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chiuso il primo ciclo 

I giocatori sperimentano corsa vuol dire provare ad arbitrare

IN PALESTRADerisi, offesi, spesso usati come giustificazione per i propri insuccessi sportivi. Sono gli arbitri, vittime della mancanza di cultura della sconfitta in grado di provocare un odio che a...

IN PALESTRA

Derisi, offesi, spesso usati come giustificazione per i propri insuccessi sportivi. Sono gli arbitri, vittime della mancanza di cultura della sconfitta in grado di provocare un odio che a volte affonda le sue radici ancor prima del fischio d’inizio.

Anche nel basket i fischietti sono oggetto di attenzioni poco gradevoli da parte di chi sta sugli spalti, in panchina, in campo. Per questo i risultati del progetto “io gioco con il fischio”, sono stati presentati all’interno del convegno “Re-azioni sbagliate, quando lo sport perde”, promosso dal comitato provinciale della Fip. «Siamo partiti da una considerazione semplice, ovvero che i migliori arbitri sono ex giocatori – precisa Claudio Indrizzi, arbitro e responsabile del progetto -. A ottobre abbiamo coinvolto 18 società e circa 300 ragazzi che nel corso di una giornata hanno potuto sperimentare cosa significa essere arbitro». Una sorta di esperienza diretta sul campo, con ruoli intercambiabili: «Proprio così – puntualizza Indrizzi -, i ragazzi sono scesi in campo per giocare e successivamente si trovavano ad arbitrare la partita. Così si sono resi conto che dirigere una gara non è così facile e questo aspetto ha stemperato le polemiche tipiche dei giocatori nei confronti di chi dirige gli incontri».

Concetti che sono serviti ai ragazzi per comprendere quanto complesso sia trovarsi dall’altra parte della barricata, ma che non ha lasciato indietro altri interpreti. «In queste sessioni abbiamo chiesto la collaborazione dei genitori e degli istruttori – aggiunge Indrizzi - Con loro abbiamo condiviso le varie fasi del progetto. I genitori sono parte attiva, sono i primi educatori, per noi l’obiettivo principale è stato quello di far capire che non è facile fare l’arbitro, ma

che al tempo stesso è indispensabile avere un regolatore del traffico in campo, le cui decisioni, anche se sbagliate, devono essere accolte». Chiuso il primo ciclo, il progetto è pronto per ripartire già da ottobre. La prima tappa? Facile da intuire: Arcidosso. —

L.F.

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