Quotidiani locali

Vai alla pagina su Olimpiadi di Rio 2016
Rio 2016, stesse medaglie di Londra ma meno sport sul podio

Rio 2016, stesse medaglie di Londra ma meno sport sul podio

Scende il costo per medaglia della spedizione azzurra: se il bottino è superiore alle attese, è pur vero che sono sempre le stesse Federazioni ad andare a bersaglio. Anzi, meno. Gli esperti spiegano perché, e quale la strada da seguire per migliorare

Il bilancio delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, appena concluse, sorride al Coni di Giovanni Malagò, che aveva fissato a 25 medaglie l’obiettivo minimo della spedizione azzurra. Ne abbiamo vinte 28, ultima delle quali l’argento della nazionale del volley in finale contro il Brasile. "Abbiamo fatto un bella figura. E se mi chiedete se sono contento, vi dico sì. Usciamo dall'Olimpiade a testa alta", ha dichiarato il n. 1 dello sport italiano.

  • 28 medaglie a Rio, eguagliato il bottino di Londra: il costo per medaglia per i contribuenti (e per il Coni) è minore rispetto alle ultime tre edizioni;
  • Alcune Federazioni Sportive Nazionali (FSN) come scherma, tiro al volo, tiro a segno e canoa, pur avendo budget ridotti o contributi dal Coni in contrazione, continuano a fare arricchire il nostro medagliere;
  • Sono però sempre le solite federazioni sportive ad andare a medaglia, anzi, sempre meno: il bacino dei nostri podi è più stagnante;
  • Alcune FSN più di altre però sanno impostare progetti olimpici a lunga scadenza: fondamentale investire su ottimi allenatori, innovazione tecnologica e sul supporto psicologico;
  • Per migliorare e trovare risorse economiche da destinare allo sviluppo dello sport, le Federazioni devono trovare un compromesso tra approccio un statalista (dipendente dai finanziamenti del Coni) e uno più imprenditoriale.

Se dovessimo calcolare quanto ci è costata ciascuna medaglia, andando a guardare i finanziamenti pubblici che il Coni riceve dallo Stato e distribuisce a ciascuna federazione, noteremo che l’Italia ha migliorato la cifra delle Olimpiadi di Beijng e Londra toccando quota 14.5 milioni per podio. Un risultato ancora lontano dai 12.9 milioni di Atene 2004, quando la spedizione azzurra portò a casa un ricco bottino di 32 medaglie a fronte di un finanziamento pubblico di 414.2 milioni di euro, ma comunque migliore rispetto alle ultime due edizioni delle Olimpiadi.

Ci sono paesi che sanno far meglio ai Giochi utilizzando meno risorse pubbliche, come UK, Francia, Germania, ma per fare un’analisi economica dei risultati ottenuti a Rio non bisogna dimenticare che se per esempio nel Regno Unito il fine dichiarato degli investimenti sullo sport è la conquista di allori olimpici, le nostre FSN (Federazioni Sportive Nazionali) sono attive su due fronti: la preparazione olimpica e la promozione dello sport a tutti i livelli.

Non tutto il budget di ciascuna federazione è quindi dedicato alla mera conquista di medaglie. Se il collegamento tra investimento economico da parte del Comitato olimpico di Roma e i risultati sportivi nella massima kermesse fosse una semplice equazione matematica, allora la spedizione azzurra in Brasile avrebbe compiuto un vero miracolo in quanto il Coni, come si vede in questa tabella tratta dall’ultimo bilancio pubblico, deve lavorare con sempre meno risorse, e di conseguenza le federazioni devono e dovranno ingegnarsi a trovare altre fonti di finanziamenti e sponsorizzazioni. 

