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Un mal di pancia che risale ai tempi della giunta Baldi

Il primo ricorso fu presentato nel 2009 con il benestare dell’intera giunta tranne quello di un’assessora provinciale che era segretaria del partito

SCARLINO

Non è la prima volta che l’inceneritore di Scarlino dà il mal di pancia al Pd. Anzi, gli è rimasto di traverso sin da subito. Da quando il Comune di Follonica ha presentato il primo ricorso contro le autorizzazioni nel 2009, allora guidato dalla scomparsa Eleonora Baldi. Ricorso promosso (e ripromosso anche negli anni a venire) con il benestare di tutta la giunta che votava all’unanimità la delibera, tranne un assessore: Barbara Pinzuti. Per quest’ultima è sempre stato un imbarazzo l’impianto, perché da una parte era membro della giunta Baldi, dall’altra ricopriva il ruolo di segretario provinciale Pd e in qualche modo doveva sostenere la Provincia di Grosseto – allora competente nel rilascio delle autorizzazioni - guidata da Leonardo Marras, che invece difendeva l’impianto. Lo scenario però oggi è ben diverso, perché il fronte del No si è allargato a pressoché ogni attore presente sul territorio maremmano. Per la prima volta, nei giorni scorsi, anche Legambiente ha fatto sentire la sua voce e dalla festa di Rispescia ha parlato di «impianto obsoleto» e «scelta insostenibile» da parte della Regione. Gli unici a difendere l’impianto e i suoi trenta dipendenti sono i sindacati, che non mancano occasione di attaccare i Comuni per non aver mai trovato un’alternativa. «È una lacuna storica della politica

– ha ammesso ieri Andrea Benini – Con Scarlino negli ultimi tempi abbiamo cercato soluzioni, ma da parte della Regione non c’è mai stata disponibilità ad avviare un percorso». Ma l’alternativa alla lacuna non deve essere questo inceneritore, è il messaggio del territorio a Firenze. —

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