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l’indagine 

Truffa agli anziani: sei arresti Inventavano falsi incidenti

I carabinieri hanno scoperto e sgominato una banda criminale con sede a Napoli Prima facevano sopralluoghi, poi telefonavano per farsi dare soldi e preziosi

GROSSETO

La prima segnalazione è arrivata da un’anziana di Castel del Piano che aveva avvertito i carabinieri di essere stata contatta da un uomo, identificato poi in Maurizio Savarese, 44 anni di Napoli, che faceva il trasfertista. Era arrivato nel paese amiatino con un’auto presa a noleggio per farsi consegnare soldi e oro e saldare così una sorta di cauzione che sarebbe servita per evitare guai a un parente della donna rimasto coinvolto in un incidente stradale che non c’era mai stato. Con quella cifra la donna lo avrebbe fatto tornare libero. I carabinieri della stazione lo avevano rintracciato e denunciato, ma da quell’episodio è nata un’indagine del nucleo investigativo della compagnia di Grosseto che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone, tutte residenti a Napoli.



Le sei persone che sono finite nei guai, sono Maurizio Savarese, appunto, Emilio Romano, 46 anni, il proprietario dell’appartamento dove i carabinieri hanno fatto irruzione, trovando la centrale dalla quale partivano le telefonate nelle case delle vittime e Raffaele Angri, 41 anni, tutti e tre portati in carcere. Agli arresti domiciliari sono invece finiti Anna Colletta, 41 anni e suo zio Salvatore Colletta, 52 anni, accusati di riciclaggio: sono loro i gestori del negozio di compro oro di Napoli dove venivano portati i gioielli che la banda si faceva consegnare. All’obbligo di dimora anche Alfredo Palmentieri, 32 anni.



È cominciata a marzo e si è conclusa con l’ordinanza di custodia cautelare: i carabinieri hanno scoperto che la banda sceglieva le proprie vittime in mezza Italia consultando le Pagine bianche. I numeri di telefono intestati alle donne erano quelli preferiti e le vittime venivano scelte quando uno dei trasfertisti era già in zona. A quel punto partiva la messinscena, scoperta grazie a pedinamenti e intercettazioni che hanno fatto emergere come, in molti casi, i componenti della banda riuscivano a impaurire le vittime e a soggiogarle psicologicamente. Per fare le telefonate, i quattro uomini avevano acquistato cinquanta schede telefoniche: ne utilizzavano tre per volta, disattivandole dopo pochi giorni per far perdere le proprie tracce. Ogni giorno riuscivano a racimolare circa diecimila euro.



Gli uomini del nucleo investigativo, agli ordini del capitano Giovanni

Palermo coordinati dal comandante provinciale, il colonnello Carlo Bellotti e dalla Procura, hanno sequestrato oro e gioielli: le immagini sono pubblicate sul sito www.carabinieri.it nella sezione Banca dati. Chi li riconosce come propri può rivolgersi ai carabinieri. —

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