Tratto dal budget 2015 pubblicato sul...
Tratto dal budget 2015 pubblicato sul sito del Coni

Dallo stato ogni anno arrivano dei soldi. Nel 2015 sono arrivati infatti 405.7 milioni di euro, in flessione di 7.6 milioni (-1.8%) rispetto al 2014 (413.3€/mil). Parliamo di cifre in costante diminuzione dal 2010 (461.1 milioni) e che riflettono le disposizioni in materia di contenimento della spesa pubblica. Con i contributi da regioni, comuni, province, altri enti pubblici e privati, CIO e COE si tocca quota 417.4 milioni di euro, ma più oltre non si va. I contributi per l’attività istituzionale trasferiti dal CONI alle Federazioni (FSN) sono di 234.5 milioni: soldi, questi, con i quali le FSN devono lavorare. Essi sono in diminuzione rispetto al 2014 (242.7M) e anche rispetto al 2013 (256.1M).

Medaglie azzurre: le solite note
Alcune federazioni ci hanno abituato da anni a grandi exploit nonostante, guardando alla mera forza economica e alle tabelle del Coni, nessuno vi punterebbe un centesimo. Si pensi alla boxe, a secco in Brasile ma in grado di vincere 6 medaglie tra Londra e Cina nonostante un contributo aumentato di appena l’1.27% negli ultimi 6 anni. Oppure del caso della canoa (FICK) e del canottaggio (FIC), che portano in due un bottino di 7 medaglie in tre giochi a fronte di una diminuzione dei contributi complessiva del 16.70%.  Un paradosso puramente numerico sarebbe quello della Federciclismo, che ha goduto di  un sostanziale incremento dei fondi (+139% in 8 anni) ma a Rio ha vinto le stesse medaglie dei nostri rematori (-10.70%).

Nuoto, scherma, tiro a segno e tiro al volo, i quattro grandi bacini di medaglie per l’Italia con 45 podi conquistati su 83 nelle ultime tre edizioni, hanno destini ben diversi quando si tratta di elargizioni da parte del Coni: va decisamente meglio alla FIN, per capirci, come si vede da questa tabella.  I nostri schermidori quest'anno son però andati peggio degli anni scorsi: segnale questo che nonostante la tradizione rimanga la migliore al mondo, bisogna continuare ad innovare: una mancanza di lungimiranza, progettualità e unità del movimento sommata ad un'endemica riduzione dei margini economici può diventare fatale ad un'Olimpiade.

Se il bottino di medaglie supera le attese, c’è da riscontrare tuttavia una contrazione nel numero di FSN andate a medaglia: quest’anno sono state appena 8, un numero inferiore rispetto alle 13 di Atlanta 1996, alle 15 di Atene 2004 o alle 14 dell’edizione londinese del 2012.

Insomma, ci affidiamo ai soliti noti e fatichiamo ad emergere in nuove discipline.

Una maggiore concorrenza
Uno dei motivi è da attribuirsi sicuramente all’aumento della concorrenza. Le nazioni partecipanti quest’anno sono state 205, un record, con 11.178 atleti confermati per 306 eventi e 42 discipline. Negli anni sono aumentati dunque i paesi che hanno sfilato alla cerimonia di apertura. Se a Roma 1960 c’erano 83 nazioni e a Los Angeles 1984 ben 142, nell’edizione spagnola di Barcelona il numero è salito a 172.  Negli ultimi 20 anni, in particolare, queste sono state le cifre:

Atlanta 1996: 197 paesi (10.318 atleti)
Sydney 2000: 199 paesi (10.651 atleti)
Atene 2004: 201 paesi (10.625 atleti)
Beijing 2008: 204 paesi (10.942 atleti)
Londra 2012: 204 paesi (10.568 atleti)


Va quindi calcolato anche l’ impulso forte dato dai governi di alcuni paesi, come la Cina, verso l’ipercompetitività a livello globale dei suoi atleti. Ciononostante, come detto, resta il drastico ridimensionamento delle Federazioni salite sul podio rispetto al trend tutto sommato uniforme degli ultimi 20 anni.

Perchè sempre i soliti sport a medaglia? A quale prezzo si sale sul podio?
Prova a rispondere Dino Ruta, studioso dello sport italiano e Scientific Director of International Master in Management, Law and Humanities of Sport (FIFA Master) alla Bocconi.

