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Su Facebook il commento «alla faccia di quelle mamme del paese» della madre dell’assessora Picci. Subito cancellato, ma è polemica 

Scuola, nuovi attriti a Scarlino Dopo i manifesti mortuari post che imbarazza (e scuse)

il casofrancesca ferriNell’era dei social c’è un paese dove gli abitanti del capoluogo e quelli di una frazione si parlano – più corretto “se le dicono di tutti i colori” – attraverso manifesti...

il caso

francesca ferri

Nell’era dei social c’è un paese dove gli abitanti del capoluogo e quelli di una frazione si parlano – più corretto “se le dicono di tutti i colori” – attraverso manifesti mortuari attaccati nottetempo. E quando le conversazioni si incanalano nel web, sono scivoloni e imbarazzi. Che costringono pubblici amministratori a scusarsi.

Succede a Scarlino, dove la costruzione di una nuova scuola ha scatenato il putiferio. Realizzata a Scarlino Scalo, ha drenato gli alunni delle medie del capoluogo. Da molti genitori di questi ultimi la migrazione allo Scalo è stata vista come l’ennesima batosta ai servizi e alla sopravvivenza del paese. Di opposto avviso i concittadini dello Scalo, fieri della scuola e contenti di mandare i figli vicino casa. Ne è nata una polemica a distanza, fatta all’inizio di scaramucce e sfottò e sfociata poi in accuse e veleni.

È cronaca dei giorni scorsi il botta e risposta vergato su cartelli mortuari. Sabato, alla vigilia dell’inaugurazione, erano apparsi manifesti di evidente mano scarlinese che decretavano «la morte del borgo di Scarlino, ucciso dall’ignoranza, dalla prepotenza e dalla irriconoscenza della politica». A ruota la replica dello Scalo: altri manifesti mortuari dove addirittura si ringraziava per la scomparsa del borgo, per di più definita «tardiva». Parole sgradevoli, posizioni che all’interno di una stessa comunità ci si potrebbero risparmiare.

Eppure se quel che è apparso sui muri pareva già abbastanza, Facebook ha prodotto oltre. In coda al post del Comune sull’inaugurazione, tra i commenti (alcuni anche più duri) è apparso quello di Mariangela Guerrini, madre dell’assessora Arianna Picci: «Sono contenta, speriamo che tutto vada per il verso giusto, alla faccia di quelle mamme del paese». Post poi cancellato, ma non abbastanza in fretta da evitare che fosse letto, fotografato e sollevasse indignazione. «Dispiace. Non posso prevedere quello che fa un’altra persona. Non c’ero nemmeno. Ma chiedo scusa», dice Picci, raggiunta dal Tirreno. Picci prende le distanze e assicura che la frase non rispecchia il suo pensiero: «Non mi sarei mai permessa di dire una cosa del genere. Stiamo lavorando per tutti e due. A Scarlino abbiamo investito risorse per il Museo Francovich. Speriamo di realizzarlo e anche questo è un segnale per il capoluogo».

Che il clima sia avvelenato, però, è un dato di fatto. «Spero che le diatribe si calmino – dice –: per questo sono però necessari tempo, dialogo e risultati. E forse è anche

giusto per chi è affezionato a certi capisaldi del centro storico portare avanti le rimostranze».

Quanto alla madre, «l’ho chiamata e non gli è mancato niente – confessa – ma credo sia stata solo una cosa di pancia, come succede a tanti scarlinesi. Mi scuso comunque». —

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