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Come leggere le etichette alimentari

Come leggere le etichette alimentari

Ogni volta che facciamo la spesa siamo chiamati a fare delle scelte che incidono sul nostro regime alimentare e dunque sulla nostra salute. Sulla confezione degli alimenti sono presenti molte informazioni che ci aiutano a valutare il singolo acquisto. Di normativa in normativa la trasparenza verso il consumatore è aumentata ma rimangono ancora sigle poco chiare

ROMA. Fare la spesa è un’attività comune, quotidiana per molti, che impone continue scelte. Quanto consapevolmente le facciamo? E quanto invece siamo richiamati dalle sirene della pubblicità, condizionati dalle posizioni che i prodotti hanno sugli scaffali dei supermercati o semplicemente dalla pigrizia? Perché quello che ci occorre sapere per valutare un acquisto è a nostra disposizione: basta leggere l’etichetta che si trova sulla confezione del prodotto alimentare. «Vengono riportate tante informazioni utili a bilanciare due esigenze, il gusto e la salute, spesso così in conflitto tra di loro», dice Enrico Cinotti, vicedirettore del mensile Il Salvagente e autore del libro “È facile fare la spesa se sai leggere l’etichetta” (Newton Compton editori). Ogni singola scelta decide del nostro menù e a lungo andare del nostro regime alimentare. Dunque del nostro stile di vita e della nostra salute. «Decifrare un’etichetta è un lavoro impegnativo», avvisa Cinotti. Ma andare a fondo è importante perché ad esempio «demonizzare lo zucchero per poi optare per un alimento che contiene aspartame è alla fine una scelta peggiore». L’attenzione non deve venire meno anche in un periodo come il nostro che vede il passaggio del cibo arricchito da nutrienti a quello dei prodotti “senza”, zucchero o glutine o latte, che sia.

Etichette alimentari, a cosa fare attenzione Enrico Cinotti, vicedirettore del mensile Il Salvagente e autore del libro "È facile fare la spesa se sai leggere l'etichetta" (Newton Compton editori), ci spiega quali sono le prime informazioni da controllare quando si acquista un prodotto alimentare e quali informazioni utili al consumatore ancora non vengono riportate in etichetta (intervista di Cinzia Lucchelli, riprese di Silvio Falciatori)

Di normativa in normativa, europea e nazionale, le etichette si sono fatte più complete. Il Regolamento Ue 1169/11, entrato in vigore il 13 dicembre 2014, ha aumentato la trasparenza su una serie di segreti degli alimenti.

Come fare la spesa risparmiando senza rinunciare alla qualità Leggere le etichette, cercare negli scaffali non sistemati all'altezza degli occhi, confrontare il prezzo dei prodotti al chilo, evitare di fare scorte di cibo se non si è sicuri che verranno consumati prima della scadenza. Enrico Cinotti nel libro "È facile fare la spesa se sai leggere l'etichetta" ci indica alcune regole da seguire per tenere sotto controllo la spesa ogni volta che andiamo al supermercato (a cura di Cinzia Lucchelli)

Tra le ultime novità, l’obbligo di indicare se è presente l’olio di palma; di riportare la dichiarazione nutrizionale, vale a dire una tabella che specifica quanti grassi, carboidrati, zuccheri, proteine, sale si trovano nel prodotto; di specificare il paese d’origine della carne di maiale, ovina, caprina e dei volatili. Indicazioni che si aggiungono a quelle già obbligatorie per legge tra cui la denominazione dell’alimento, l’elenco degli ingredienti in ordine decrescente di peso, gli allergeni, la quantità di determinati ingredienti (come quello caratterizzante), la quantità netta dell’alimento, il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, le condizioni di conservazione, il riferimento dell’operatore del settore alimentare, la sede dello stabilimento di produzione o confezionamento, in alcuni casi il paese di origine o luogo di provenienza, il lotto di produzione.

