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L'Italia che resiste alla crisi: forni popolari e empori sociali per contrastare la povertà che affama

Più di quattro milioni le persone costrette a chiedere un aiuto per mangiare. Oltre a pacchi alimentari e a pasti gratuiti, stanno nascendo per iniziativa di singoli cittadini o amministrazioni iniziative di solidarietà come la creazione di forni a disposizioni di tutti per cuocere il pane

impastato a casa e empori in cui fare la spesa "pagando" in ore di volontariato. Si risparmia anche ricorrendo a gruppi di acquisto solidale, un fenomeno nato dieci anni fa che di anno in anno convince sempre più persone alla ricerca di soluzioni che coniughino vantaggi economici e qualità

ROMA. Empori sociali, forni di quartiere, gruppi di acquisto solidale. Le iniziative di solidarietà più originali e appropriate ai tempi per contrastare la povertà più dura, quella che affama più di quattro milioni di italiani, sono spesso frutto di iniziative di singoli cittadini e amministrazioni. Capaci di fare un passo in più rispetto al pasto gratuito e al pacco alimentare, attuali forme di assistenza in un Paese in cui la crisi ha toccato un bisogno primario, quello del mangiare, e un settore, quello del cibo, percepito come il più importante motore dell'economia e come strategico per la nostra immagine all'estero.

Si paga con il volontariato. I nuovi poveri sono padri disoccupati, pensionati, famiglie con bambini. Persone per cui chiedere aiuto per mangiare non è un passo facile. Pensando a loro a Modena, su ispirazione di un'analoga esperienza di Parma, lo scorso giugno è stato aperto l'emporio sociale Portobello . Gli scaffali si riempiono di generi alimentari grazie a donazioni e vi accede una clientela selezionata dai servizi sociali del Comune, dotata di una tessera a punti, su cui, per una famiglia di 3-4 persone in un mese si carica l'equivalente di 300 euro. La spesa non si paga in soldi ma in ore di volontariato da svolgere nel market stesso o in associazioni del territorio.

Video: l'inaugurazione di Portobello 

A pochi mesi dall'apertura il successo è notevole, 222 le famiglie aiutate, una settantina in lista d'attesa. Si tratta nella metà dei casi di famiglie italiane, spesso persone che hanno visto un calo secco del reddito legato a dinamiche occupazionali. L'obiettivo è aprire il servizio in tempi brevi a un migliaio di persone.

Torna il forno popolare. Il pane si impasta a casa (la tendenza è in aumento) e si cuoce nel forno del quartiere. Come una volta. Succede per esempio a Roma, nel quartiere della Garbatella, dove da un mese è stato messo a disposizione di tutti un forno a legna popolare. Il fuoco si accende di sabato e richiama famiglie, anziani, anche giovani alla ricerca dell'opportunità di coniugare risparmio e qualità. E' stato costruito dai volontari e negli spazi della Casetta Rossa , spazio animato da un collettivo di attivisti intorno a cui si è creato un nutrito Gas, gruppo di acquisto solidale (circa 200 famiglie) attento a ingredienti, sostenibilità ambientale e filiera corta. Il forno, di sabato, diventa anche luogo di aggregazione e socializzazione, dove è facile trovare la donna anziana che svela al ragazzo i trucchi per una crostata perfetta.

Il boom dei Gas. Sono sempre più numerosi gli italiani che si avvicinano ai Gas. Secondo un'analisi di Coldiretti/Censis nel 2012 erano 7 milioni. Spinti dalla crisi e all'inseguimento di un'idea di risparmio consapevole e critico, fanno la spesa insieme per ottenere condizioni economiche più vantaggiose. "La tendenza è in crescita, si stima un aumento annuale tra il 10 e il 20%", dice Giancarlo Marini, "gasista", così si definiscono, milanese di Rete Gas , rete nazionale di collegamento di questi gruppi, e autore con Michele Bernelli di "L'altra spesa" (Edizioni Ambiente). C'è chi si avvicina e c'è chi partecipa attivamente. Ad oggi sono più di 1.000 i gruppi registrati a Rete Gas, in tutto in Italia si stima siano il doppio. A un gruppo partecipino circa 25 famiglie, corrispondenti a 100 consumatori. Circa 200mila persone dunque, cui si aggiunge l'indotto solidale, dai fornitori alle cooperative sociali. Il panorama è molto variegato, comprende gruppi con una robusta struttura organizzativa e iniziative spontanee nate nei condomini o nelle scuole. Selezioni e accordi con i fornitori, scelta degli acquisti, modalità di consegna e di acquisto variano da caso a caso. Il risparmio non è in termini assoluti: "Per i prodotti di alta qualità è del 30% rispetto al supermercato - dice Marini-. Ma

nella grande distribuzione per altri prodotti si trovano prezzi più economici. Si tratta di una forma di risparmio consapevole, grazie ad esempio a scelte di qualità che hanno un minore impatto per l'ambiente e una maggiore tutela dei diritti di chi lavora".

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