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Regista, attrice e ricercatrice, si era ritirata a Castel del Piano: a un mese dalla sua scomparsa gli amici la ricordano 

Anita Fornaciari e la sua straordinaria vita Dalla scuolina di campagna al grande teatro

IL RICORDOFIORA BONELLIAveva attraversato un segmento di cultura teatrale italiana, come attrice e intellettuale di valore. A suo modo è stata un guru nel mondo dello spettacolo e dell’intellighentia:...

IL RICORDO

FIORA BONELLI

Aveva attraversato un segmento di cultura teatrale italiana, come attrice e intellettuale di valore. A suo modo è stata un guru nel mondo dello spettacolo e dell’intellighentia: partendo dalla Maremma toccò, poi, i punti nevralgici della cultura di teatro italiana. Anita Fornaciari se ne è andata il 15 luglio, all’ospedale di Castel del Piano, in silenzio. Adesso a un mese di distanza dalla scomparsa, gli amici la vogliono ricordare come donna d’ingegno e di grande statura intellettuale e spirituale.

È stato un viaggio complesso e affascinante, quello di Anita Fornaciari, originaria di Roccastrada dove era nata nel 1925, che fu anima dell’officina teatrale grossetana a fianco di Marcello Morante, Roberto Ferretti, Eugenio Romani e molti altri.

È stato un emozionante percorso artistico e umano, il suo.

«Maestra di campagna, regista, attrice e instancabile ricercatrice – rammenta Sem Scaramucci, uno degli amici – fu protagonista della cultura grossetana degli Anni Sessanta e Anni Settanta, animatrice insieme a Marcello Morante del “Teatro Sperimentale Città di Grosseto” e membro della Commissione Cultura del Pci».

Nel 1970, ricorda ancora l’amico, l’opera teatrale “Il Gioco”, scritta da Morante, con la regia di Alberto Lecaldano, con scenografie e costumi di Ferretti e protagonisti la stessa Fornaciari e Romani, vinse il prestigioso “Premio Teatro stabile dell’Aquila”, dal quale scaturì una tournée in decine di teatri italiani.

Giorgio Zorcù che fu suo allievo e poi con lei intraprese un progetto teatrale in Amiata, la ricorda con parole emozionate: «La sua figura – commenta – oltrepassa di gran lunga i confini maremmani. Con l’opera Il gioco si piazzò a pari merito con Manuela Kustermann, per dire il livello a cui era arrivata, e questo le permise di entrare nelle “Cantine romane” e nella straordinaria fucina che fu a Roma il teatro della Piramide di Memè Perlini, anima dello sperimentalismo teatrale italiano, uno che aveva inventato, innovato, cambiato. E Anita Fornaciari fu nel cuore di quell’ondata stupenda e irripetibile, della Roma degli Anni Settanta. La mattina faceva la maestra e il pomeriggio partiva per Roma, per il suo teatro».

Interprete del Grand Hotel de Palme, di Cavalcata sul lago di Costanza, «Anita crea, poi un laboratorio teatrale a cui – racconta ancora Zorcù – io stesso nel 1979 ho cominciato ad imparare». Poi la pensione da maestra e l’avventura spirituale di grande caratura con anni di intenso studio presso l’Eremo di Camaldoli. Lì strinse fraterno legame con don Benedetto Calati e altri protagonisti del rinnovamento cattolico post-conciliare.

«L’eremo dei monaci – spiega Zorcù – aveva contatti internazionali di alto profilo e Anita si immerse nella ricerca della spiritualità cristiana da cui era sempre stata incuriosita e affascinata. La incontrai di nuovo in Amiata – prosegue – dove poi entrambi ci trasferimmo, io da Milano e lei da Orvieto, dove era andata a risiedere. Così dal 1998 al 2004 cominciò una nostra collaborazione che esordì col primo spettacolo amiatino “Rosso cinabro” e poi la quadrilogia su David Lazzaretti. E i seminari di ricerca spirituale a Marina di Montalto. Dal 2004 non l’avevo più vista – conclude – ma so che aveva intorno a sé una sorta di cenacolo di intellettuali e amici».

Anita Fornaciari non ha mai smesso di dedicarsi alla sua ricerca: «Nella sua casa di Castel del Piano – prosegue Scaramucci – ha continuato, in maniera più ritirata negli ultimi tempi, i suoi studi, fino al compimento della sua incisiva e originalissima parabola di

vita».

«Il prossimo 22 settembre – conclude l’amico Sem – l’amico Franco Mosconi, monaco camaldolese dell’Eremo di San Giorgio a Bardolino, celebrerà per Anita una messa di suffragio a Castel del Piano», dove il ricordo di lei rimarrà per sempre vivissimo –



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