“Le federazioni sportive italiane hanno la natura della pubblica amministrazione. I loro uffici assomigliano un po’ a quelli di comuni di paesi da 20.000 abitanti. Un tempo dovevano solo pensare a spendere i soldi che ricevevano, oggi la logica è cambiata ed è difficile chiedere alle stesse persone di avere identiche abilità di ricerca dei fondi sul mercato”, dice l’esperto. “Alcune stanno cercando di farlo come pallavolo e judo, per esempio; per altre, ci vuole più tempo complice la difficoltà di avere un rapido ricambio delle risorse umane all’interno delle FSN”.

I ragazzi d'argento della pallavolo
I ragazzi d'argento della pallavolo

La formula del successo, secondo il professore universitario, è determinata da: investimenti, competenze e attitudine mentale. 

“Oggi è importante allenare sì il fisico, ma anche la mente. Negli ultimi anni lo sport si è avvalso sempre più  di professionisti in grado di fornire supporto psicologico. Alcune federazioni ci riescono meglio di altre: d’altronde le Olimpiadi sono un tipo di evento che dà una pressione pazzesca in un periodo di tempo estremamente limitato. Atleti come Bolt sono forti anche perché sanno farsi trovare pronti nei momenti chiave. Casi come quello della Errigo, favorita nel fioretto ma che non è riuscita a raggiungere la finale, mostrano come non si sia curato a sufficienza l’aspetto psicologico”.

Chi riesce ad avere questo approccio, anche a livello di squadra, eccelle dunque. Fondamentale è inoltre avere i giusti tecnici, che sanno portare novità e metodologie diverse. Si pensi alle rivoluzioni di Velasco nella pallavolo e Rudic (ma anche dello stesso Campagna) nella pallanuoto, e quello opposto dell’ex ct. della scherma Cerioni, emigrato in Russia per la fortuna del paese di Putin (7 le medaglie conquistate).

“I grandi campioni sono allenati da grandi allenatori. È inutile confrontare i bilanci di modelli di governance diversi tra loro. L’Italia potrebbe investire meglio i suoi soldi, certo, ma se nel tempo si mettono a disposizione degli allenatori e degli staff tecnici i giusti impianti e le tecnologie d’avanguardia con il tempo le cose si bilancerebbero” a prescindere dai modelli di business dei vari comitati olimpici centrali.

E visto che nello sport c’è sempre da considerare l’eventualità che l’imponderabile si verifichi, avere portenti della natura come Phelps o Bolt che fanno da soli incetta di medaglie per il proprio paese, e per di più in diverse gare, certamente aiuta. Questo, però, è qualcosa di difficilmente programmabile.  

ll confronto con la Gran Bretagna
L’edizione brasiliana ha fatto segnare uno storico record: per la prima volta la squadra che ha ospitato l’Olimpiade quattro anni prima ha vinto più medaglie (67) di quando giocava in casa (65). In una dichiarazione della scorsa settimana, Rod Carr, a capo di UK Sport, ha detto: “La nostra visione è quella di ispirare la nazione attraverso il successo olimpico e paralimipico”.

Perché il Regno Unito sta vincendo così tante medaglie ai Giochi Olimpici?

In media, scrive l'Independent, ogni medaglia è costata ai contribuenti inglesi 4 milioni di sterline (€4.6 milioni al cambio attuale), ovvero significativamente meno rispetto ai 14.5 milioni calcolati per la campagna di Rio 2016 per l’Italia sul budget 2015 (59.1 milioni per medaglia se invece considerassimo gli investimenti pubblici totali nei 4 anni che hanno preceduto la kermesse di Rio, ovvero 1.65 miliardi di euro)

Dopo l’umiliazione ad Atlanta 1996, quando la Gran Bretagna finì 36° nel tabellone olimpico dietro al Kazakistan con appena un oro vinto (15 podi totali), riporta il Guardian , il primo ministro Major decise di utilizzare i fondi della lotteria nazionale per finanziare lo sport. Oggi, un quinto delle entrate della della National Lottery viene impiegato in questo modo.