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Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, olio extravergine di oliva e altre Dop e Igp italiane tra le vittime illustri di questa etichettatura nutrizionale che usa bollini rossi, gialli e verdi a seconda dei contenuti di sali, grassi e zuccheri riferiti alla porzione. Il modello è già adottato dai supermercati della Gran Bretagna

Tutte informazioni preziose. Rimane ancora però un pezzo di strada da fare, la trasparenza è ostacolata dalla presenza di sigle, rimandi, scritte criptiche o troppo piccole. Rimane difficile per esempio capire cosa sono e a cosa servono gli additivi che compaiono in tanti prodotti industriali, nell’elenco degli ingredienti. In genere sono riportati con la lettera E seguita da un numero a tre cifre (come E471). Sono aggiunti come conservanti, coloranti, edulcoranti, antiossidanti, correttori di acidità o esaltatori di sapidità. L’uso è autorizzato a livello europeo, negli elenchi comunitari c’è una lista di quelli consentiti, è riportata anche la dose massima ammissibile in un alimento. Ma alcuni in particolare sono da tenere sotto controllo, come i nitrati e i nitriti, usati soprattutto per gli insaccati.

Ecco le indicazioni per cinque alimenti/bevande

Spesa più consapevole, ecco come leggere le etichette alimentari Passata di pomodoro, olio extravergine di oliva, biscotti integrali, succhi di frutta e yogurt. Ecco quali informazioni cercare nell'etichetta per scegliere al meglio i prodotti da portare dal supermercato a casa (di Cinzia Lucchelli)

Passata di pomodori
La passata di pomodoro è ottenuta dal succo di pomodoro fresco, al quale sono stati tolti bucce e semi. Gli unici ingredienti che possono, per legge, essere aggiunti sono sale, correttori di acidità, spezie e piante aromatiche o loro estratti. Non può essere allungata con acqua. Il prodotto contiene informazioni importanti anche se non tutte di facile comprensione. Una per tutte: sul tappo della bottiglia è impresso il numero di lotto. Questo numero contiene una sigla che ci fa capire quando il pomodoro è stato raccolto e lavorato. Ad esempio se c’è scritto “S246” l’imbottigliamento è avvenuto nel 2015 (S) il 3 settembre. Per distinguere le bottiglie con pomodori raccolti e lavorati da luglio a settembre vanno individuate quelle con numeri da 180 a 270. Dal 2006 è diventato obbligatorio indicare anche lo Stato o la Regione dove è stata coltivata la materia prima.

Biscotti integrali
Non tutto quello che sembra integrale lo è. La legge non vieta di definire in questo modo un biscotto ottenuto da farina raffinata con l’aggiunta di crusca. Passando al setaccio la lista degli ingredienti di alcuni prodotti è facile trovare scritto “farina di grano tenero” con l’aggiunta di “crusca” o “cruschello di frumento”. Ma il vero integrale impiega solo farine integre e ha un colore più scuro e omogeneo. Per individuarlo la dicitura da cercare è “farina di frumento integrale”. Rimanendo ai biscotti non è da sottovalutare il carico calorico che apportano. Un frollino classico con granella di zucchero ha 28 kcal; uno con gocce di cioccolato 57 kcal. Contengono molti zuccheri, tradizionali o dolcificanti. Mangiando un singolo biscotto ne assumiamo da 1,2 fino a 5 grammi. La soglia massima di assunzione di zucchero per i bambini è di 40 grammi al giorno, quella ottimale la metà.

Olio extravergine di olive
L’olio extravergine, prodotto della spremitura meccanica delle olive, per essere definito tale può avere al massimo un’acidità libera di 0,8 grammi per 100 grammi di prodotto. Non deve contenere additivi. L’etichetta deve riportare il Paese o i Paesi di origine delle olive. Nei prodotti “100% Italiano”, dop e igp deve essere indicato anche lo Stato, la regione o la zona territoriale, in quelli “protetti” l’origine botanica dell’oliva. La tabella nutrizionale può riportare gli acidi grassi monoinsaturi, quelli “buoni”. L’olio più invecchia più peggiora. Per capire la freschezza si può cercare in etichetta la campagna olearia di riferimento: se c’è scritto 2016/2017 si può stare tranquilli. L’olio così etichettato può essere ottenuto anche da una miscela che però deve appartenere alla stessa campagna olearia. Il prezzo rimane un criterio di scelta: se di ottima qualità l’extravergine non può costare meno di 7-8 euro al litro.

