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Estorsione con metodi mafiosi Lunedì l’udienza a Firenze

Dal gup i sette indagati della vicenda che ruota intorno a Evans Capuano Nel fascicolo del pm Mione anche i reati di lesioni, incendio, furto e corruzione

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Lunedì prossimo appuntamento a Firenze davanti al giudice dell’udienza preliminare Angelo Antonio Pezzuti: il magistrato dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di Evans Capuano, Angelo Murè, Ausilio Cataldo, Giuseppe Imparato, Manuel Bernardini, Dante Martignetti e Cesare Ferreri. Sono gli indagati della vicenda deflagrata nell’ottobre scorso con le perquisizioni, i sequestri e all’epoca anche l’esecuzione di misure cautelari. In parte delle imputazioni è stata contestata l’attività di estorsione con intimidazioni che scaturivano «dal prospettare alla persona offesa il coinvolgimento di soggetti potenzialmente appartenenti e-o vicini a un’associazione criminale di tipo prettamente mafioso e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che ne derivano».

Sono fatti risalenti al periodo 2008-2017 quelli contestati dal pm della Direzione distrettuale antimafia Giuseppina Mione, che ha raccolto i risultati delle indagini di guardia di finanza e carabinieri, con intercettazioni e tabulati.

Per Murè estorsione e minacce ai danni dei titolari di una struttura ricettiva (tra i 100 e i 200 mila euro); per Capuano ancora estorsione ai danni di uno degli stessi imprenditori (assegni da 200mila euro, più altri postdatati da 400mila trattenuti fino alla stipula di vari atti); per Murè e Capuano ancora estorsione nei confronti di un terzo imprenditore per l’affitto di tre capannoni nella zona industriale di Folloncia (questo è il caso dell’intimidazione di stampo mafioso); per Capuano l’accusa di aver appiccato il fuoco a uno dei capannoni; per Capuano, Murè e Imparato le lesioni causate al terzo imprenditore (7 giorni di guarigione - anche in questo caso il metodo mafioso); per Capuano, Murè e Bernardini il furto di oggetti e attrezzature nel capannone del terzo imprenditore; per Capuano e Ferreri, cancelliere del Tribunale da poche settimane in pensione, la corruzione perché il secondo si sarebbe messo a disposizione anche per acquisire informazioni nell’interesse del primo, ricevendone varie utilità; per Ausilio ancora l’estorsione, per le minacce indirizzate anche per telefono a un quarto imprenditore, che sarebbe stato anche picchiato per indurlo a consegnargli alcuni assegni e del denaro (metodo mafioso); per

Ausilio anche il porto abusivo di una pistola con matricola abrasa negli uffici di Capuano (contestata anche la ricettazione); per Capuano e Martignetti la detenzione illecita di quella stessa pistola; infine per il solo Capuano la ricettazione di steroidi anabolizzanti. —



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