L’investimento di UK Sport nel periodo 2013-2017 è stato di £543 milioni. I contributi pubblici incassati dal CONI nel solo arco temporale 2013-2015 sono stati di 1 miliardo e 238 milioni di euro.

Il 40% dei finanziamenti arriva direttamente dalle tasche dei risparmiatori, scrive la BBC: equivale a circa 80p all’anno per cittadino. A Pechino gli sport che hanno portato più medaglie (atletica, ciclismo, canottaggio, vela e nuoto) avevano ricevuto la metà dei contributi, e hanno portato 36 delle 47 soddisfazioni olimpiche.

Il sistema dei contributi (controverso, si veda il caso del taglio fondi al basket dopo l’insuccesso nel 2012, ma efficiente) si basa, nel Regno Unito, sui podi ottenuti ai Giochi Olimpici. Meno medaglie vuol dire semplicemente meno soldi incassati.  In controtendenza rispetto al nostro paese, i contributi sono aumentati del 16% rispetto alle Olimpiadi cinesi del 2008.

Un dettaglio di quanto ricevono i singoli sport nel Regno Unito può essere trovato qui.

Come migliorare?
“Alla cultura sportiva non si può applicare una prospettiva di mercato, ma neanche una prospettiva assistenzialista e statalista, bisogna trovare una via di mezzo”.

Questo in sintesi il pensiero del professor Michele Costabile, ordinario della Luiss, direttore della Laurea Magistrale in Marketing e del centro di ricerca X.ITE che ha studiato il valore economico degli Internazionali BNL a Roma.

Il canottaggio italiano, una delle...
Il canottaggio italiano, una delle storiche sicurezze per andare a medaglia

“È  sempre bene ricordare il famoso adagio di Einstein sulla misurazione: non tutto ciò che può essere misurato conta, e non tutto ciò che conta può essere misurato. Una premessa  doverosa per evitare letture superficialmente ‘efficientiste’ del costo per medaglia, e quindi immaginare che sia un indicatore valido e affidabile del ritorno sull'investimento fatto dallo Stato e dal Coni sulle singole federazioni. La partecipazione sportiva genera un valore per molti versi pari se non superiore alla vittoria dal punto di vista etico, politico, civile e simbolico in senso lato”

“I ritorni degli investimenti in sport infatti sono molteplici ed eterogenei: da quelli sugli ecosistemi economici dei singoli sport - circoli sportivi, servizi di training, strutture diffuse sul territorio, aziende che sviluppano attrezzature e tecnologie per lo sport  - a quello legato agli eventi, anche in ottica di strategie di promozione del turismo”.

Solo gli Internazionali di Tennis a Roma, infatti, si calcola abbiano avuto un valore di mercato intorno ai 120 milioni di euro. 

Fatta questa premessa, ed evitando letture riduzioniste e strumentali, del tipo "viva il Coni", "abbasso il Coni", "troppi soldi al Coni", "addosso alle olimpiadi", "viva Roma 2024", "spreco Roma 2024", è utile andare a fondo per analizzare il rapporto tra finanziamenti e praticanti, oppure tra finanziamenti pubblici e privati. Indicatori, questi, della capacità di chi governa le Federazioni di gestire imprenditorialmente lo sport, non facendo leva solamente sul contributo dello stato.

Secondo il professor Costabile è necessario incentivare chi gestisce le federazioni sportive ad andare sul mercato e valorizzare i contributi privati. L’esempio virtuoso di altri paesi e di altri sport, in grado di trovare fonti di ricavo alternative, oppure del calcio e della sua globalizzazione economica (anche tramite l’utilizzo degli strumenti digitali), devono pertanto essere da traino all’intero movimento, almeno nell’opinione dell’esperto della Luiss.

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie