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Luci accese sui viadotti: «Sono sicuri»

Massimo Luschi per 30 anni ha monitorato le infrastrutture: dal Ponte Mussolini a quello sulla Zancona, ecco il suo parere

GROSSETO

«Quando in Maremma trovi un ponte, onoralo più d’un conte». Si diceva così, in passato, per evidenziare la cronica carenza di opere e infrastrutture a scavalco dei tantissimi corsi d’acqua della piana. Perché ponti, fino a 90 anni fa, qui, non esistevano. Massimo Luschi, ingegnere in pensione, ora assessore al comune di Roccastrada, è stato per oltre 30 anni l’uomo delle strade e dei ponti per l’amministrazione provinciale di Grosseto. Conosce, quindi, viadotti, sovrappassi e ponti presenti sul territorio, le loro criticità, controlli e interventi di manutenzione svolti nel tempo.

“Innanzitutto – spiega – dobbiamo fare una distinzione tra ponti con muratura ad arco, pietre squadrate e mattoni (quelli più vecchi e più piccoli, che danno meno preoccupazioni) e le strutture invece più grandi e recenti, in cemento armato, da tenere sotto controllo con maggiore attenzione. E questa è la teoria. Poi c’è la pratica. Il vero problema ovunque è che hai un patrimonio pari a 100 e per mantenerlo in sicurezza sarebbero necessari investimenti per 10, invece le risorse sono 1, a volte zero. Ritengo tuttavia che nella nostra provincia non si riscontrino al momento situazioni di pericolo eclatanti, fermo restando che certe opere non sono eterne».

Poi Luschi passa in rassegna le varie infrastrutture. Va a memoria. Il Cipressino, per esempio: «Il ponte sull’Ombrone lungo la strada del Cipressino – dice – è realizzato in calcestruzzo armato. Fu progettato dall’ingegner Santini e realizzato negli Anni ’60, lo abbiamo sempre tenuto sotto controllo e non ha mai dato problemi. A mio avviso i rischi, oggi, sono zero». Poi c’è il ponte sulla Zancona: «È il ponte sull’omonimo torrente, vicino ad Arcidosso. Fu inaugurato nel 1985. È un viadotto con i pilastri piantati nella valle e un cassone metallico (acciaio Corten) a sorreggere l’impalcato col piano stradale. Sopra al cassone c’è una soletta in cemento armato. Non ci sono travi. Il principio di costruzione è lo stesso adottato per il nuovo Petriolo. È un ponte sicuro e costantemente ispezionato». Veniamo al ponte di Prata: «Realizzato tra gli Anni ’70 e ’80 dall’Anas – descrive Luschi – è ben fatto, poggia su travi in precompresso e soprattutto ha volumi di traffico molto bassi, che ne riducono l’usura».

Il Ponte Mussolini «è stato preso in carico dalla Provincia di Grosseto, dall’Anas, nel 2001, ed è in buone condizioni; dopo l’alluvione del’66 è stato sempre ispezionato, ha avuto migliorie e almeno tre diversi interventi di messa in sicurezza». E ancora: il ponte sul Bruna, a Macchiascandona, «costruito nell’immediato dopoguerra e dalla Provincia di Grosseto, è stato risistemato una ventina di anni fa, a partire dai giunti e dalle seggiole. È molto sollecitato dalle acque in caso di piena».

Il ponte sul Pecora «È nuovo e sicuro – continua l’esperto – Collega il Casone con Follonica. È stato realizzato dalla Provincia una quindicina di anni fa». E il ponte sull’Albegna? «Non sta a me parlarne, sono stato rinviato a giudizio per il distacco della soletta di collegamento con la strada provinciale 94, a Marsiliana. Tre morti. Ma non crollò il ponte, seppure vecchio di 30 anni, come erroneamente

è stato scritto tante volte». «Il problema – conclude Luschi – è che inseguiamo il presente e non progettiamo mai il futuro, mentre progettare il futuro (con perizia, cura e cautela) dovrebbe essere il compito sovrano della politica. Ma in Italia non funziona così». –



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