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Omeopatia, due italiani su dieci ne fanno uso una volta all’anno

Omeopatia, due italiani su dieci ne fanno uso una volta all’anno

A ricorrervi più spesso sono le donne, tra i 35 e i 54 anni, residenti nel Nordovest. Da un sondaggio di Emg Acqua per Omeoimprese emerge il ritratto di chi oggi in Italia usa i rimedi di questa terapia complementare attorno a cui, tra sostenitori e detrattori, il dibattito è sempre acceso. L’11 aprile si celebra la Giornata internazionale

C’è chi è convinto che si tratti di acqua fresca e chi ne tesse gli elogi. Quando si tratta di omeopatia la discussione, prima di tutto tra gli addetti ai lavori, pare non avere fine e i toni si fanno accesi, pa’ticolarmente in Italia. In questo periodo dell’anno ci sono diverse iniziative per promuovere questa medicina complementare, culminanti lunedì 11 aprile, giornata internazionale dell’omeopatia.

Sostenitori e detrattori. La data è stata fissata per ricordare il fondatore,Samuel Hahnemann, nato il 10 aprile del 1775. Secondo la sua idea, la terapia si basa su dosi infinitesimali di sostanze che causano sintomi analoghi a quelli propri delle malattie da curare. I farmaci omeopatici sono diluiti e “dinamizzati”, vale a dire scossi in modo energico. La diluizione è tale, in alcuni casi, da eliminare tracce del principio attivo o comunque da non poterne misurare più la presenza. Punto su cui fanno leva molti detrattori. Come Silvio Garattini direttore scientifico dell’Istituto Mario Negri, e autore del libro “Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia”. «Quando si utilizza come sostanza madre un prodotto tradizionale ufficiale, questo deve essere diluito almeno 100 volte. Questo può significare solo due cose: o utilizziamo i farmaci a dosi 100 volte superiore al necessario oppure si vuole che il prodotto non faccia nulla». In genere la tesi di chi sostiene l’omeopatia è che non si sia trovato ancora la spiegazione scientifica dei meccanismi d’azione. Insomma, dicono, è efficace ma non si è ancora capito esattamente il perché.

Il mercato. Di certo è nutrito il numero di chi ricorre ai medicinali omeopatici per curarsi. Questo nonostante il costo elevato dei singoli prodotti, in Italia non rimborsato dal Servizio sanitario pubblico, con l'eccezione della Toscana dove dal 2005 l'omeopatia è inserita nei Livelli essenziali di assistenza. Lo testimonia prima di tutto la stabilità nel tempo e la crescita del mercato (del 3% per il 2015). I medicinali in commercio dal 1995 sono 25mila, circa 30 milioni le confezioni vendute ogni anno. Il fatturato è a quota 330 milioni di euro l'anno per le vendite in farmacia.

Uso in Italia e in Europa. Secondo un’indagine Istat il nostro Paese si posiziona al terzo posto sul mercato dopo Francia e Germania, con il 4,1% degli italiani che ne fa uso. Si stima siano oltre 100 milioni le persone in Europa che scelgono farmaci omeopatici. Della utilità ed efficacia ne è convinta anche la Svizzera, il cui ministero dell'Interno ha da poco annunciato l'intenzione di inserire, dal maggio 2017, lo status di medicina convenzionale a cinque terapie complementari tra cui l’omeopatia.

Il sondaggio. Secondo un sondaggio recentissimo commissionato da Omeoimprese, l’associazione che riunisce le maggiori aziende italiane produttrici di farmaci omeopatici, a Emg Acqua, l’80% degli italiani conosce l’omeopatia, più del 20% ne utilizza i medicinali almeno una volta l’anno e il 4,5% con una frequenza quotidiana o settimanale. «Emerge che il 16,5% della popolazione italiana ne fa uso almeno una volta in un anno- spiega il presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga, autore dell’"Elogio della omeopatia”-. Questa percentuale segna un leggero aumento rispetto ai dati di un'indagine del 2012 Doxa, precisamente dello 0,3%. Dunque non solo i medicinali omeopatici tengono, ma l'utilizzo si incrementa. E infatti i fatturati delle aziende crescono”. “E’ una disciplina tra le più diffuse, una disciplina medica - continua Gorga - come stabilito dalla federazione nazionale degli ordini dei medici. E regolamentata da un punto di vista legislativo in tutta Europa. I medicinali sottostanno a precise norme di sicurezza».

