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Bergoglio semina controcorrente con l’approccio di strada

Il commento

Papa a Milano, il boato degli 80mila di San Siro Un incontro per i cresimati, i cresimandi e le loro famiglie: in 80mila hanno riempito fino all'ultimo posto dello stadio di San Siro, a Milano, per l'ultimo appuntamento della visita di papa Francesco. Che, quando è entrato in campo sulla papamobile, è stato accolto da un boato da finale di calcio, con il grido ritmato “Francesco, Francesco!” (di Giulia Costetti)

La vita sarà pure un soffio, dice il Salmo 38, ma per la Chiesa gli ultimi cinque anni sono stati un uragano. A giugno 2012, in occasione di un incontro mondiale delle famiglie, Benedetto XVI visitò Milano per tre giorni: un programma non troppo fitto, perché il fisico cominciava già a dare le prime avvisaglie, ma nel quale trovarono posto un concerto alla Scala e un incontro politico.

La sera del venerdì andò ad ascoltare la nona sinfonia di Beethoven, diretta da Barenboim: proprio quella dell’Inno alla Gioia, che ieri ha risuonato per i sessant’anni dell’Europa; il pomeriggio del sabato ricevette in arcivescovado le autorità civili, rappresentanti di quelle istituzioni finite allora in una dura polemica sul finanziamento del viaggio papale.

C’erano l’incontro con i religiosi in Duomo e quello con i cresimandi nello stadio di San Siro, proprio come stavolta con Francesco, oltre all’analoga messa in un parco (nel 2012 a Bresso, ieri a Monza).

Monza, un milione di persone attraversano il parco per assistere alla messa del Papa Un milione di fedeli si sono messi in fila per attraversare il Parco di Monza e assistere alla messa di papa Francesco dal maxi palco allestito per l'appuntamento più atteso della giornata milanese del Pontefice Video di Edoardo Bianchi


Ma è impossibile, cinque anni dopo, non cogliere alcune differenze: la periferia delle Case Bianche ha preso il posto del centro storico, i divani delle abitazioni popolari hanno sostituito le poltrone della Scala, i governanti che scrivono le leggi sono stati rimpiazzati dai condannati per averle violate. È lo stile callejero, l’approccio di strada che Bergoglio rivendica spesso, e che lo rende allergico agli appuntamenti formali e per questo talvolta mal sopportato sia in Curia che fuori.

Nello stile di un Papa non esiste, a priori, quello giusto o sbagliato: si arriva sul soglio di Pietro con la propria storia e, probabilmente, si viene eletti anche per quella. Ma è chiaro che, se il messaggio cristiano è lo stesso da duemila anni, il diverso punto di vista ha fatto spesso la differenza; e il punto di vista del pontefice argentino, croce dei benpensanti e delizia delle pecore smarrite, ha celebrato ieri una Milano silenziosa che non si preoccupa mai di fare notizia.

La frase chiave è stata certamente quella rivolta ai consacrati, religiosi e laici, nel botta e risposta in Duomo. È un’autocitazione - Bergoglio l’aveva detta anche all'inizio del pontificato, in un’intervista a Civiltà cattolica - sulla necessità di “avviare processi più che occupare gli spazi”, dove gli spazi (il testo di quella lunga intervista lo spiega bene) sono naturalmente “gli spazi di potere”. Avrebbe potuto dirla a Firenze o a Madrid, a Lima o a Manila, oppure non dirla per niente; l’ha detta invece a Milano, dove sull’appartenenza alle realtà ecclesiali si sono costruiti in passato mondi paralleli, forieri di successi professionali e carriere politiche, e certamente non è un caso.

“Avviare processi, più che occupare gli spazi” significa seminare anche controcorrente, convinti che domani il tempo ti darà ragione anche se oggi l’opinione pubblica ti dà addosso. È quel pensare alle future generazioni che il pastore americano Clarke, poi ripreso da De Gasperi, attribuiva agli statisti, e che nessun politico in cerca di voti può permettersi di praticare. Chi sarebbe andato, in una visita lunga appena una decina d’ore, a trascorrerne un terzo nella casa di una famiglia musulmana o di una coppia malata e in un carcere pieno di persone ai margini? Francesco lo ha fatto, e per questo viene considerato “di sinistra” o “populista”; è invece quello che probabilmente avrebbe fatto Cristo, e che certamente - stando alle cronache dei Vangeli - ha fatto nella gran parte della sua vita pubblica.

Chi si aspettava una risposta fredda del cardinale Scola, vicino a Comunione e Liberazione e quattro anni fa forte candidato all’elezione papale, aveva fatto male i conti. L’arcivescovo ambrosiano - che in questi giorni aveva più volte definito lo stile di Francesco “un salutare colpo allo stomaco” - ha infatti regalato al Papa 50 appartamenti per le famiglie bisognose, ristrutturati dalla Caritas ambrosiana: una tappa del prossimo viaggio di Bergoglio a Milano, se ce ne sarà un altro, è già segnata.

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