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Allarme “Blue Whale”, in Italia 120 segnalazioni

Indagini sul cosiddetto “gioco del suicidio” per escludere situazioni di rischio D’Amato, Polizia postale: «Nei casi verificati, uno scherzo o ricerca di attenzione»

ROMA. Sono 120 i casi riconducibili al fenomeno “Blue Whale” registrati finora in Italia. Fascicoli aperti dopo le segnalazioni e le denunce arrivate alla Polizia di Stato da genitori, insegnanti, ragazzi, da ong, ma anche da gestori del web, relative a immagini di autolesionismo postate sui social network o a dichiarazioni allarmanti sulla conclusione del cosiddetto “gioco del suicidio”: «Sono al cinquantesimo giorno», quello della morte.

Blue Whale, il gioco del suicidio. La polizia: "In Italia troppi casi sospetti" Quaranta casi segnalati, il "Blue Whale" ossessiona anche i ragazzi italiani. Si tratta del gioco che arriva dalla Russia: 50 prove da superare, molte di autolesionismo come quella di incidersi una balena blu sul braccio con un coltello; l'ultima prova è il suicidio. A comandare il gioco in Russia ci sarebbero dei responsabili. E in Italia? Emulazione o c'è qualcuno che se ne approfitta. Nella sola Pescara ci sono stati tre casi, uno ha coinvolto una 13enne arrivata a un passo dal suicidio. Antonio Iovane (Radio Capital) ha intervistato il vice questore aggiunto di Pescara Elisabetta Narciso

«Le tracce da processare sono tantissime, in molti casi bisogna fare accertamenti sui supporti informatici: finora abbiamo identificato più o meno la metà delle persone, le abbiamo contattate e abbiamo avuto per fortuna esito negativo - spiega Elvira D’Amato, direttore del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on-line della Polizia postale e delle comunicazioni, che coordina gli interventi sul territorio - Quando siamo arrivati alle possibili vittime, i ragazzi hanno raccontato di essere entrati nel meccanismo per gioco, per scherzo, per curiosità, magari per destare attenzione. Dinamiche giovanili che emergono anche in questo caso».

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Da pochi mesi in Italia, consiste in 50 “prove” autodistruttive di livello crescente. Il nome fa riferimento al comportamento delle balenottere che, ad un certo punto della vita, senza apparente motivo, si spiaggiano e muoiono. “Le vittime ideali sono ragazzi facili allo “spiaggiamento”  – spiega Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista

Nonostante l’allarme nato dopo che - improvvisamente come spesso accade per i fenomeni della rete - le notizie sul “Blue Whale” sono diventate virali, fino a oggi non esiste in Italia alcun caso di suicidio giovanile riconducibile al “gioco”. Non solo: secondo noti cacciatori di “bufale” on line come, tanto per citarne uno, il giornalista informatico Paolo Attivissimo, non è neppure dimostrata la stessa esistenza del “gioco”, con i suoi 50 passi da compiere sotto la guida di un “master” per arrivare al suicidio: «Un mito senza prove che rischia di trasformarsi in realtà, se si continua a parlarne in modo irresponsabile» scrive Attivissimo sul suo blog. Quello a cui assistiamo oggi quindi potrebbe essere, almeno in parte, un fenomeno autoprodotto, in cui l’emulazione assume un peso decisivo, senza che dietro ci sia davvero una figura che manipola i ragazzi.

Ma il rischio è comunque alto visto che, come ricorda Elvira D’Amato, le fasce più colpite sono i giovanissimi dai 12 ai 15 anni, i più fragili ed esposti. «In questa vicenda c’è molto disagio giovanile che è venuto alla ribalta: ragazzi che già praticavano atti di autolesionismo e che ne parlano come trend da emulare, altri che si scaricano i 50 passaggi, provano a metterli in atto da soli, ma si fermano spaventati. Molti casi vanno comunque approfonditi, indagando anche sui contatti tra i ragazzi, per scongiurare ogni possibile rischio». Perché, sottolinea D’Amato, a prescindere dal nome che gli diamo o dal fatto che nasca o meno in Russia dai cosiddetti “gruppi della morte”, esiste una «dinamica» che deve essere indagata. Che esisteva e che ha trovato nel “Blue Whale” «un simbolo, un comune denominatore»: «È un trend in crescita, che ricomprende tutta una gamma di attività a cui la rete ci fa assistere da sempre. I suicidi c’erano anche prima. Non esiste una “cupola”, se le investigazioni lo dimostreranno lo diremo. Di certo il fenomeno si è propagato viralmente come i troll o il cyberbullismo, perché ha raccolto dinamiche giovanili. E noi dobbiamo verificare tutte le tracce». Quelle che, nel mare dei “falsi positivi” possono nascondere pericoli reali. «Ci sono limiti oltre i quali i fenomeni di rischio si confondono e si intersecano» conclude D’Amato, quindi «serve un approccio multidisciplinare» ed è necessario «non sottovalutare né sopravvalutare il fenomeno». Allarmismo no, allerta sì. La Polizia postale ha diffuso sul suo sito (www.commissariatodips.it) i consigli ai genitori: primo fra tutti, ascoltare i ragazzi, aumentare il dialogo sulla sicurezza in rete e osservare i cambiamenti improvvisi.

L’attenzione è alta. Un giovane russo di 19 anni, residente a Cavaglià, nel Biellese, è indagato per istigazione al suicidio dopo essere stato segnalato ai carabinieri da un’amica a cui aveva scritto “50mo giorno, vai su un palazzo e buttati». I telefonini di una ragazzina friulana di 13 anni sono all’esame degli investigatori dopo che i genitori si erano rivolti alla Polizia postale dopo aver notato tagli sospetti simili alla balena della “sfida” su un braccio della figlia per accertare se sia stata indotta a ferirsi o se l’abbia fatto volontariamente. Che si tratti di “Blue Whale” resta da provare.

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