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L’ingegnere della Ferrari “padre” del sistema che ha salvato Leclerc
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L’ingegnere della Ferrari “padre” del sistema che ha salvato Leclerc

Il grossetano è tra gli inventori di Halo, struttura in titanio che ha protetto la testa del pilota nell’ultimo Gran premio

GROSSETO. «Mi piace pensare che oggi l’Halo abbia evitato conseguenze peggiori nell’incidente di Leclerc. In tanti si stanno ricredendo forse».

È il post messo su Facebook subito dopo il Gran Premio di Formula uno a Spa dall’ingegner Corrado Onorato, grossetano della squadra Ferrari. Onorato, che nel 2002 si laureò in ingegneria meccanica con una tesi sulla Ferrari, non solo fa parte del reparto corse della scuderia di Maranello, ma è uno dei padri del sistema Halo, una delle novità più visibili sulle monoposto di questa stagione. Un sistema di sicurezza per il pilota che ha incontrato anche critiche e resistenze, su tutte quella di Niki Lauda. Halo è una struttura in titanio che circonda la testa del pilota ed è fissata al telaio in tre punti. A questo, molto probabilmente, il giovane Leclerc deve la vita dopo l’incidente.

Ingegner Onorato, lei è grossetano e sappiamo che è molto orgoglioso delle sue origini. Ci racconta com’è andata dopo la sua laurea 16 anni fa?

«Sono entrato in Ferrari tramite l’Università di Pisa per svolgere uno stage prelaurea e preparare la mia tesi; uno studio di fattibilità di un semiasse in carbonio per vettura da Formula 1. Subito dopo la laurea sono entrato a far parte dell’ufficio tecnico in Gestione sportiva e ho cominciato un’avventura che ancor oggi mi pone davanti a continue sfide. Negli anni ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie e ho avuto la possibilità di cimentarmi su aree diverse del progetto di una vettura da Formula 1, costruendo un bagaglio di esperienza incredibile dal punto di vista tecnico e umano».

Cosa si sentirebbe di dire oggi a un giovane grossetano che sogna di emergere in un campo difficile come il suo, ma anche un altro?

«È importante far coincidere il proprio lavoro con i propri sogni e le proprie passioni, qualunque esse siano. Quando si vuole emergere in situazioni particolarmente sfidanti può capitare di avere momenti di sconforto, in cui può venire la tentazione di mollare tutto, abbassare il tiro, accontentarsi; è proprio in questi momenti che vince chi resiste e chi fa del proprio talento associato a una grande determinazione l’arma vincente. Nelle realtà estremamente competitive come nel caso di un team di Formula 1, la meritocrazia è l’unica possibilità di selezione, per cui un consiglio che mi sento di dare è: prima di tutto studiare ed emergere nel proprio percorso scolastico e accademico. Ci vuole certamente talento per il lavoro che si sceglie di inseguire, ma senza una grande dose di sacrificio non si va da nessuna parte. Non abbiate neanche paura di andare lontano da casa: il mondo è grande ed è tutto una scoperta. Si possono incontrare persone fantastiche e soprattutto si può imparare ad avere un punto di vista più articolato sul mondo che ci circonda, crescendo come professionisti e come uomini. Se la nostalgia si fa troppo forte siamo sempre in tempo a tornare a casa».

A proposito di nostalgia: sappiamo che appena può, ama tornare nella sua Maremma.

«Ovviamente: è in Maremma che batte il mio cuore e l’unico posto al mondo dove mi sento davvero a casa: i genitori abitano qua così come molti dei più cari amici. Purtroppo non riesco a trascorrerci tutto il tempo che vorrei ma non si può avere tutto, per cui cerco di godermi al massimo ogni fine settimana in cui riesco a tornare a Grosseto insieme alla

mia compagna e a mia figlia. Credo che la Maremma sia uno dei posti migliori al mondo dove vivere, sarebbe bello se in futuro offrisse ancora più opportunità di studio e lavoro, creando i presupposti per trattenere i giovani più talentuosi valorizzando le eccellenze locali».
 

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