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Tassa di soggiorno, quanto spendiamo (e come la usano i comuni )

Quanti sono i comuni in Italia che la applicano, e con quali modalità? Ma soprattutto, come reinvestono gli introiti derivanti dalla tassazione sui turisiti? 

Se in periodo vacanziero avete soggiornato in un comune che vi ha fatto pagare ogni giorno di permanenza sul suo territorio, vi sarete forse chiesti la ragion d’essere di questa imposta percepita spesso con fastidio dal turista. Quanto è diffusa? Come funziona? A cosa serve? Ma soprattutto, come reinvestono questi soldi le amministrazioni?

In sintesi, la tassa di soggiorno serve a finanziare proprio gli investimenti sul turismo da parte delle municipalità e la prevedono quasi mille comuni in Italia. Ma il loro numero è in costante aumento.

Andiamo con ordine. 

Come fa notare l’Associazione Italiana Confindustria Alberghi, ad oggi non risulta un ente preposto incaricato di monitorare quanti comuni la applichino, il gettito complessivo né a cosa gli introiti da essa derivanti siano destinati. L’Anci, ovvero l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, aggiunge che sull'imposta di soggiorno non ci sono ancora dati aggiornati al 2016, né  obblighi di comunicazione delle delibere. 

L’ultimo, esaustivo studio sul tema lo ha consegnato però Federalberghi nell’agosto 2015. I dati sono quindi aggiornati all’ultima annata turistica (il settore, che offre lavoro a circa 1,5 milione di persone, vanta 375 milioni di pernottamenti annuali). 

L’imposta di soggiorno grava solo su alcune categorie di visitatori, e cioè i turisti pernottanti, e non su altre, come ad esempio gli escursionisti giornalieri, che non alloggiano ma che possono avere un impatto decisivo rispetto alle destinazioni. Un modo per ovviare alla cosa è stato istituire una tassa sull’accesso alla destinazione, ovvero la cosiddetta imposta di sbarco (fino a un massimo di 1,5 euro) di cui è responsabile la compagnia di navigazione. I primi ad introdurla sono stati i comuni di Capri e Anacapri, seguiti da altri 10 municipalità (Osservatorio sulla fiscalità locale, luglio 2015). 

La diffusione dell’imposta di...
La diffusione dell’imposta di soggiorno e dell’imposta di sbarco nei comuni italiani

CHI PUÒ DELIBERARLA?
I comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni (in aumento in seguito alle norme che spesso impongono ai piccoli enti obblighi di gestione associata) nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte.  Nonostante il quadro di riferimento normativo sia incerto, il numero dei paesi classificati come turistici è in costante aumento. Per esempio, la provincia di Trento, la provincia di Bolzano e la regione Marche hanno riconosciuto come turistici tutti i propri comuni.

Detto questo, vediamo i numeri. Potrebbero deliberare l’applicazione dell’imposta di soggiorno 4.147 località, ovvero più della metà (51,5%) del totale degli 8.047 comuni italiani. La maggior parte di essi si trovano in Veneto (536) e Piemonte (509). L’imposta non può essere invece applicata in 3.902 comuni, pari al 48,5% del totale (rispetto al 51,5% dell’anno precedente). 

COME FUNZIONA? 
L’imposta è corrisposta dal cliente-turista per un certo numero di giorni che va da un mimino di 1 notte fino a un massimo di 30 (con qualche eccezione di durata ancora maggiore). È di norma commisurata alla tipologia di struttura ricettiva ed alla categoria (per intenderci, le stelle o spighe degli alberghi) nonché al numero dei pernottamenti registrati, secondo un criterio di proporzionalità inizialmente istituito per Roma.

