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Dopo il bidone in campo il basket si interroga “Re-azioni” lancia la sfida

IL CONVEGNOCi sono dei ragazzi che giocano con una palla a spicchi, lottano sotto canestro e inseguono un sogno. E poi c’è un bidone dell’immondizia, lanciato in campo dagli spalti a fine gara....

IL CONVEGNO

Ci sono dei ragazzi che giocano con una palla a spicchi, lottano sotto canestro e inseguono un sogno. E poi c’è un bidone dell’immondizia, lanciato in campo dagli spalti a fine gara. Sembra l’inizio di una storia strampalata, ma invece il resto è cronaca, indignazione e ferma condanna.

Il tempo, fortunatamente, non si è fermato a quel 6 gennaio scorso, con le squadre under 15 di San Vincenzo e Arcidosso a contendersi la vittoria in campo e con il gesto scellerato di un genitore che si lascia andare senza pensare alle conseguenze, ma è andato avanti provando a curare le ferite di uno sport giovanile chiamato a ritrovare i più sani valori. La Federazione italiana pallacanestro ha provato ad accelerare la guarigione del malato ed è proprio questo il senso del convegno “Re-azioni sbagliate, quando lo sport perde”, fortemente voluto dal delegato provinciale Giorgio Briganti e dalle società del territorio: «C’era la necessità di trasformare un evento negativo in un’opportunità. L’epilogo arriva in questo convegno – spiega Briganti - in cui si parla di valori dello sport che abbiamo individuato in rispetto, lealtà, altruismo, entusiasmo e sacrificio». Dalle parole ai fatti il percorso non è sempre immediato, per questo il convegno è servito anche a tracciare un bilancio, analizzando cosa sia cambiato dal 6 gennaio a oggi: «Sicuramente abbiamo preso coscienza del problema tutti insieme – osserva Briganti -. Abbiamo iniziato a parlarne e stiamo intraprendendo un percorso per andare a prevenire e intercettare queste problematiche». Al tavolo si sono sedute tutte le varie figure della realtà cestistiche: istruttori, allenatori, giocatori, dirigenti, arbitri e genitori. «Si cresce tutti insieme e siamo qui proprio per questo – analizza Simone Cardullo, presidente del Comitato regionale Fip - Sicuramente il cambiamento si vedrà nel lungo periodo, non nel breve. Episodi di questo tipo non sono più accaduti negli ultimi nove mesi. Un dato che non deve far abbassare la guardia e che, non necessariamente, ci dice che il problema sia risolto». C’è bisogno anche di dirigenti che non si sottraggano al dialogo, che ci mettano la faccia senza nascondersi dietro un dito.

L’esempio arriva da Alessandra Marini, presidente del Basket Arcidosso che aveva condannato immediatamente il gesto e il comportamento della sua squadra. «Quello che abbiamo capito è che non basta solo parlare. Se il concetto è il fair play sono tutti d’accordo, poi però i fatti dicono altro – spiega il massimo dirigente della società amiatina - Il nostro è un ambiente tranquillo e sano, chi ha compiuto il gesto si è pentito immediatamente. Quello che mi è piaciuto, dopo l’accaduto, è che tutti si sono messi in discussione. Quando abbiamo proposto di giocare a porte chiuse non abbiamo trovato approvazione unanime, ma è stato proprio l’atteggiamento dei genitori a darmi la forza di andare avanti. In molti mi hanno detto che si sentivano penalizzati dalla decisione, ma hanno accettato il provvedimento restando uniti con gli intenti della società. Non c’era niente di punitivo, ma occorreva fermarsi per capire come comportarsi in certi contesti». Dalla riflessione all’atto pratico, quindi, in modo che certi episodi non accadano più e la misura non torni ad essere colma, come un bidone dell’immondizia. — LORENZO FALCONI