Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Doppio attacco all’inceneritore da Rabitti e Fdi

L’esperto della commissione d’inchiesta torna a sollevare la questione della regolarità dei forni. Marcheschi chiede il ritiro della delibera

SCARLINO

Continuano le polemiche attorno all’inceneritore di Scarlino. Ad attaccare l’impianto Paolo Rabitti, l’ingegnere impegnato nelle varie commissioni d’inchiesta, e Paolo Marcheschi, capogruppo di Fratelli d’Italia a Firenze. Unico l’obiettivo: la Regione Toscana. «La giunta ritiri la delibera che autorizza la riapertura dell’inceneritore di Scarlino fino a quando non sarà ultimata la bonifica dell’area», attacca l’esponente del centrodestra in consiglio regionale. «Servono tempi certi ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

SCARLINO

Continuano le polemiche attorno all’inceneritore di Scarlino. Ad attaccare l’impianto Paolo Rabitti, l’ingegnere impegnato nelle varie commissioni d’inchiesta, e Paolo Marcheschi, capogruppo di Fratelli d’Italia a Firenze. Unico l’obiettivo: la Regione Toscana. «La giunta ritiri la delibera che autorizza la riapertura dell’inceneritore di Scarlino fino a quando non sarà ultimata la bonifica dell’area», attacca l’esponente del centrodestra in consiglio regionale. «Servono tempi certi e soprattutto rapidità per la bonifica del territorio che risulterebbe inquinato per almeno 28 chilometri – continua – Inquinamento prodotto nel passato a causa dell’uso della cenere di pirite utilizzata per i riempimenti e sottofondi stradali. La bonifica, la cui pianificazione risale al 2015 in base ad una relazione dell’Arpat di Grosseto, rimasta finora pressoché sulla carta».

Rabitti invece attacca sul piano tecnico riguardo la questione forni. «Quei forni, costruiti negli anni’60 per l’arrostimento della pirite e modificati nel’96, hanno una forma che non permette, con le portate di fumi autorizzate, di rispettare le successive leggi comunitarie e nazionali, che fissano un parametro fondamentale per evitare la formazione di diossine durante la combustione dei rifiuti – spiega – Ma la funambolica delibera regionale, in merito alla suddetta norma, prima afferma che l’Arpat ha documentato il rispetto degli standard imposti dalla legge, poi la chiama previsione normativa, infine la trasforma in una prescrizione». Una ricostruzione che l’ingegnere fa sorgere un dubbio. «Con una doppia capriola la giunta regionale trasforma quello che prima era uno standard imposto dalla legge, in una prescrizione da verificare più avanti – spiega Rabitti – Questo appare un monstrum giuridico, su cui si azzufferanno gli avvocati, ma la questione più significativa è sapere come si è proceduto per rispettare la stessa norma nelle tre precedenti Aia, concesse agli stessi impianti, nel 2009, 2012 e 2015». — A.F.