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Rotture, consumi e riparazioni I Magazzini incontrano il Fiora

Abitanti e presidente a tu per tu dopo i black out nell’approvvigionamento Chiesto un deposito e un call center più sensibile. Risposta: nel 2019 nuovi lavori

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La comunità di Colle dei Magazzini di Alberese – 25 famiglie – era al completo e con loro c’era il presidente della Pro loco Alborensis Luca Varaglioti. E anche l’Acquedotto del Fiora era presente ai massimi livelli, con il presidente Emilio Landi e il tecnico Lorenzo Alocci. Oltre due ore e mezzo di incontro, cordiale, nel piazzale, con gli anziani, gli uomini e le donne che quest’estate hanno patito le pene dell’inferno per avere acqua.

La zona è stata infatti interessata da due grosse rotture dell’acquedotto, che il Fiora ha cercato di tamponare con autobotti, cisterne e riempimento straordinario del deposito che serve la zona. Ma la polemica è stata aspra. Perché qui, lamentano gli abitanti, sono dieci anni che la rete dà forfait. E non solo l’estate.

Per questo nei giorni scorsi avevano chiesto, tramite Il Tirreno, un faccia a faccia con la società: vogliono capire che succede e cosa fa il Fiora per garantire il servizio.

L’incontro di ieri ha sollevato molte questioni. Non c’è infatti solo la rete idrica colabrodo a far venire il fegato grosso agli abitanti. Ai Magazzini chiedono anche un po’ più di sensibilità da parte degli addetti al call center. «Perché dobbiamo per forza litigare per avere assistenza? – chiede Marco Giannini –. Se la segnalazione che manca l’acqua la fa un solo abitante, l’autobotte gli scarica l’acqua solo a lui, anche se lui segnala che ci sono molte famiglie coinvolte. È successo l’altro giorno. Siamo nelle mani degli autisti delle autobotti. Oppure quando chiami ti dicono sempre che è la prima segnalazione che ricevono. Oppure non sanno dov’è il posto». Ieri mattina proprio ai Magazzini si sono visti arrivare tre camion del Fiora con la ghiaia per fare dei lavori destinati a un’altra località, che si chiama Magazzini, ma è a Cinigiano, racconta Nereo Santini che qui ha l’anziano padre, Angelo. Landi ha chiesto informazioni sull’orario delle chiamate. «Il centralino, 15 persone, risponde da Bagnolo – spiega il presidente – ma di notte da Empoli, dove c’è un call center unico per le tre aziende toscane: la nostra, quella di Firenze e quella di Pisa. Può capitare che Empoli non sappia dov’è Alberese».

La seconda incognita per gli abitanti è la pressione con cui viene erogata l’acqua. «Anche d’inverno è sempre bassa – lamenta Santini – e le nostre cisterne non si riempiono. È salita solo questa settimana dopo la protesta sul giornale». I due rappresentanti di Acquedotto spiegano che è dovuto alle rotture, agli enormi consumi estivi e anche alle conseguenze dei lavori in atto al deposito.

Molti, tra cui Fausto Secches che si era rivolto al Tirreno, chiedono un deposito d’acqua proprio ai Magazzini. «Abbiamo un vecchio pozzo che l’Acquedotto potrebbe sistemare. Basterebbe una pompa», dice. «Qua – gli fa eco Santini – quando c’è bisogno usiamo l’acqua del pozzo. Ma è possibile nel 21º secolo?».

L’ipotesi viene scartata da Landi e Alocci che, piantina alla mano, arrivano al dunque, annunciando quella che potrebbe essere la soluzione. «Dal 2015 lavoriamo nella zona di Alberese – spiegano –. Qui l’acqua arriva dal deposito in quota 90 che è al Grancia e viene stoccata in due depositi, a quota 40 metri per Alberese e a quota 60 per Magazzini. Questi ultimi due sono pronti; il quota 90 sarà completato tra settembre e ottobre; al momento è in funzione uno provvisorio. Manca da

sostituire il tratto di tubazione che ci dà più problemi, quello in uscita dal serbatoio quota 90. I lavori inizieranno nel 2019». Sarà la soluzione?

Ai Magazzini sperano di sì e intanto contano i giorni. Perché l’estate, e i suoi disagi, non sono ancora finiti». —



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