Firenze, ad esempio, applica una tariffa minima di 1,5 euro agli alberghi a una stella per arrivare a 5 euro nel caso di quelli a 5 stelle. Milano parte da un minimo di 2,00 euro per arrivare a un massimo di 5,00 euro per i 4 e 5 stelle (il massimo previsto ovunque tranne che a Roma, dove può arrivare a 10 euro). A Torino, da un importo minimo di 1,30 euro si giunge a 4,90 euro. In città come Bologna, Vicenza o Orbetello, per esempio, sono stati istituiti scaglioni legati non tanto alle stelle, quanto al prezzo pagato in albergo dal turista.

Influiscono naturalmente ubicazione della struttura e periodo di pernottamento (a Viareggio, per esempio, nei mesi di alta stagione la quota giornaliera dell’imposta è ridotta del 40%, mentre a novembre, dicembre e gennaio, la riduzione è dell’80%). Alcuni prevedono anche la formula a forfait, come per esempio 34 euro per chi pernotta in alcune località del lago di Garda dal 1 giugno al 20 settembre. 

A Venezia il prelievo medio per...
A Venezia il prelievo medio per turista è di 2,48 euro

INTRODUZIONE IN CRESCITA COSTANTE
Se nel 2014 erano 628 i comuni che applicavano l’imposta, nel 2015 questo numero è salito a 712 – a cui vanno aggiunte le 23 località in cui è prevista la tassa di sbarco (735). Un aumento di oltre il 13% rispetto all’anno precedente, quindi. Nel novembre 2015 sono diventati 940 con l’aggiunta di 217 comuni del Trentino, dei quali 205 dispongono di almeno un esercizio ricettivo.

Si tratta dell’11.7% dei comuni del Bel Paese, calcola Federalberghi, ma con il 56.3% dei posti letto complessivi. Fra le grandi regioni turistiche la Toscana è quella con la maggiore densità di comuni che l’hanno adottata, mentre nei comuni del Friuli-Venezia Giulia fino ad oggi questa imposta non è stata recepita per scelta dell’Amministrazione regionale (anche se è stato comunicato che a breve vi sarà un adeguamento in merito). 

Percentuale di comuni con imposta di...
Percentuale di comuni con imposta di soggiorno o di sbarco nelle regioni italiane

QUANTO GUADAGNANO I COMUNI
Il prelievo medio è di 1,63 euro a pernottamento per turista. L’imposta pesa mediamente 3,44 euro per notte a Milano, 3,20 euro a Roma, 2,59 euro a Firenze, 2,48 euro a Venezia, 1 euro a Napoli.

Il gettito raccolto dall’imposta di soggiorno e dall’imposta di sbarco nel 2014 è stato di circa 337,3 milioni di euro con un aumento del 36,0 % rispetto all’anno precedente (247 milioni di euro, determinato per un po’ meno dei due terzi da un aumento delle tariffe e per il resto da nuovi comuni che l’anno applicata). Per il 2015, Federalberghi aveva previsto un valore del gettito raccolto intorno ai 428 milioni di euro (+27%). Vi sono comuni che incassano milioni, come le grandi metropoli, ed altri che hanno dichiarato meno di duecento euro per un anno come Filogaso in provincia di Vibo Valentia e come Costa Volpino, in provincia di Bergamo.

È stato calcolato che le prime quattro città (Roma, Milano, Venezia e Firenze) nel 2015 abbiano riscosso più del 55% del gettito nazionale. La sola città di Roma peserebbe per il 25% del gettito. 

COME REINVESTONO QUESTI SOLDI?
L'imposta di soggiorno è istituita in base alle disposizioni previste dall'art. 4 del Decreto Legislativo 14 marzo 2011 n.23. Prevede che il relativo gettito sia “destinato a finanziare gli interventi, previsti nel bilancio di previsione del comune per il turismo, la manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali, nonché i servizi pubblici locali”.

