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La campagna elettorale salvata con il 6 politico

In anticipo rispetto agli studenti delle scuole italiane, l’Italia ha avuto ieri la sua promozione dalla Commissione europea sulla politica economica. Ma a leggerla bene si tratta di un “sei politico”, una sufficienza data per motivi diversi dalla valutazione del merito; e accompagnata da raccomandazioni che spostano all’anno prossimo parecchie sfide, tutte difficili; tanto più in un anno pre-elettorale; e tanto più nello stesso giorno nel quale anche l’Istat certifica, con la sua nota congiunturale, una serie di problemi irrisolti dell’economia italiana.

La buona notizia è che la “manovra di primavera” è stata promossa, perché considerata sufficiente a tenere nei parametri i conti per il 2017. Ma qui finiscono le buone notizie. Perché, nonostante l’accoglimento di una serie di richieste per rendere meno stringenti i rigorosi paletti posti dal Patto di stabilità e crescita (dunque la considerazione delle spese causate da terremoto ed emergenza profughi), lo slalom rimane difficile.

Questo perché, in un quadro generale nel quale l’Europa e l’eurozona crescono del 2%, l’Italia sta sull’1%. Il dato va insieme a quello della bassa produttività, segnalato dall’Istat, che fa notare come quasi tutti i nuovi posti di lavoro si creano nei servizi, settore che non è per niente contagiato da quel dinamismo post-crisi che ha caratterizzato una parte troppo piccola dell’industria manifatturiera. Mentre su tutto permane il peso preoccupante delle sofferenze bancarie. Insomma, nell’economia reale non siamo migliorati molto, anche se si spera che il prossimo anno si rafforzeranno gli investimenti.

Quanto alla finanza pubblica, le dolenti note suonano altissime. È vero, dice la Ue, che per il prossimo anno abbiamo un piano di riforme «ambizioso». Ma tutto dipende dalla loro realizzazione pratica, sulla quale ci sono pochi dettagli. Il 2018, dice la Commissione, ha su di sé un peso consistente, visto che la politica fiscale dovrà allo stesso tempo stimolare la crescita e garantire la sostenibilità: raccomandazione che è un po’ una contraddizione in termini, visto che “l’austerità espansiva” è rimasta scritta su alcuni libri di economia ma non s’è ancora vista in natura; ma che al tempo stesso dà anche qualche indicazione concreta.

Ci sono politiche strutturali, come la lotta alla corruzione e all’evasione, la riforma del processo civile, la diffusione dei pagamenti elettronici, la concorrenza, sulle quali a parole concordano tutti ma che si rinviano di anno in anno; e poi c’è un nervo scoperto della politica italiana, quello delle tasse sulle case.

La Commissione raccomanda di reintrodurre l’Imu sulla prima casa per i redditi più alti: esattamente quella che è stata abolita dal governo Renzi, e sulla quale ieri di nuovo il mondo politico ha rialzato le barricate. Visto che questa proposta salverebbe i piccoli proprietari a basso reddito e libererebbe risorse da investire, non si vede il perché di tale levata di scudi: se non nell’imminenza delle elezioni, e nella assoluta certezza della grande maggioranza dei politici nel fatto che di tasse sulla case è meglio non parlare mai più, neanche se si parla di dimore extralusso. Per lo stesso motivo si rinvia un’altra riforma di struttura, il riallineamento dei valori del catasto.

A Bruxelles sanno bene che l’Italia è in fibrillazione pre-elettorale e che le loro raccomandazioni resteranno sulla carta. E sanno anche bene che “conviene” sostenere i partiti attualmente al governo piuttosto che rischiare il salto nel vuoto dell’ondata grillina: dunque raccomandano ma non bocciano, e rinviano il giorno del giudizio. Che però, quando arriverà, sarà ancora più severo. In assenza di svolte, interne o esterne: tra queste ultime, quella

che si chiede alla Germania. Infatti la Commissione ne ha anche per la signora Merkel e il suo strabiliante surplus commerciale, che è un altro degli squilibri pericolosi per l’Europa, al quale si chiede di mettere mano. Ma si vota, a breve, anche da quelle parti.

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