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lutto

Addio a Luciano Pellegrini, il decano dei veterinari

È scomparso a 91 anni: quand’era studente andava fino a Pisa in bicicletta. Nel libro delle sue memorie il ricordo dei tempi dell’università e l’amore per i figli

GROSSETO. Entrare nella vita di Luciano Pellegrini equivale a fare un tuffo in una storia che viene da lontano e che si è interrotta due giorni fa, quando il cuore del decano dei veterinari ha smesso di battere. Pellegrini aveva 91 anni e per tutta la vita aveva fatto due cose: aveva curato gli animali e aveva amato la sua famiglia.

Due giorni fa ha lasciato i figli Luciana e Luca, la moglie Annamaria e il nipote Guglielmo e ieri mattina, i veterinari della provincia e le tantissime persone che lo avevano conosciuto si sono precipitate alla chiesa del Sacro Cuore dove sono stati celebrati i funerali.

La salma è stata poi portata al crematorio di Livorno e questa mattina le ceneri di Luciano saranno inumate insieme ai resti della moglie Milena. Torneranno insieme dopo quasi quarant’anni di separazione: Milena era una maestra e lavorava a Castiglione della Pescaia.

Il 27 ottobre 1979 e stava tornando a casa da scuola quando, a poca distanza dall’aeroporto, fece un frontale con un’altra auto: la donna rimase uccisa insieme alla sua collega. Fu un dolore grossissimo per Luciano e per l’intera città: lui si rimboccò le maniche e da padre diventò anche madre per i suoi figli. «Ringrazio Dio che mi ha concesso per questo tempo di vivere con questa donna meravigliosa - scrive - che mi ha dato due figli, che mi ha veramente considerato, come diceva, “l’uomo della sua vita”».

Parole che Luciano Pellegrini dieci anni decise di regalarsi e di regalare ai suoi figli e a suo nipote: raccogliere gli episodi più significativi della sua vita, scrivere le sue memorie, raccontare quelli che sono stati gli anni degli studi, prima al liceo classico e poi all’università a Pisa, il lavoro come veterinario insieme al padre, la guerra e la pace, i sabati fascisti a Suvereto, l’amore per la sua famiglia.

Appunti che la figlia Luciana, lo scorso anno, ha fatto rilegare: quelle pagine non sono state stampate per nessun altro se non per lui. È stato il regalo per il novantesimo compleanno di Pellegrini, un regalo che oggi è diventato il simbolo dell’amore di una figlia nei confronti di suo padre.

Uomo di cultura, lettore assiduo e scrittore meticoloso e divertente, Pellegrini undici anni fa decise di mettere alla prova la sua memoria raccontando tutte le persone che avevano significato qualcosa nella sua vita. Una raccolta di memorie dedicata ai suoi genitori, al padre Lismano Alberto, che gli chiese di seguirlo nel lavoro come veterinario, insegnandogli il mestiere meglio di come avrebbero potuto fare migliaia di professori. E alla mamma Odetta, che negli anni ’30 poteva permettersi il calzolaio di lusso a Vaireggio, le sarte e a Livorno e a Firenze e gli studi al Conservatorio. Originario di Suvereto, in provincia di Livorno, Luciano inizia il suo racconto con il primo intervento di ostetricia in un podere vicino a Campiglia. Poi l’amore,

il fidanzamento con Milena, l’ultimo abbraccio con la moglie al pronto soccorso.

Sottotenente veterinario addetto all’infermeria al Centro rifornimento quadrupedi, Pellegrini alla passione per il lavoro ha sempre accompagnato l’amore per la sua famiglia. —
 

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