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POLVEROSA 

In chiesa lo strazio degli amici «Daniele vive nei nostri cuori»

Familiari e parenti sotto choc al funerale del 42enne trovato morto in Versilia La bara è stata coperta da rose bianche e orchidee, ultimo dono del padre 

POLVEROSA

I rintocchi della campana che suonava a lutto hanno riecheggiato nel piccolo borgo di Polverosa chiamando a raccolta una comunità colpita da una tragedia improvvisa.

Ieri è stato il giorno dell’addio a Daniele Pera, l’infermiere quarantaduenne, originario di Polverosa, morto nel mare della Versilia domenica pomeriggio. L’uomo è stato strappato all’affetto dei suoi cari da un malore che non gli ha lasciato scampo.

Inutili i tentativi di rianimarlo. Daniele ieri, dopo che la salma era stata trasportata dalla Versilia all’obitorio di Orbetello, ha fatto ritorno nella sua Polverosa.

Il carro funebre è passato vicino agli edifici in cui quel bambino biondo, dagli occhi color celeste del cielo, aveva frequentato l’asilo e le scuole elementari. A salutarlo ci sono proprio anche alcuni dei suoi compagni di scuola. La bara color legno chiaro è stata coperta da rose bianche e orchidee legate con un tulle bianco e verde. Pochi fiori perché la famiglia ha chiesto offerte da dare in beneficenza. Quel copribara è stato l’ultimo dono del suo babbo, della sua mamma e di suo fratello seduti, straziati dal dolore, a poca distanza dal feretro di Daniele. Ai piedi dell’ambone un altro piccolo cuscino degli amici. I genitori hanno teso la mano a chi è andato da loro a portare un saluto di conforto. Un dolore composto, vissuto con quel pudore e quella compostezza che hanno sempre caratterizzato la vita del loro figlio: un uomo a cui tutti volevano bene, e che dava tutto se stesso anche nel lavoro nel reparto di Dialisi del Santa Chiara di Pisa dove lavorava. Lo sguardo dei genitori era perso nel vuoto ieri, come a cercare una spiegazione, un perché a una morte arrivata troppo presto.

«Daniele è vivo – ha detto don Mariano Landini all’inizio della sua omelia funebre – Daniele vive nel cuore di chi lo ha amato. Vive per chi ha la consolazione della fede». Il parroco ha citato don Bosco che al funerale di un giovane aveva parlato di «un esile ramo spezzato dal quale però Daniele non è caduto ma è volato via perché aveva le ali. Le ali che gli ha dato Gesù». Parole che hanno cercato di essere di conforto a chi ha perso un figlio, un cugino, un amico, un compagno di lavoro amato e apprezzato umanamente e professionalmente.

La bara di Daniele, alla fine della funzione, ha percorso

per l’ultima volta la chiesa di Polverosa. La mano della sua mamma l’ha sfiorata quando è passata accanto al carro funebre.

Una carezza, una delle tante che nella vita ha dato a suo figlio. L’ultima.

La salma di Daniele da ieri riposa nel cimitero di Orbetello. —

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