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Libertà di stampa, 28 giornalisti italiani morti per aver detto la verità

Per la giornata mondiale per la libertà di stampa è stato presentato il dossier di Ossigeno per l'informazione sul rapporto tra i media e le minacce da parte della mafia. Giovanni Tizian, giornalista sotto scorta dell'Espresso, ha incontrato i ragazzi di quattro licei romani. Il vicepresidente della commissione Antimafia alla Camera, Claudio Fava, ha dichiarato: "Presto pene più severe per le querele temerarie"

ROMA. Minacciati di morte, sotto scorta e negli ultimi anni anche malpagati: cosi vivono molti giornalisti di tutto il mondo. E per ricordare lo sforzo compiuto dai cronisti che hanno combattuto per difendere il proprio lavoro, il 3 maggio si festeggia il Word Press Freedom Day , la giornata mondiale per la libertà di stampa.

In Italia i numeri presentati dalla ricerca di Ossigeno per l'informazione, intitolata "L'antitesi mafia informazione", sono poco rassicuranti: 2800 giornalisti sono stati minacciati, 15 vivono sotto scorta e 28 sono stati uccisi. Tutti fattori che hanno fatto scivolare il nostro Paese alla 77sima posizione nella classifica di Reporter Sans Frontieres per la libertà di stampa. 

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La situazione internazionale. Negli ultimi cinque mesi (da gennaio 2016), secondo l 'International Federation of Journalists , sono stati uccisi ventisei giornalisti. Nel 2015, invecem i reporter che hanno perso la vita per il loro lavoro sono stati 110. Cameramen, fonici ma soprattutto freelance: i giornalisti che viaggiano poche volte possono contare sulla protezione degli editori. Per non parlare dei cronisti "imprigionati, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani", denuncia Anna Neistat, Alta direttrice per la ricerca di Amnesty International. 

Tra le minacce a cui sono sottoposti i giornalisti se ne è aggiunta una negli ultimi anni: la precarietà. Senza contratto e senza tutele, i cronisti scendono ogni giorno a patti con l'editore, con gli altri colleghi, con personaggi influenti o semplicemente con la storia che raccontano. Una catena incessante di diktat, di cose che non si possono scrivere o che 'sarebbe meglio evitare', tutto corre veloce sui binari dell'informazione odierna. Guadagnare, fermarsi, non andare oltre: questi sono gli incessanti compromessi quotidiani. "Non è questo modo di scrivere una qualche forma di limitazione della libertà d'espressione?" si domanda Giovanni Tizian, giornalista dell’Espresso e ospite al meeting dell’organizzazione no profit  Ossigeno per l'informazione con alcuni licei romani.

Il commento di un utente su Twitter che posta questa foto: "La penna è più potente della spada!", "Abbiamo davvero bisogno di metterlo alla prova?"

All’incontro, che si è tenuto alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, hanno partecipato 250 studenti di quattro licei romani: l’istituto tecnico Giovanni XXIII, il liceo artistico Ripetta, il liceo scientifico Plinio Seniore e l’istituto professionale Luigi Einaudi.

A tu per tu con i ragazzi. Smartphone in mano e cuffiette nelle orecchie: così arrivano le informazioni ai più giovani. Una news veloce, letta tra qualche link di Facebook o sentita distrattamente al televisore. "Sì, di solito non ci soffermiamo molto su quanto viene scritto dai giornali", rivela Marzia. Lei ha da poco compiuto 16 anni e ammette di non sapere nulla dei giornalisti minacciati dalla mafia se non "qualcosa, forse detta dai miei genitori".
Come Marzia, anche gli altri compagni di classe ignorano quasi del tutto le storie dei 28 giornalisti uccisi per il loro lavoro di cronisti , dalla Resistenza a oggi. Alcuni nomi forse li avranno sentiti in televisione o dai racconti dei genitori: Ilaria Alpi, Giuseppe Fava, Peppino Impastato "sì, non mi sono nuovi", ammette Carlo, 17 anni.

"È per questo che siamo qui oggi, per discutere con voi di quanto hanno fatto alcuni giornalisti che sono morti per diferendere la libertà di stampa, il vostro diritto ad essere informati correttamente", dichiara Alberto Spampinato, direttore dell'organizzazione no profit Ossigeno per l'informazione e fratello di Giovanni Spampinato, il cronista siciliano ucciso nel 1972. "Non siate distratti e attenzione alle bufale: approfondite sempre quello che vi viene detto", è invece la raccomandazione di Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti. 

Il racconto di Giovanni Tizian. Il giornalista, calabrese ma vissuto a Modena dopo l'assassinio del padre (di cui non vennero mai chiarite le circostanze) vive sotto scorta dal 22 dicembre 2010. "Quel giorno mi chiamarono in commissariato e mi dissero che avevano intercettato alcune minacce di morte rivolte al sottoscritto da parte di uomini della 'ndrangheta". Paura, sconforto? "Tanto", ammette il giornalista, "ma anche in quelle situazioni difficili mi sono lasciato guidare dalla curiosità che mi ha sempre spinto ad andare oltre, a raccontare quello che era sotto di tutti". Per Tizian la mafia ha cambiato volto e si è radicata al di là dei confini del meridione: "Prendete la situazione a Roma: qui i soldi la fanno da padrone, qui la criminalità ha comprato le persone. E spesso questo aspetto è meno evidente di un morto a terra". Ancora una volta il denaro è il compromesso della verità. La soluzione per sciogliere questo compromesso è fare rete, creare gruppi forti: "Se a raccontare le cose non siamo da soli, siamo in cento, il pericolo si riduce", conclude Tizian.

Il direttore di Ossigeno per...
Il direttore di Ossigeno per l'informazione Alberto Spampinato e il vicepresidente della Commissione antimafia Claudio Fava

L'impegno politico. In occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa è stata resa nota la ricerca per la Commisione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere. Il dossier è stato curato da Ossigeno per l'informazione e presentato da Spampinato e dal vice presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava (Si). "Tra le novità legislative di cui stiamo discutendo in aula c'è quella sulle querele temerarie, affinché vengano previste pene più severe e non solo le sanzioni amministrative", racconta l'onorevole. Anche Fava riconosce nel precariato "la nuova sfida" della libertà di stampa e invita i giornalisti a compiere un ulteriore sforzo: "La ricerca della verità deve vivere nella penna, nella telecamera e negli occhi di chi fa questo mestiere". 

Libertà di stampa, la nuova minaccia per i giornalisti è il precariato Presentato in conferenza stampa alla Camera il dossier "L'antitesi mafia-informazione" prodotto dall'organizzazione no profit Ossigeno per l'Informazione. Presenti il direttore Alberto Spampinato e il vicepresidente della commissione Antimafia Claudio Fava

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