“L’area di destinazione è risultata conseguentemente generica e suscettibile di interpretazione estensiva”, fa notare Federalberghi, “La destinazione dell’imposta di soggiorno in Italia appare molto ampia, perché nelle finalità indicate dalla legge tendono a rientrare molte delle attività svolte dai comuni. Per una destinazione vacanziera ogni atto e fatto ha una valenza turistica; si potrebbe dire che ‘è turismo anche tutto ciò che non è turismo’ Ad esempio qualsiasi attività culturale potrebbe essere riconducibile al turismo, così come la costruzione di molte infrastrutture”.

L’imposta di soggiorno ha un ruolo notevole nei bilanci dei comuni. Nel 2014 a Firenze ha inciso per il 6,3% del totale delle entrate tributarie; a Venezia per il 6,6%, a Rimini per il 5,5%, a Riccione per il 5,8%. Minore è stata l’incidenza a Roma (2,6%) e a Milano (2,6%), ma sempre rilevante. Ovviamente assume grande importanza per comuni turistici come Cavallino Treporti (18,3%), San Michele al Tagliamento (11,3%), Montecatini Terme. (6,2%). Considerevole è anche l’incidenza dell’imposta di sbarco a Capri (13,2%) e Favignana (13,1%).

Nel caso del comune di Napoli l’assessorato al Bilancio, Finanza e Programmazione, di concerto con l’Assessorato al turismo ha deliberato (12 aprile 2013) che la somma raccolta debba essere destinata almeno per il 30% alla Direzione Cultura e Turismo. Bologna articola i 3.5 milioni di gettito da spendere nel 2014 in tre macro-voci: al sistema culturale va il 50,9%, al Turismo e marketing urbano il 35,4%, mentre il 13,7% è destinato ad interventi nel campo della qualità urbana e della manutenzione. Nel caso di Venezia, la distinzione è fra interventi in materia di turismo (45,1% del gettito), con nove destinazioni specifiche; interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni ambientali (18,0%), con quattro destinazioni specifiche; interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali (37,0%), con nove destinazioni specifiche. Simile l’impiego anche a Milano.  Il comune di Bardonecchia, in provincia di Torino, una piccola realtà che conta solo con 3.248 abitanti, ha deciso di destinare l’imposta per il 70% al Consorzio Turismo Bardonecchia e per il 20% all’Associazione Turistica Pro Loco. Il rimanente 10% è stato gestito direttamente dall’ufficio comunale Cultura/Sport/Turismo.

TRE CASI EMBLEMATICI: COMO, FIRENZE, OTRANTO
Abbiamo chiesto a tre amministrazioni di comuni differenti per posizione geografica (nord, centro e sud) e dimensione, come la tassa di soggiorno venisse applicata, e quali vantaggi ne traessero le casse civiche.

L’assessore alla Cultura e al Turismo di Como, Luigi Cavadini, riferisce ad AGL che gli “dall’anno di introduzione, nel 2013, gli introiti sono in aumento nonostante la cifra richiesta ai turisti sia rimasta la stessa. Il gettito, su un bilancio a 100 milioni di euro, è di circa 650.000 euro, ovvero meno dell’1%. Quest’anno puntiamo ad almeno 700.000 euro”.

“Gli ambiti di utilizzo degli introiti sono quelli di pertinenza del turismo: parliamo per esempio di abbellimenti, interventi di miglioramento della situazione delle piazze e dei luoghi esposti al pubblico, ma anche di attività connesse al turismo come manifestazioni che possano richiamare turisti o nuove iniziative. Ci confrontiamo con le associazioni degli albergatori” 

A Como l'incidenza sul bilancio...
A Como l'incidenza sul bilancio comunale è meno dell'1%

Interessante è la proposta di alcuni comuni come Otranto, Ostuni e Ferrara di abbinare all’applicazione dell’imposta la possibilità di usufruire di una card che permetta al cliente-turista di utilizzare alcuni servizi e di beneficiare di alcune riduzioni.

