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AMBIENTE E INDUSTRIA 

Geotermia, la Cgil contro la moratoria «Lavoro a rischio»

Il sindacato chiede alla Regione di confermare la centrale di Piancastagnaio. Appello anche da aziende del comparto

SANTA FIORA

«Con la moratoria in ambito geotermico, la situazione economica del territorio, già precaria, si aggraverebbe in modo forse irreparabile». Alzata di scudi dei lavoratori Cgli del comparto geotermico, sia della Val di Cecina che dell’Amiata, e di un gruppo di aziende che operano nel medesimo settore, nonché di alcuni comuni geotermici.

Per i lavoratori è in preparazione uno stato di agitazione, in particolare in Val di Cecina. Il tutto in conseguenza della richiesta di moratoria avanzata a fine luglio dal capogruppo Pd in Regione, il maremmano Leonardo Marras, e dai consiglieri Bezzini e Scaramelli, appoggiata dal presidente della commissione Ambiente Baccelli.

«Le aziende che operano nel comparto geotermico – commentano le aziende – occupano oltre 1.200 addetti, il settore nella sola Toscana garantisce oltre 2.100 occupati tra interni ed esterni, negli ultimi cinque anni sono stati investiti in esso oltre 150 milioni di euro all’anno con ricadute pressoché totali nell’ambito dell’industria nazionale».

Le aziende esibiscono i numeri di un comparto che subirebbe un arresto giudicato deleterio se la moratoria chiesta andasse in porto.

La moratoria è stata chiesta a gran voce da molti territori soprattutto in provincia di Grosseto, dove gli abitanti e le amministrazioni comunali sono preoccupati per l’impatto che l’industrializzazione a stampo geotermico potrebbe avere su territori tradizionalmente vocati ad agricoltura di qualità e a turismo. E serve per concludere l’aggiornamento del Paer (Piano energetico regionale) con l’inserimento delle Ani (Aree non idonee alla geotermia) e la stesura della nuova legge regionale sulla geotermia che avrebbe come conseguenza immediata il blocco dei procedimenti in corso per adeguarli ai nuovi indirizzi. Altra conseguenza sarebbe il blocco del rilascio di autorizzazioni e il blocco degli iter di valutazione di impatto ambientale.

I lavoratori del sindacato Cgil ritengono, invece «la Toscana e i territori geotermici abbiano bisogno di decisioni certe ma anche tempestive e compatibili con le esigenze degli operatori economici» e che «non si possa più perdere ancora tempo». In particolare la Val di Cecina «non può vivere senza geotermia – dice la Cgil –. È da anni che aspettiamo la firma del protocollo di intesa tra Regione, Enel green power e enti locali per definire il piano di investimenti nel futuro». E ricordano che questa incertezza ha già portato nel 2018 a una forte riduzione degli investimenti da parte di Enel (da 200 a 80 miliardi) con gravi conseguenze negative sulle ditte appaltatrici e i livelli occupazionali locali.

In particolare il sindacato ritiene «fondamentale e irrimandabile» un progetto che riguarda l’Amiata, ovvero la realizzazione di Pc6, la nuova centrale a Piancastagnaio, sul versante senese della montagna.

Il progetto ha ricevuto l’ok anche dal Comune di Piancastagnaio «e – dice la Cgil – rischia di rientrare nella moratoria per arbitrarie, incomprensibili e pretestuose ragioni politiche, garanzia di lavoro per i prossimi tre anni».

Le aziende chiedono anche una «maggiore tutela per le imprese locali altamente specializzate».

Gli operatori geotermici Cgil mettono sul piatto il fatto che la decisione della moratoria è stata presa

per la pressione dei comitati e ritengono «indispensabile che chi di competenza (Regione, Ara, Arpat, Cosvig) risponda, agli allarmi infondati di alcuni comitati: nessun legame c’è tra la geotermia e la salute dei cittadini, sia in Val di Cecina sia in Amiata». —

F.B.

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