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Freno allo shopping nei festivi: in città primi sì alla proposta

Confesercenti, Confcommercio, Cisl e Uil plaudono alla regolamentazione che vuole limitare il numero di domeniche in cui i negozi possono lavorare 

GROSSETO. Era il 28 dicembre 2011, quando l’allora sindaco Emilio Bonifazi firmò l’ordinanza che recepiva a Grosseto la legge nazionale che consentiva di tenere aperti i negozi nei festivi. E fu polemica. Dopo 7 anni siamo punto e a capo. Sul tavolo della commissione attività produttive della Camera arrivano cinque proposte di legge per tornare alle chiusure domenicali e nei festivi. E in città si riapre il dibattito. Anche se associazioni di categoria e sindacati stavolta paiono abbastanza ...

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GROSSETO. Era il 28 dicembre 2011, quando l’allora sindaco Emilio Bonifazi firmò l’ordinanza che recepiva a Grosseto la legge nazionale che consentiva di tenere aperti i negozi nei festivi. E fu polemica. Dopo 7 anni siamo punto e a capo. Sul tavolo della commissione attività produttive della Camera arrivano cinque proposte di legge per tornare alle chiusure domenicali e nei festivi. E in città si riapre il dibattito. Anche se associazioni di categoria e sindacati stavolta paiono abbastanza in sintonia. Aprire sempre la domenica? No grazie.

«Confesercenti è tra le associazioni che ha raccolto firme condividendo con la Cei l’iniziativa per la presentazione di una proposta di legge popolare che limitasse le aperture», spiega la direttrice Gloria Faragli. L’associazione (che in provincia conta 1.600 associati) storicamente Confesercenti ritiene l’apertura indiscriminata di tutte le giornate festive un danno al commercio di vicinato. «Abbiamo sempre ritenuto – dice Faragli – che fosse necessaria una concertazione a livello locale: nelle aree turistiche è giusto aprire anche nei festivi, ma nelle altre aree no. Questo avvantaggia solo la grande distribuzione organizzata. Apprezziamo che se ne riparli; il nostro è un no alla deregolamentazione totale».

Posizione condivisa da Ascom Confcommercio (2.500 iscritti in provincia). «Riteniamo che la totale e indiscriminata liberalizzazione non sia equilibrata e negli anni passati abbiamo proposto ai governi di rivedere la legge per salvaguardare le attività del piccolo commercio rispetto alla grande distribuzione», spiega la direttrice Gabriella Orlando.

«Secondo noi il Salvaitalia non ha prodotto i risultati sperati: serve una nuova normativa, ma non si può passare di punto in bianco da 52 domeniche di negozi aperti a solo 8 domeniche, come nella proposta della Lega, cioè 4 domeniche di negozi aperti a dicembre 4 nell’anno». La proposta di Confcommercio è quella di dividere la città in quattro quadranti e fare una rotazione delle aperture domenicali. «Questo garantisce al consumatore il servizio e al commerciante l’equilibrio nelle aperture. Perché non è che ai piccoli commercianti non piace l’incasso della domenica: è che non ce la fanno», conclude Orlando.

«Siamo contenti che si riapra l’iter», dice Alessandro Gualtieri della Cisl. Che ha parole dure verso le due associazioni di categoria. «Le liberalizzazioni non hanno creato posti di lavoro – dice – ma hanno reso la vita delle persone che lavorano più complicata. Hanno distrutto il piccolo commercio e i centri delle città. Grosseto è stata rovinata commercialmente da due centri commerciali, dalla scelta liberista di chi ha amministrato e dalle associazioni che hanno cavalcato l’onda e ora ricorrono a strategie inutili per rianimare il centro. Confcommercio e Confesercenti vogliono chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati». Gualtieri ne fa anche una questione sociale: «Il rispetto delle festività, il valore della famiglia, il benessere dei cittadini è più importante anche del fattore economico».

«Non chiusure totali ma aperture domenicali calibrate sulle effettive esigenze del territorio». Così Marco Conficconi, segretario generale regionale della Uil Tucs. «Il territorio si deve confrontare per stabilire un panorama di aperture domenicali calibrate su effettive esigenze». Le aperture domenicali «sono un’opportunità per il turismo e per le aziende – conclude – ma serve un progetto chiaro. Rispetto alla liberalizzazione di Monti vogliamo tornare indietro e dire quanti aperture fare al massimo nell’arco dell’anno, quante chiusure e quali festività». —