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Massimiliano Frascino: "Bene rendere protagonisti i ragazzi: partiamo dal centro"

Quattro progetti di rilancio di altrettanti spazi cittadini: il contributo del presidente della Fondazione Il Sole

L’idea di Mauro Papa di sollecitare la città a dire la propria è stata vincente, perché se non altro ha rinfocolato quel che covava sotto la brace. Nel senso che si è passati dalla lamentazione fine a sé stessa (per quanto legittima) alla proposta. Più o meno bislacca a seconda dei gusti di ognuno. Bene il metodo quindi.

Sul merito mi convincono molto le due idee di rendere protagonisti ragazzi e ragazze dando loro in gestione i due spazi alla Cittadella e nell’ex piazza Indipendenza. Sostanzialmente per motivi pragmatici: costi relativamente contenuti dell’operazione e chiamata in causa di persone in carne e ossa che si prendano la responsabilità di dare gambe alle idee. Il limite che ci vedo è che immaginare le soluzioni non prescinde mai dalla reale volontà di cimentarsi nell’impresa.

La ruota panoramica, invece, proprio non mi convince. Perché un luna park in centro rimane un luna park, che per propria natura è effimero, periodico e transeunte. A parte il piccolo particolare che non vedo all’orizzonte investitori che vogliano accollarsi l’opera, dalla ruota si vedrebbe Grosseto dall’alto e un po’ di campagna. Non uno spettacolo proprio memorabile, né un paesaggio dell’anima.

Il parco del Boschetto, infine, era un’intuizione originale, che più o meno vent’anni fa tentò di coniugare svago e arte contemporanea. Andrebbe restaurato, sì. Dopodiché o i residenti della zona gli vorranno bene, o trovo irrealistico pensare di trasformarlo in qualcosa di più di un parco pubblico.

Criticare è semplice, proporre complicato. Inutile girarci intorno. Sul recupero alla vitalità di una città ripiegata su sé stessa, sciatta e con l’anima acciaccata, mi sono fatto un convincimento: l’urbanistica, l’architettura e l’edilizia sono conseguenze di una visione, ma soprattutto delle dinamiche reali nella società e nell’economia. L’operazione inversa può funzionare ma è più probabile che fallisca, tanto più in assenza di un soggetto pubblico forte. Senza cadere nella trappola del “positivismo”, che marginalizza le spinte ideali, bisogna partire da quel che c’è in termini di disponibilità concrete, altrimenti si rischia la testimonianza autocompiaciuta.

A questo proposito chiamo in causa un piccolo esempio di riqualificazione urbana che è riuscito: quello del centro commerciale di via Unione Sovietica-Inghilterra, peraltro ancora in fieri. Lì un combattivo comitato di aficionados del negozio Unicoop ha dato la sveglia all’intero quartiere, e oggi quell’area sta rinascendo grazie alle attività commerciali e di servizio che hanno scommesso su sé stesse cogliendo il grido di dolore dei residenti.

Oggi il malato più grave è il centro storico. Mi sembra inoppugnabile. Nell’immediato non vedo ricette miracolistiche: i furgoncini dello street food sulle Mura medicee sono un palliativo; piacevoli ma vuoti di contenuti. I Butteri a zonzo una cosa grottesca da Disneyland de’ noantri. Anche gli angoli recuperati sotto il profilo urbanistico – come il parco sorto al posto dell’ala fatiscente del vecchio ospedale – se non sono vissuti deperiscono come il ritratto di Dorian Gray.

Potessi, partirei dal reinsediamento di abitanti all’interno della cerchia muraria per vedere l’effetto che fa. Poi cercherei di costruire con il contributo economico e d’idee degli imprenditori del centro e della città, non con le giaculatorie, un festival culturale vero – non la patetica vetrina delle nostre presunte tradizioni – che qualifichi e identifichi Grosseto nel ricco panorama di manifestazioni toscane. Infine, ma solo per iniziare, ripavimenterei le vie che sono una cosa oscena, ovviando ai marchiani errori progettuali fatti a inizio anni 2000. Ci vorranno anni e fatica. Buone idee, generosità, mecenatismo. Ma bisogna pur cominciare.