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«Mi procura sei bottiglie Doc?» Ma il ristoratore non abbocca

Prenotano per otto al rinomato ristorante Tullio e chiedono vini spagnoli costosi Il titolare doveva acquistarli da un sedicente rifornitore ma si rifiuta: era una truffa

CAPALBIO. Chiamano il ristorante, prenotano un tavolo da otto persone e ordinano del vino costosissimo per la serata seguente. È la tattica per truffare i ristoratori e intascare soldi. Ci hanno provato anche con Gaspare Sassi, titolare del rinomato ristorante Tullio di Capalbio, che però è riuscito a non cadere nel tranello, e racconta al Tirreno come è andata.

«Mi telefona una signora – racconta Gaspare – dicendo che vuole prenotare un tavolo per otto persone per la sera seguente. Ha chiesto espressamente di me e mi parlava come se fosse una cliente affezionata, dicendo di conoscere mia mamma. Il tavolo – aggiunge Sassi – lo prenota a nome Sabatini, cognome diffuso dalle nostre parti».

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Una prenotazione per otto fa brillare gli occhi ad un ristoratore: sono tempi difficili e le belle tavolate non sono frequenti. La signora, però, ad un certo punto fa una insolita richiesta. «Aggiunge che la cena era per festeggiare il padre che però beve solo un tipo di vino spagnolo». Da questo momento in poi qualcosa scatta nella mente di Gaspare e gli fa capire che quella prenotazione forse celava una trappola. Da lì a poco viene fuori che per il presunto festeggiato il ristoratore avrebbe dovuto comprare 6 bottiglie di vino spagnolo – il cui nome non è stato mai fatto – al costo di 100 euro alla bottiglia. Tutto da anticipare in attesa che i clienti arrivassero al ristorante la sera successiva e saldassero la spesa oltre a pagare la cena.

«La signora mi dice che questo vino spagnolo lo vendeva un rappresentante che proprio quel giorno – guarda caso – sarebbe passato nella nostra zona». Gaspare si confronta col fratello e propone alla signora di venire lei a pagare – contestualmente – il rappresentante: «Le ho detto che noi non avremmo anticipato nulla».

Da Tullio non si presenta né il rappresentante di vini, né la signora, ma Gaspare e il fratello riservano il tavolo per la sera seguente. Alle 20. 30 non si vede nessuno degli otto commensali. Così «Abbiamo chiamato il numero che era rimasto in memoria – dice Gaspare – ma non abbiamo avuto risposta, a conferma che avevamo fatto bene a non sobbarcarci la spesa delle bottiglie». .

A Capalbio è quindi andata bene e i titolari del ristorante non sono caduti nel tranello. «Non compriamo vino da 100 euro a bottiglia da un rappresentante mai visto anticipando 600 euro» commenta il titolare.

Se al ristorante Tullio è andata bene, così non è stato per altri ristoratori che però sono ormai messi sull’avvisato: per esempio, proprio di recente, si sono salvati in extremis due ristoratori di Pisa che – come Gaspare e ilfratello che invitano i colleghi a tenere gli occhi aperti – hanno annusato la puzza di bruciato e si sono rifiutati di chiudere l’affare. –


 

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