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Migranti. "Nell'hotspot di Pozzallo promiscuità e scarsa igiene"

Le condizioni di vita dei minori sono state denunciate dall’associazione Borderline Sicilia con Oxfam Italia e Diaconia Valdese. Rintracciati per le strade decine di ragazzi stranieri soli

Pozzallo. «Promiscuità, scarsa igiene, assenza di servizi essenziali»: le condizioni di vita dei minori all’interno dell’hotspot di Pozzallo sono state denunciate nelle settimane scorse dall’associazione Borderline Sicilia con Oxfam Italia e Diaconia Valdese, che hanno presentato un esposto denuncia alla procura della Repubblica presso il tribunale di Ragusa per segnalare che un operatore socio-legale del progetto Openeurope aveva rintracciato per le strade di Pozzallo decine di minori stranieri soli. Tutti «potenziali richiedenti asilo, privi di assistenza materiale e morale, collocati da oltre due settimane nell’hotspot della cittadina ragusana» molti dei quali mendicavano per racimolare i soldi per lasciare Pozzallo. Gli avvocati dell’associazione Germana Graceffo e Paola Ottaviano avevano incontrato successivamente 18 minori ospiti della struttura, dieci delle quali avevano sottoscritto la denuncia, datata 17 giugno.


«I minori - si legge tra l’altro - hanno raccontato di vivere in condizioni di promiscuità di genere, in ambienti non idonei alla permanenza prolungata, in assenza di servizi essenziali (acqua calda, quantità di cibo adeguate, supporto per ristabilire i contatti con la famiglia di origine), di non avere ricevuto l’informativa legale, né di avere avuto accesso ad alcun servizio di assistenza psicologica, anche in considerazione del fatto che molti dei minori presenti sono stati testimoni della morte di circa 450 persone» a seguito di un naufragio». La situazione era stata stigmatizzata anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui migranti dopo la visita del 23 giugno, quando la delegazione aveva denunciato una serie di carenze e criticità. Nello stesso giorno anche l’ong

Human right watch avevano sollevato il caso, sottolineando che «è inaccettabile che giovanissimi e bambini vulnerabili senza famiglia rimangano per settimane, mentre gli adulti sono normalmente trasferiti in tre giorni», esponendoli «al rischio di violenze e abusi sessuali».
 

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