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Bindi: "I beni confiscati valgono 25 miliardi, bisogna approvare riforma"

I dati presentati dell'Agenzia nazionale (Anbsc) al Viminale indicano un calo di 600 unità rispetto al 2015. Gli appelli della presidentessa dell'antimafia e del capo della Dna Roberti al Senato perché approvi la nuova legge ferma da mesi

ROMA. «Tra denaro, beni immobili, terreni e aziende, i beni confiscati alle mafie valgono almeno 25 miliardi di euro: in un momento difficile come questo non possiamo permetterci di non sfruttare adeguatamente questo patrimonio, facendone un volano per l’economia e per il welfare del Paese». A dirlo è la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, intervenuta il 13 marzo 2017 al Viminale alla Giornata nazionale dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Bindi sottolinea l'urgenza di approvare la riforma dei beni confiscati ferma al Senato da mesi.

Beni confiscati alla mafia, l'inchiesta "Riprendiamoli" Dal 1982 a oggi, sono stati sequestrati e confiscati alla mafia 27.000 beni tra ville, cascine, castelli, alberghi, supermercati, stabilimenti balneari, auto di lusso. Di questi solo 11.000 sono stati riconsegnati alla comunità. Perché? Di chi sono le responsabilità? L’inchiesta a cui hanno lavorato 24 giornalisti di Confiscatibene, dei giornali locali del Gruppo Espresso e dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino cerca di rispondere a queste domande con dati, mappe, cronache, storie, interviste. E con uno spazio aperto alle segnalazioni. Leggi "RIPRENDIAMOLI", la sfida per i beni confiscati alla mafia

Riforma che promette di snellire il lavoro dell'Agenzia che ad oggi si districa a fatica tra case, pizzerie, alberghi, imprese edili, palazzi interi, castelli. Un dato per tutti: gli immobili confiscati e sequestrati alle mafie e destinati dall'Agenzia nazionale sono calati da 1.731 nel 2015 - anno di boom rispetto ai 191 del 2012, ai 335 del 2013 e ai 627 del 2014 - a 1.098 nel 2016. Seicento in meno dunque. Lo si legge nella raccolta di dati statistici dell'Anbsc, diffusi durante la conferenza alla presenza del ministro dell'Interno Marco Minniti e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti e del direttore dell'Agenzia Umberto Postiglione.

"Riprendiamoli, sfida per i beni confiscati", nove esempi di buona gestione I capolavori di De Chirico e Fontana comprati dal boss ora in mostra a Reggio Calabria. I braccianti sfilati al caporalato che lavorano nei campi tolti alle cosche. Ecco alcune storie di buona gestione raccontate nella nostra inchiesta "Riprendiamoli, sfida per i beni confiscati alla mafia" (di Tecla Biancolatte)


Sul fronte degli immobili, nel 2016 il 64% è stato destinato agli enti locali per finalità sociali, il 23% agli enti locali per finalità istituzionali e l’11% mantenuto al patrimonio dello Stato «per usi governativi, di ordine pubblico, giustizia». Per quanto riguarda invece i beni mobili registrati, sempre l’anno scorso il 35% è stato assegnato alle forze dell’ordine e l’8% ai vigili del fuoco per soccorso pubblico. «La Relazione - ha spiegato Postiglione - testimonia gli sforzi fatti per venire fuori da una situazione complessa, resa ancora più difficile dalla continua prospettiva di cambiamenti normativi non ancora arrivati. Pur lavorando sotto organico, abbiamo raggiunto risultati importanti, compresa l’implementazione di ’Open Re.Giò, una piattaforma informatica che rappresenta una vera e propria rivoluzione in termini di trasparenza e di velocità delle procedure: oggi siamo in grado di assegnare i beni confiscati nel giro di quattro mesi».

Beni confiscati, la nuova vita delle Ferrari dei boss Un tempo le guidavano i boss, ora sono ferme e aspettano di essere rivendute. Grazie a una convenzione tra l'Agenzia nazionale dei beni confiscati e la Ferrari le vetture saranno rimesse a nuovo. Il ricavato delle vendita, spese escluse, andrà al Fondo unico giustizia destinato in parte alle vittime di reati mafiosi (video di Daniela Larocca)


Sull'urgenza della riforma insiste anche Minniti, secondo cui alla guida dell'Agenzia ci vorrebbe un manager. «Per evitare che un’azienda muoia dice il ministro - servono competenze e professionalità specifiche, degli esperti di mercato, dei manager. Ecco perchè a dirigere l’Agenzia potrebbe anche non essere un prefetto, pur all’interno di un sistema che riconosca ed esalti la centralità del ruolo delle prefetture». «Quella che siamo chiamati a giocare - ha ricordato il ministro dell’Interno - è una partita cruciale, la convinzione che per colpire al cuore la criminalità organizzata fosse necessario aggredirne i beni si è dimostrata una strategia vincente: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, al punto che l’obiettivo di sconfiggerla definitivamente, prima molto lontano, ora è dentro un orizzonte percorribile. E un aiuto importante in tal senso potrebbe arrivare proprio dal testo di riforma della gestione dei beni confiscati ora all’esame del Senato: il periodo di tempo per arrivare alla sua approvazione non può essere illimitato, sarebbe un peccato mortale non arrivarci entro la fine della legislatura. Faccio appello in questo senso al Parlamento».

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