittura peggiorato la situazione per gli adulti, senza prevedere nulla per i minori.Quasi immediatamente, però, si decise di rimandarlo in Commissione Affari Costituzionali, perché la spaccatura nel centrodestra era evidente.

Fini non aveva ancora rotto con Berlusconi, eppure la Commissione Cultura aveva approvato - con il voto a sorpresa di una maggioranza bipartisan - la richiesta di introdurre nella legge una disciplina specifica per bambini e ragazzi. La riforma della cittadinanza era insomma una bomba a orologeria, che avrebbe messo in difficoltà la tenuta del governo stesso, e per questo andava disinnescata in fretta.Venne dunque Monti, e per un periodo sembrò che si ripartisse. Per facilitare l'intesa, si tolsero di mezzo gli adulti e ci si concentrò sui minori.

Arrivarono proposte costruttive anche da destra (tra chi appoggiava lo ius soli temperato e chi legava la cittadinanza al ciclo scolastico), ma non bastarono: i berlusconiani erano di fatto spaccati e lo stesso Berlusconi, che pure privatamente si diceva favorevole a una norma per i bambini e i ragazzi, non ci mise la faccia, perché sentiva l'odore delle elezioni. Finanche Monti, con il passare dei mesi, capì che la faccenda era più complicata del previsto.

Cominciò a separare la riforma della cittadinanza dal destino del proprio governo, derubricandola ad argomento di stretta competenza parlamentare; impegnato su altri fronti, era preoccupato di non compromettere l'equilibrio già precario della maggioranza che lo sosteneva, e al ministro Riccardi non restò che prendere atto dell'impossibilità di andare avanti. Quel che restava del Pdl non avrebbe sacrificato l'alleanza con la Lega, né rischiato la spaccatura interna a ridosso di un voto sempre più vicino, per un tema strumentalizzabile e poco sentito dal proprio elettorato.

L'ultima discussione in Aula - il 31 luglio 2012, a ridosso della chiusura estiva - lo palesò in maniera plastica: nel silenzio delle colombe intervennero solo i falchi, con punte di comicità involontaria ( "Lo ius soli temperato è un atto di violenza sui bambini, che sono costretti a diventare italiani senza volerlo", arrivò a sostenere il deputato Laffranco) anche se ormai la voglia di ridere era passata a tutti. Il resto è cronaca: la vittoria monca della coalizione Italia Bene Comune - che aveva la riforma della cittadinanza nel programma elettorale -

si trasformò nel governo Letta, dove la presenza di un ministro dell'Integrazione non riuscì ad accelerare i tempi del Parlamento. Poi arrivò Renzi, e la Camera fece il primo passo; ora, con Gentiloni, sta per arrivare quello del Senato. Finché, un giorno, tutto questo ci sembrerà preistoria.

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