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Il Grifone resta la bella incompiuta

Non è un'analisi semplice, quella della gara con la Salernitana che ha indubbiamente lasciato tutti gli sportivi biancorossi con l'amaro in bocca. In primis patron Camilli che, evidentemente rabbuiato, nel dopo gara ha passeggiato a lungo sul prato dello Zecchini, in compagnia dei propri figli

GROSSETO. Non è un'analisi semplice, quella della gara con la Salernitana che ha indubbiamente lasciato tutti gli sportivi biancorossi con l'amaro in bocca. In primis patron Camilli che, evidentemente rabbuiato, nel dopo gara ha passeggiato a lungo sul prato dello Zecchini, in compagnia dei propri figli.
Una passeggiata per cercare di capir le ragioni di una squadra che non decolla. Difficile immaginare il suo pensiero ma, se abbiamo imparato a conoscerlo un po', crediamo di non andare troppo lontano se pensiamo a cambiamenti sostanziali di questo organico, nel prossimo mese di gennaio.
Il livello mediocre di un torneo così equilibrato non può non ingolosirlo, dal voler tentare ancora una volta la strada dei playoff, pur con nell'animo, forse, la volontà di lasciare la Maremma quanto prima. Fin quando resterà in sella, proprio non riusciamo a immaginare un Camilli rassegnato a un campionato da comprimario. Ovvero, il ruolo che in questo momento la classifica gli consegna, alla vigilia, inoltre, di una trasferta durissima.
La gara con la Salernitana ha innanzi tutto detto che i 13 punti di distacco tra le 2 squadre proprio non si sono percepiti e questo potrebbe anche suonare come campanello di allarme, nel contesto di una classifica che comunque va guardata anche verso il basso, se non si vuol correre il rischio di cadere nella presunzione di squadre come la Reggina, tanto per fare un esempio.
D'altra parte che la partita con i campani non fosse comunque da ritenere agevole era stato detto e ridetto. Andar sotto dopo neppure un minuto poi (fatto già accaduto anche a Cesena), chiaramente non aiuta. Stupisce semmai che Gustinetti possa dire di essere rimasto sorpreso dallo schieramento iniziale dei granata di Grassadonia. Un punto in meno per il Gus e uno in più per il suo giovane collega. Per il resto, non va dimenticato come alcuni giocatori biancorossi fossero stati nei giorni precedenti alla partita debilitati da stati influenzali. Non si spiegherebbero altrimenti certe scelte, sia iniziali che a gara in corso.
Lo stesso 4-4-2 ancora una volta non è piaciuto. Il dna di questa squadra prevede ormai l'impiego di almeno 3 dei centrali di centrocampo, con il 4-1-4-1 di partenza. Non si fa fatica a dire che, senza un Pinilla così straripante, oggi saremmo qui a commentare una cocente sconfitta interna. Ma se Vitiello non era al meglio, se Carobbio si è fatto male, non si capisce però il perché di un Job a sinistra e di un D'Alessandro a destra, quando è ormai ben noto che gli stessi giocatori prediligono giocare a corsie invertite.
A questo, aggiungiamo solo che ci saremmo aspettati un Alfageme in campo da subito, dopo averlo visto in allenamento in settimana. L'argentino a nostro parere meritava una chance, diversa dai pochi minuti in campo nel finale. Poi, pare evidente che se proprio Alfageme entra in campo in luogo di Pinilla, Pichlmann non debba essere al meglio della condizione, altrimenti per l'austriaco sarebbe peggio di una bocciatura.
Da salvare, rimane solo lo spirito e la voglia di recuperare. Una capacità importante, ma questa
squadra continua a rimanere una bella incompiuta. Non rimane che sperare che domani il responso medico su Carobbio e Pinilla possa essere benevolo. Con Valeri ai margini, Papini out per infortunio e Mora squalificato, il rischio è quello di vedere sabato a Lecce un Grifone quanto mai in emergenza.

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