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Così i giovani sfidano il terrorismo 

Nel rapporto “Generazione Proteo” per la Link Campus University le interviste a 20mila ragazzi: nessuna paura, la politica resta lontana

La politica, per loro, resta alquanto lontana. Interessa poco o nulla per mancanza di fiducia e di modelli credibili. Chiedono onestà, maggiore attenzione alle esigenze dei cittadini, e vicinanza agli immigrati: un’emergenza umanitaria per il 37,8% degli intervistati, una questione internazionale per il 24,5%. Ma a preoccupare i giovani è soprattutto la disoccupazione, fa paura la mancanza di lavoro che non permette di poter realizzare i propri sogni. Anche se sono disposti a fare sacrifici e andare all’estero dove è più facile fare impresa, vorrebbero rimanere a lavorare in Italia (38%). 
 
Preoccupa la continua minaccia del terrorismo, rischio che avvertono anche per l’Italia ma che, per quasi l’80% dei ragazzi intervistati, non impaurisce al punto da far cambiare le proprie abitudini. Nonostante tutto questo non sono sfiduciati, né rassegnati, né disinteressati come invece i soliti cliché li vorrebbero etichettare. La “Cult generation” si sente cittadina del mondo, curiosa e attenta ai cambiamenti. Sono giovani pronti a giocarsi il futuro con la preparazione e lavorando seriamente. Vogliono cambiare passo puntando ai valori della cultura di ieri che cercano di reinterpretare con lo sguardo al domani. La cultura, dunque, come antidoto all’immobilità del presente. 
 
È la fotografia che emerge dal Quinto Rapporto di ricerca sui giovani realizzato dall’Osservatorio “Generazione Proteo” della Link Campus University. Presentato nella sede di Roma davanti a 400 studenti provenienti da tutta Italia, il Rapporto è frutto di interviste a circa 20mila ragazzi fra i 17 e 19 anni. La presentazione è stata preceduta da due giorni di intenso lavoro attorno a 9 tavoli tematici - bullismo e cyber bullismo, cultura, innovazione, lavoro, giustizia, stili di vita, media e terrorismo, politica e social network - durante i quali 300 studenti si sono confrontati con nove scrittori, producendo idee e proposte. 
 
Hanno espresso l’esigenza di punti di riferimento, usando parole quali merito, trasparenza, regole, conoscenza, fiducia nella preparazione; hanno ribadito l’importanza della partecipazione e dell’educazione, del rispetto reciproco; e hanno posto domande impegnative al viceministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova. «È una generazione futuristicamente tradizionale - spiega Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio - che reagisce alla fluidità del presente ancorandosi alla cultura, dalle sue forme
più tradizionali alle sue espressioni più nuove e originali quali la street art, i videoclip, finanche il cake design, per dare tangibilità alla propria esperienza quotidiana e trasformare in futuro il “presente continuo” in cui vive». 
©RIPRODUZIONE RISERVATA 

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