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il servizio dimezzato 

«Il postino a giorni alterni Comuni dite no al progetto»

Rifondazione comunista: da settembre tutta la provincia sarà interessata «Le amministrazioni locali si mobilitino per far annullare la delibera Agcom»

grosseto

Poste Italiane introdurrà dal mese di settembre la consegna della posta a giorni alterni in tutta la provincia. E il partito della Rifondazione comunista suona la sveglia ai Comuni perché blocchino un progetto giudicato da Prc in contrasto con le direttive europee.

Il segretario del Prc, Maurizio Buzzani, ripercorre questo stillicidio, rammentando che nel mese di dicembre 2017 il regime giorni alterni entrava nei territori di Manciano, Pitigliano, Civitella Paganico, Castell’Azzara, Semproniano, Cinigiano, Campagnatico, Sorano, Roccastrada. «Da settembre – avverte – il progetto rivoluzionario prenderà piede nei restanti Comuni della provincia», in barba a un servizio garantito e universale, che dovrebbe essere svolto «come minimo cinque giorni a settimana», come stabilisce la direttiva 97/67/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 dicembre 1997.

«Non dimentichiamo – commenta ancora Buzzani – che Poste Italiane è tutt’altro che un’azienda in perdita, fa utili milionari da due decenni, grazie proprio alla rete postale pubblica e alla fidelizzazione storica dell’utenza».

Ma allora come fa Poste, data tale direttiva, a introdurre i giorni alterni? «Ha il via libera dall’autorizzazione conferitagli dall’Agcom, la quale, a sua volta, agisce in forza della legge di stabilità del 2015 – spiega il segretario di Prc– che prevede, sostanzialmente, un taglio di poche centinaia di milioni di euro di finanziamento pubblico per il servizio universale. Legge in contrasto con la direttiva europea. Anche il Tar del Lazio è intervenuto sulla questione – avverte – ribadendo che quando le disposizioni nazionali non sono conformi al diritto europeo non hanno validità giuridica e non si applicano. Numerose le pronunce del giudice amministrativo che hanno sancito l’illegittimità della chiusura e la rimodulazione dell’orario di apertura degli uffici postali in determinati contesti, rurali e montani».

Secondo Buzzani una speranza arriva dalla recente sentenza del Consiglio di Stato, n. 2140 del 2017, nella quale i giudici amministrativi hanno accolto l’appello proposto da otto Comuni dell’Emilia-Romagna, ribadendo che il servizio postale universale deve essere garantito e che l’equilibrio economico non può essere elevato a parametro esclusivo per decidere; e che il confronto preliminare con gli enti locali interessati dalle proposte di razionalizzazione della rete postale non solo deve essere effettivo, ma anche considerato come obbligatorio da parte di Poste Italiane.

Questa sentenza ridà speranza a tanti piccoli Comuni. Ma a questo punto serve l’intervento di una forte azione politica da parte delle amministrazioni locali «per far rispettare

tutto questo e ottenere l’annullamento della delibera Agcom», chiude Buzzani.

Poste, interpellata dal Tirreno, fa sapere di non voler rilasciare dichiarazioni sbilancia e annuncia che la prossima settimana renderà noto tutto il quadro della situazione provinciale. —

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