Succhi (e bevande a base) di frutta
Bisogna fare attenzione soprattutto a due cose: la denominazione e la quantità di zuccheri. La materia prima utilizzata per il succo di frutta deve essere solo “frutta sana e matura, fresca o conservata mediante refrigerazione”. Non può contenere aromi, coloranti e zuccheri, anche se si può trovare lo sciroppo di glucosio-fruttosio (un amido derivato dal mais che serve a dolcificare). Può contenere polpa e purea di frutta. Ma nel caso ci sia solo polpa o sia aggiunto zucchero non si definisce più “succo” ma “bevanda analcolica a base di…” a cui segue il nome del frutto caratterizzante. Da cercare, in etichetta, il contenuto minimo di frutta presente. Altra cosa è l’aranciata gassata, una bevanda analcolica a base di poco succo di frutta. Il minimo di legge è il 12%, il resto è acqua, zuccheri, anidride carbonica, a volte anche aromi, coloranti ed edulcoranti.

Corn flakes
A volte i prodotti hanno ingredienti inaspettati.Le etichette ci aiutano a individuarli. I corn flakes ad esempio oltre a contenere molto zucchero sono più salati delle patatine fritte. In una porzione da 30 grammi si arriva a mezzo grammo mentre in una di patatine (200 grammi) il contenuto oscilla tra lo 0,2 e lo 0,4. Il sale viene aggiunto per esaltare il sapore dei fiocchi di cereali, ma è sempre meglio tenere sotto controllo quanto ne ingeriamo. In un giorno la dose da non superare è di 5 grammi. Gli esperti consigliano allora di attenersi alle dosi di cereali consigliate per la colazione, circa 30 grammi. Questo è utile anche per evitare, soprattutto ai bambini, di fare mini-abbuffate appena svegli. Più facili soprattutto quando ai semplici corn flakes è stato aggiunto cioccolato. La colazione dovrebbe apportare circa il 20 per cento di calorie del fabbisogno giornaliero.

Yogurt
Scegliere uno yogurt è diventata impresa ardua, considerando la grande varierà che riempie i banchi frigoriferi dei supermercati. Per definizione lo yogurt è solo quello ottenuto dal latte fermentato da due lattobacilli, lo Streptococcus thermophilus e il Lactobacillus bulgaricus. Deve essere prodotto con batteri vivi al momento dell’acquisto. Questi diminuiscono via via che si avvicina la data di scadenza. Ecco quindi un primo elemento da individuare sulla confezione: più è lontana la scadenza dal giorno dell’acquisto, più ricco di fermenti lattici sarà il prodotto. L’intero e il magro non contengono additivi, quello “aromatizzato” può contenere frutta, in pezzi o a base di preparazioni, altri fermenti, coloranti, addensanti o conservanti. L’etichetta aiuta a capire se ci sono additivi. Gli zuccheri non dovrebbero superare il 10% (livelli più alti ostacolano lo sviluppo dei fermenti lattici).

Etichette alimentari: indicare calorie, grassi e zuccheri diventa obbligatorio Dal 13 dicembre diventa obbligatorio per tutti gli alimenti confezionati apporre in etichetta la dichiarazione nutrizionale, che conterrà tra l'altro l'indicazione delle calorie, i grassi e gli zuccheri. Si tratta dell'ultima tappa per la completa entrata in vigore del Regolamento Ue 1169/2011 sull'etichetta europea, che introduceva l'obbligo di informazioni più trasparenti e leggibili sui cibi (a cura di Cinzia Lucchelli)

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