Il tipo omeopatico. Il sondaggio, basato su duemila interviste, ci consegna anche un ritratto di chi usa rimedi omeopatici in Italia: donne più che uomini (60,4% degli users), per lo più tra i 35 e i 54 anni. Con un’istruzione superiore in oltre la metà dei casi (53,7%). Concentrati nel Nordovest (34,4%) e poi nel Nordest (21,9%), Centro (16,2%), Sud (14,7%) e Isole (12,8%).

Più arnica, meno fiori di Bach. Con i rimedi omeopatici gli italiani curano soprattutto riniti, raffreddori, influenze (63,6%), dolori articolari o muscolari (30,4%), allergie e problemi all’apparato respiratorio (21,8%).

I problemi curati più di frequente con l'omeopatia


Fonte: Sondaggio Emg Acqua per Omeimprese

Il farmaco più popolare è l’arnica, usato più frequentemente dal 14,4% degli italiani. È tramontata la moda dei fiori di Bach, cui ricorre il 5.9% degli intervistati. In crescita anche l'utilizzo di farmaci omeopatici soprattutto in pediatria. Quasi 3 italiani su dieci li utilizzano per i bimbi, in particolare dai sei anni in su, soprattutto per infezioni respiratorie.

I principali medicinali omeopatici assunti

Fonte: Sondaggio Emg Acqua per Omeimprese

Percezione dell’omeopatia. «I dati sono per noi molto positivi e interessanti, ma ci dicono che dobbiamo lavorare per cercare di informare sempre di più la popolazione su che cosa sia realmente l’omeopatia – spiega Gorga -. In particolare è fondamentale sottolineare che si tratta di una medicina che non sostituisce le cure tradizionali ma le integra e affianca in maniera naturale e seguendo le caratteristiche e le esigenze di ognuno». 

Interessante vedere come, sempre dal sondaggio commissionato da Omeoimprese, il maggior vantaggio rilevato dall’utilizzo di questi farmaci sia individuato nell’assenza di effetti collaterali e controindicazioni (18,2%) e nel non essere tossici (15,5%). Il 18,6% degli intervistati continua a pensare poi che l’omeopatia sia meno efficace della medicina tradizionale, mentre un altro 18% contesta il fatto che le terapie siano troppo lunghe. Un altro dato colpisce: chi cerca informazioni su questi medicinali e su come usarli ha come referente il farmacista (40,6%), non il medico.

Normativa. La Comunità europea ha emanato la direttiva 2001/83/CE con una parte dedicata ai medicinali omeopatici. «L’Italia ha iniziato un processo di regolamentazione, che in altri paesi si è già concluso, per mettere sotto il controllo dell’Agenzia italiana del farmaco il medicinale omeopatico», dice Gorga. La normativa comunitaria è stata attuata con il decreto legislativo 24 aprile 2006 numero 219 . Ma anche qui le opinioni sono contrastanti: secondo Garattini «la legislazione italiana è centrata sulla sicurezza/non nocività del prodotto omeopatico e non sulla dimostrata capacità terapeutica».

Si legge sul sito del ministero della salute, «I medicinali omeopatici ad alta diluizione sono riconoscibili perché riportano sulla confezione esterna la seguente dicitura: 'medicinale omeopatico' seguita dalla frase 'senza indicazioni terapeutiche approvate'. Ciò significa che nessuna valutazione dell’efficacia del prodotto è stata effettuata dall’autorità competente (Aifa, Agenzia italiana del farmaco)».

Ma, precisa Gorga, oggi «se l'azienda decide di immettere sul mercato un nuovo medicinale utilizzando la procedura 'non semplificata'  per l'approvazione da parte dell'Aifa sarà possibile apporre in confezione l'indicazione terapeutica».
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