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spotlight: il film-denuncia

Così il Vaticano ripiomba nell’incubo del caso Law

«Non lo voglio incontrare e non desidero nemmeno che continui a stare in questa basilica». Frase choc se destinata a un cardinale e se a pronunciarla è il Pontefice in persona, papa Francesco, il pastore della Misericordia, il capo della Chiesa universale che ha fatto del perdono uno dei capisaldi del suo pontificato. Ma fino ad un certo punto. Specialmente di fronte a peccati abominevoli come le violenze sui bambini e a chi invece di tutelarli dagli orchi di turno non ha mosso un dito o, al massimo, si è girato dall’altra parte.

Ne sa qualche cosa il cardinale americano Bernard Francis Law, arciprete emerito (vale a dire in pensione) della Basilica di Santa Maria Maggiore, dove era stato inopportunamente “promosso” nel 2002, in seguito all’esplosione degli scandali dei preti pedofili nella sua ex diocesi di Boston. Accusato da vittime, stampa e giustizia americana (come si racconta nella dettagliata trama del film Spotlight fresco vincitore dell’Oscar 2016) di “omesso controllo” e di essersi solo limitato a spostare di parrocchia in parrocchia i sacerdoti autori di violenze contro i bambini, il cardinale su decisione delle autorità vaticane fu dimissionato dalla guida della diocesi (costretta nel frattempo a dichiarare bancarotta per i salati risarcimenti pagati alle vittime degli stupri) e “elevato” alla dignità di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Una decisione vanamente contestata dalle comunità di fedeli della stessa basilica (la più grande e antica chiesa dedicata alla Madonna) e persino dai cattolici bostoniani.

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Il forzato trasferimento a Roma, in verità, è stato affrontato e vissuto dal cardinale Law piuttosto in sordina, evitando di presiedere pubbliche cerimonie religiose, facendo una vita ritirata e, soprattutto, lontano dalla stampa. Ad eccezione di un blitz a Siracusa, il 13 dicembre 2011, quando fu inviato a presiedere, in rappresentanza del Vaticano, le festività di Santa Lucia. Anche questa scelta inopportuna e non gradita dai siracusani che non mancarono di protestare per la presenza in mezzo a loro del discusso porporato.

Dal 2011 - al compimento degli 80 anni, l’età in cui i cardinali devono lasciare gli incarichi - Law è andato in pensione ed abita in un alloggio presso il Palazzo della Cancelleria, la sede dei tribunali vaticani, al centro di Roma, in zona extraterritoriale. Ma nel 2013, subito dopo l’elezione papale di Francesco, ha dovuto toccare con mano che il successore di Benedetto XVI non aveva dimenticato quanto era successo nella sua precedente diocesi di Boston. Bergoglio - devotissimo della Icona della Vergine esposta a Santa Maria Maggiore - durante una breve visita di preghiera in basilica dopo l’elezione evitò, infatti, accuratamente di avvicinarlo, anche quando il cardinale Law tentò di parlargli. «Non voglio incontrarlo ed è bene che non si faccia vedere in questa basilica», sembra abbia detto il Pontefice argentino ai suoi collaboratori, secondo quanto riportato anche dalla stampa, malgrado il portavoce papale, padre Federico Lombardi, abbia tentato di smorzare le polemiche specificando che il Papa non doveva incontrare nessuno e che era stato il cardinale a tenersi in disparte.

Da allora Law vive lontano dalle luci della ribalta, lontano dagli Usa e sotto l’ala protettiva vaticana, anche se la stampa è tornata ad interessarsi di lui nel luglio del 2014 quando il suo fido segretario ed economo della basilica di Santa Maria Maggiore, il monsignore polacco Bronislaw Morawiec, finì sotto processo per appropriazione indebita, distrazioni ed appropriazione di beni che - stando alle accuse del Tribunale della Città del Vaticano - avrebbero provocato un "buco" di circa 3 milioni di euro nelle casse della basilica. Accusa gravissima, per la quale fu chiamato a rispondere il solo Morawiec. Per il cardinale si sollevarono esclusivamente appunti di carattere morale per non aver mostrato - si apprese Oltretevere - capacità di controllo e di prevenzione, specialmente nella scelta dei suoi collaboratori.

Come del resto era successo anni prima alla diocesi di Boston quando, invece di incidere il bisturi per estirpare il cancro della pedofilia tra i suoi preti, si limitava a spostare i sacerdoti colpevoli. Una vicenda svelata grazie al lavoro informativo di un agguerrito manipolo di giornalisti del Boston Globe e che ora il film premio Oscar 2016 Spotlight ha riportato alla ribalta «per non dimenticare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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