 “Il vantaggio è che i turisti non la percepiscono come un’imposta, ma è aggraziata dai vantaggi di avere una serie di servizi che apprezzano”, racconta l’avv. Paola Manca, responsabile dell’Area Tributi, Personale, Suap e vicesegretario comunale.  “Parliamo per esempio del noleggio gratuito delle biciclette; dello sconto sul biglietto d’ingresso per il Castello Aragonese; della visita guidata gratuita nella zona portuale; di uno sconto del 10% nei negozi che espongono la card; l’accesso al wifi o ai parcheggi in aree di  sosta gratuita”. 

Otranto è stato uno dei primi comuni ad introdurre l’imposta (4 luglio 2011), da subito con il formato della carta servizi. “Cerchiamo di incentivare il turismo nei mesi di bassa stagione differenziando le tariffe. Gli introiti vengono reinvestiti in servizi per il turista come i bus navetta; la manutenzione delle strade e della pineta;  il potenziamento della pulizia municipale. È stata stabilita una commissione per la Otranto card, ed è chiesta la partecipazione alle varie decisioni da parte degli operatori di categoria”. 

“L’imposta va aumentando perché contemporaneamente sono aumentate le strutture ricettive nel settore: siamo partiti incassando circa 400.000 euro, e siamo arrivati ai 700.000 euro dell’anno. Quest’anno sono previsti intorno agli 800.000 mila euro”. 

A Firenze, infine, su 350 milioni di euro di entrate del titolo primo (tributarie, contributive e perequative), si stima di incassare dall’imposta di soggiorno circa 30 milioni di euro per il 2016, ovvero meno del 10% del totale.

“Viene reinvestita secondo la legge”, spiega Marina Ristori, direttore dell’area di coordinamento Risorse Finanziare. “Si tratta di interventi a sostegno del settore turistico, che in una città come Firenze sono diversi: da manutenzione e decoro della città, a quella di immobili e rete viaria, passando per i servizi pubblici locali. La parte più significativa si investe sulla fruizione e sul recupero beni culturali”.

Istituita già nel 2011 in forma di prelievo diretto, è stata aumentata nel 2015 di 50 cent. in maniera proporzionale alla categoria ricettiva. Per quanto riguarda le persone in transito giornaliero, impossibili da intercettare altrimenti, è stata prevista una tassa di imbarco e sbarco in aeroporto, oltre ad un ticket per i bus turistici che pagano il permesso di ingresso a seconda del livello di inquinamento che portano alla città.

“Il turista non è infastidito da questa tassa”, risponde la Ristori a Federalberghi, quest’ultima sostanzialmente contraria all’imposta. “Si vedono gli investimenti fatti: l’offerta culturale è importante, e nonostante i 9 milioni di turisti ogni anno, la città è sufficientemente pulita e ordinata. Il fastidio sorge quando si prenota tramite intermediari e agenzie turistiche sul web e non viene richiesto il pagamento dell’imposta: il turista si aspetta di non dover pagare più nulla giunto in città, e invece non è così”. 

“Non esiste una disciplina unica...
“Non esiste una disciplina unica applicabile a tutte le strutture disponibili su Airbnb”, comunica il portale web

A tale proposito, fa notare l’operatore AirBnB che il quadro normative in materia è “intricato”, ed è necessario un “intervento legislative a livello nazionale” per far sì che caratteristiche e requisiti per le strutture ricettive non siano definiti unicamente dalle regioni.

La compagnia ha già “manifestato la disponibilità a replicare il modello di Parigi (il collect and remit, per il quale Airbnb raccoglie la tassa di soggiorno direttamente attraverso la piattaforma e la versa successivamente alle autorità competenti)  anche in città italiane, ma per fare questo sono necessari degli adeguamenti normative. Intanto”, scrive AirBnB, “siamo impegnati con alcune città (Firenze e Milano su tutte) in iniziative volte a rendere gli host più consapevoli degli adempimenti che devono seguire come, ad esempio, la creazione di pagine web dedicate con una serie di link utili forniti dalle autorità competenti”.

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