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Terremoto, raccolta aiuti spontanea. Manca coordinamento, da Rieti arriva lo stop

Esiste una mappa partecipativa dei punti di raccolta di beni di prima necessità per i terremotati che include una miriade di entità pronte a partire con il camion pieno di derrate alimentari, vestiti e medicinali. Ma dalle zone terremotate fanno sapere che servono al momento solamente donazioni e sangue. Mancano il coordinamento per gestire la distribuzione e una chiara comunicazione social della Protezione Civile 

Inizia con un tweet l'appello agli internauti italiani a collaborare per costruire insieme una mappa dei centri di raccolta per beni di prima necessità da destinare ai superstiti del sisma nel centro Italia. Ma a livello nazionale, il comune cittadino fatica ad orientarsi nella galassia social (e non solo) dell'aiuto per i terremotati. E la Protezione Civile non ha attivato una strategia di comunicazione in grado di "centralizzare"  questo impulso spontaneo, lodevole ma talvolta disorganizzato, e uniformare l'azione delle sue sedi regionali.

La mappa dei centri di raccolta

Nasce nelle ore successive al sisma ( qui le istruzioni per usarla ) da un'idea di Alessio Dragoni. "Volevamo donare qualcosa avendo dei bambini e un sacco di materiale che poteva essere utile. Mia moglie mi ha detto che sicuramente c'era qualche centro di raccolta in giro, e che sarebbe stato carino sapere dove. Mi sono accorto che non c'era neanche una mappa disponibile e così ho deciso di crearla io", racconta Alessio. "L'ho resa pubblica, mettendo inizialmente 4-5 punti, e poi la cosa ha preso il via da sé".

Oggi, chiunque può aggiornarla aggiungendo un "marker" per ogni centro di cui si viene a conoscenza. Se all'inizio i punti sulla mappa riguardavano solamente la capitale, col passare del tempo si sono diffusi su tutto il territorio italiano. 

Vi si trovano: Croce Rossa, parrocchie, associazioni private, infopoint M5S, circoli Arci, ostelli della gioventù, onlus e perfino la Sede Ultras Granata Pontedera. Chiunque, insomma, sembra aver messo a disposizione punti di raccolta per materiali di prima necessità. Le modalità di invio di cibo, vestiti e medicinali variano a seconda dei punti luminosi di questa galassia. 

Stop agli aiuti

Attenzione, però. Ieri il Coordinamento Emergenza Terremoto, gestito dal Comune di Rieti e dall'ASL, ha chiesto la sospensione dell'invio di materiale al Palazzetto Palacordoni, centro di smistamento. 

Beatrice, volontaria del Coordinamento a Rieti, testimonia che "da ieri siamo coordinati dal Comune. I camion vengono caricati da Palazzetto Leoni e mandati dove servono. Stiamo inviando solo cose di cui le popolazioni hanno bisogno attraverso i contatti diretti con la gente sul luogo. Non so come sia gestito il tutto nelle altre zone".

Ognuno fa isola a sé, insomma. In tutta Italia sono sorte un po' ovunque pagine per dirigere le azioni di solidarietà attiva per le popolazioni colpite dal sisma.

Dalla Protezione Civile fanno sapere che "nel momento in cui serve, in qualche modo la comunicazione arriva. La solidariètà è bella, ma se poi il bisogno non c’è si crea solamente un impedimento". 

Per la raccolta dei materiali si attivano in autonomia le regioni, a detta della sede di Roma. Manca tuttavia una indicazione da parte della Protezione Civile alle sue sedi locali su come gestire i centri raccolta regione per regione. La regione Lazio  ha attivato come canale ufficiale la mail sismarieti@regione.lazio.it : ad essa si può inviare la propria disponibilità a raccogliere genere alimentari, e nel momento della disponibilità la Regione contatta poi chi è disponibile all'invio. Per le Marche il riferimento è prot.civ@regione.marche.it. Ma per esempio sul sito della Regione Liguria - Protezione civile  non c'è scritto nulla. Lo stesso dicasi per esempio sul sito della PC Regione Sicila.

"E' complicato avere il quadro completo della situazione in tutta Italia. A livello di emergenza si fa caso per caso: la Regione Lazio ha avuto un'ottima idea per evitare di intasare il sistema", dicono da Roma, aggiungendo che si sta valutando la necessità di emettere un comunicato ufficiale in merito. 

Pescara del Tronto. I sopravvissuti...
Pescara del Tronto. I sopravvissuti trovano conforto e riparo nella tendopoli allestita dalla protezione civile

Fonti sul luogo della tragedia riferiscono che non c'è un coordinamento dall'alto per questo genere di attività. Se nei grandi centri magari non c'è più bisogno di generi di prima necessità, lo stesso può non valere nelle frazioni più piccole. In questo panorama, si rischia di diffondere appelli divenuti ormai vecchi. 

“Da Rieti, il responsabile del punto di raccolta mi ha dettto che è tutto vero: c'è un grosso problema di coordinamento non solo della protezione civile, ma tra protezione civile e il sentimento di solidarietà e vicinanza che si realizza nelle forme più disparate", riporta Christian Quintili, referente territoriale di ActionAid in Emilia. Umbro, era in ferie al momento del sisma ed era la persona più vicina ai luoghi del disastro. Christian riporta come, dalle sue fonti, ci sia confusione anche per quanto riguarda la catena di comando: "è molto strutturata per le attività di estrazione dalle macerie, perché siamo ancora in quella fase lì, mentre al momento la gestione dei beni ha dei difetti di coordinamento. Umbria, Lazio e Marche stanno ancora stabilendo chi deve prendere le decisioni, ufficializzando cosa serve e cosa no".

Oggi verrà istituito il tavolo di coordinamento. Le “situazioni particolari riguardano però i campi autogestiti, in cui ci sono gli sfollati che vogliono rimanere vicino casa. Lì non hanno nulla, al contrario dei campi della Protezione Civile, che pertanto li invita a non restare isolati".

Per il momento, dunque, l'unica iniziativa attiva con la quale si può fare la differenza e è l’SMS solidale al numero 45500 (alle 18 di venerdì 26 agosto sono stati raccolti 2 milioni e mezzo di euro). "Serve sangue ma non abiti o cibo. La protezione civile infatti ha un suo meccanismo di approvvigionamento strutturato", ha detto ieri il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Soprattutto servono soldi: per questo la Regione ha oggi attivato un conto corrente per le donazioni, e presto "per tracciabilità e trasparenza" sarà definita la destinazione del denaro raccolto.

Da tutta Italia, intanto, volontari e semplici cittadini sono in viaggio (o sono già arrivati) alla volta del rietino e della provincia di Ascoli Piceno, portando il contributo raccolto nei propri territori.
 
 
"La Protezione Civile ha provato a fare da coordinamento, ma poi ognuno effettivamente fa come gli pare", ha detto Marco Giovannelli di VareseNews raggiunto telefonicamente e parlando del caso della propria provincia. Tutto naturalmente, come lui sottolinea, può servire alle popolazioni colpite dal sisma.
 
La palestra evacuata a Ascoli dove...
La palestra evacuata a Ascoli dove sono stati sistemati coperte e acqua, foto dall'inviata Anna Saccoccio
 
Il progetto collaborativo
 
Il logo di...
Il logo di http://terremotocentroitalia.info/

Da stamattina grazie al lavoro di molti è online www.terremotocentroitalia.info , progetto nato dall'esperienza e dalla cultura dei civic hacker italiani per condividere info utili e possibilmente verificate sul Terremoto del 24 Agosto 2016. L'obiettivo è creare un sistema che permetta di filtrare segnalazioni multiple e di tenere traccia dei bisogni sul territorio attraverso un'azione redazionale collettiva che raccolga e pulisca le segnalazioni che arrivano su questo e su altri gruppi social del genere.
 
Il meccanismo si avvale di una redazione collaborativa multicanale che raccoglie info dalle zone colpite cercando di coinvolgere direttamente cittadini che hanno accesso alla rete, e instrada le loro segnalazioni su diversi canali a seconda delle preferenze dell'utente. Le segnalazioni vengono sistematizzate, se possibile verificate e pubblicate in diversi formati processabili per poi confluire in un sito web dedicato. 
 
La comunicazione online della Protezione Civile
 
"Compito della Protezione Civile in sede di prevenzione e di gestione delle emergenze è avvisare (e gestire) il prima possibile il maggior numero di persone possibile. Usare tutti gli strumenti disponibili per intercettare il maggior numero di persone dovrebbe essere quindi un processo evolutivo naturale. Essere riferimento unico e certo. Questo attualmente non accade ma non è mio interesse sapere il perché, mi interessa provare a capire come si potrebbe fare diversamente e più efficacemente",  scrive Gianluigi Riva su Medium. 
 
Le indicazioni sono quelle di: creare un social media team di protezione civile; liste di volontari digitali pronti ad intervenire in maniera autorevole; codificare hashtag di conversazione delle emergenze e georeferenziarliassieme ad altre utili raccomandazioni da tenere in caso di emergenza. A partire da una più efficiente gestione del sito Internet e dei social network. 
 
Importante è il tema del peso di ciascun nodo nella comunicazione online e nella gestione delle emergenze, scrive Giovanni Boccia Artieri , professore ordinario di Sociologia dei Media Digitali e Internet Studies a Bologna. La protezione civile è, in questi casi, l'entità che dovrebbe avere maggior peso. 

Dall'articolo di Gianluigi Riva è nato un interessante dibattito  su Facebook sul tema di una protezione civile digitale che gestisca in modo adatto a realtà e mezzi le emergenze. Ha risposto nel merito Maurizio Galluzzo di Emergenza24 . Ecco una parte del suo intervento: 

Vorrei che fosse chiaro che ci sono più livelli di comunicazione e quello pubblico, ovvero i social, è solo uno dei tanti. In questo particolare evento i meccanismi della PC hanno funzionato adeguatamente e non hanno usato ovviamente i social. Il tavolo di discussione del Dipartimento della Protezione Civile sulla comunicazione (e social in particolare) c’è e si chiama SocialProCiv e ne sono membro. C’è stata lo scorso anno una AMPIAMENTE DIFFUSA call alla quale hanno risposto associazioni, enti locali e cittadini.

Emergenza24 fa parte del tavolo della PC SocialProCiv. È aperto a tutti, nella costruzione delle regole, fino alla gestione. Ma diciamocela tutta: il problema non è il contenitore, è la narcisa voglia di molti di usare anche le occasioni meno felici per ottenere qualche like. Ne abbiamo raccolti centinaia di casi in questi anni.

Tutti vogliono lo spazio di visibilità diretta personale. Abbiamo proposto la collaborazione di tantissimi e pochissimi hanno aderito preferendo ignorare. Basta vedere quanti rilanci delle nostre notizie fanno rispetto a ricopiare (identiche) e poi rilanciarle dal proprio account.

Si rimanda a questo post su Facebook per una panoramica completa del dibattito in corso. 

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