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Processo Concordia, teste in lacrime

L’assistente del direttore di crociera dette l’annuncio ai passeggeri di rientrare in cabina: «Rivivere tutto da capo è veramente pesante»

GROSSETO. È ripreso il processo per il naufragio della Costa Concordia. Tra i testimoni, piangendo più volte, la peruviana Jacqueline Elisabeth Abad Quine, assistente del direttore di crociera della Costa Concordia.

 

Ore 16. L'avvocato di Schettino: il comandante non ordinò di tornare nelle cabine. L'annuncio ai passeggeri di stare calmi e rientrare nelle proprie cabine, nelle fasi subito successive all'impatto della Costa Concordia contro gli scogli, «non venne certamente dato su ordine del comandante Schettino. Forse sarà stato dato da qualcun altro dell'equipaggio». Lo ha detto in una pausa del processo l'avvocato difensore di Schettino, Domenico Pepe, rispetto alle testimonianze rese stamani in aula. «Ci auguriamo soltanto che non ci siano state vittime tra coloro che sono rientrati in cabina a seguito di questo ordine che, ripeto, non è stato dal comandante».

Ore 15.50. Il comandante Schettino interviene in aula. Il comandante Francesco Schettino, imputato al processo sulla Costa Concordia, ha fatto una breve dichiarazione spontanea in aula per dire che «al segnale di abbandono nave l'addetto alle zattere deve procedere», in riferimento a una parte della testimonianza della peruviana Jacqueline Elisabeth Abad Quine, assistente del direttore di crociera la sera del naufragio.

La teste aveva riferito della circostanza di un marinaio bulgaro che, pur di fronte al cancelletto di accesso ad una zattera di salvataggio, non faceva imbarcare i passeggeri perchè non aveva ricevuto l'ordine di abbandono nave. In una pausa, il comandante Schettino ha poi precisato che «in quel momento l'abbandono (l'ordine di ndr) c'era già stato e si doveva aprire il cancelletto per salire sulla zattera».

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Ore 15. Il direttore di crociera chiese al comandante che cosa dire ai passeggeri. Il comandante Francesco Schettino dette il suo «consenso» al direttore di crociera della Costa Concordia Francesco Raccomandato per dire negli annunci ai passeggeri che sulla nave c'era un blackout e che i tecnici lavoravano, quindi di stare calmi. Lo racconta al processo di Grosseto lo stesso Raccomandato, testimoniando in aula: «Potei parlare col comandante e gli dissi Cosa diciamo agli ospiti?. E lui mi rispose dandomi il consenso a dire che c'era un blackout,che stavamo lavorando e di mantenere la calma».

«Io non ho detto alla mia assistente di dire ai passeggeri di tornare nelle cabine» ma «siccome era pericoloso far rimanere le persone nelle muster station, credevo che fosse meglio si distribuissero nei saloni, luoghi di riunione più sicuri» e che si «procurassero indumenti caldi e medicine». Il direttore di crociera, Francesco Raccomandato, testimoniando al processo sul naufragio della Costa Concordia sulle fasi dopo l'urto con gli scogli, quando la nave si inclinò e ci furono blackout, ha anche detto che «appena ebbi modo di parlare col comandante Schettino, che era spesso al telefono, gli dissi: abbiamo agitazione alle muster station, c'è un po' di caos, la gente vuol salire sulle lance», quindi «gli chiesi che cosa dovevamo dire agli ospiti della Concordia. E' così che il comandante mi dette il suo assenso a dare un annuncio per calmare i passeggeri che dettai a voce, in italiano e in inglese, ai miei collaboratori».

Il pm ha quindi fatto ascoltare un annuncio che lo stesso Raccomandato fece leggere ai passeggeri: "Vi parlo a nome del comandante, c'è un problema tecnico, elettrico ai generatori della Costa Concordia, c'è stato un blackout, i tecnici stanno lavorando all'inconveniente. Mantenete la calma. La situazione è sotto controllo, vi faremo sapere appena possibile".

Ore 12. Teste, passeggeri urlavano e volevano scialuppe. «I passeggeri volevano salire sulle lance, spingevano per andare via, ma noi non avevamo ordine del comando e non potevamo farli salire sulle scialuppe». Così ricostruisce quelal drammatica notte Jacqueline Elisabeth Abad Quine, assistente del direttore di crociera della Costa Concordia, come teste al processo per il naufragio.

Il pm Stefano Pizza ha mostrato un video dove si vide la testimone dire ai passeggeri confluiti nella muster station: «Abbiamo un problema elettrico, appena sarà risolto, tutto tornerà a posto. Per questo abbiamo le luci di emergenza è tutto sotto controllo».

Video: l'annuncio ai passeggeri

L'ordine di abbandono della nave, ricorda ancora la teste, «fu dato dal comandante in seconda Bosio: abbandonare la nave e stare calmi, disse in italiano e inglese. I passeggeri urlavano, volevano imbarcarsi subito». La testimone ricorda anche, nelle fasi dell'abbandono, di una «zattera gonfiabile che l'equipaggio non apriva perché, mi dicevano, che aspettavano l'ordine del comando, che telefonavano ma non rispondeva nessuno dal ponte di comando».

Poi la teste ricorda di aver contribuito a formare «la catena umana» e di essere salita su una lancia «con 150 persone, tutte le lance erano strapiene». «Quando la mia lancia è arrivata, ho visto la nave che si ribaltava, ho avuto tanta paura, io ero salva ma pensavo a chi era a bordo». «Io sono devota al Signore della Misericordia e gli ho detto: Adesso vieni te. E mi dici cosa fare. Non so cosa fare, adesso vieni te e mi dici cosa fare per aiutare tutti questi passeggeri».

Ore 11.26. Teste in lacrime, dovetti dire di tornare in cabine. Jacqueline Elisabeth Abad Quine, assistente del direttore di crociera della Costa Concordia, ricostruisce il naufragio al Giglio la sera del 13 gennaio 2012. Le fu ordinato di dire ai passeggeri che «era tutto sotto controllo», che «c’era un black out» e che «dovevano tornare nelle cabine» ma «le persone erano agitate e volevano salire sulle scialuppe. Però non avevamo un ordine del comando» in tal senso.

LO SPECIALE NAUFRAGIO

La testimone Jacqueline Elisabeth Abad Quine è la stessa visibile nei video girati dai passeggeri radunati nell’area muster station dopo l’urto della nave e il blackout che fece accendere le luci di emergenza. «Il mio compito era calmare i passeggeri e di avviarli all’imbarco», spiega la teste. «Chiamavo il mio capo, il direttore di crociera Francesco Raccomandato, che mi rispose: l’equipaggio sta spaventando i passeggeri. Dì all’equipaggio che si deve tornare nelle cabine». Poi

«feci il mio primo annuncio ai passeggeri in italiano, inglese e spagnolo». Sempre Jacqueline Abad ricorda, tra l’altro, che «c’erano bambini abbracciati ai genitori, due bimbi si erano persi e col mio staff li cercavamo». E mentre piange spiega: «Rivivere tutto daccapo è veramente pesante».

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