Quotidiani locali

Il Coro dei Minatori, 40 anni nel segno della tradizione

Compleanno importante per la formazione di Santa Fiora, nata spontaneamente e approdata fino a Sanremo con il suo carico di storie, folklore e fratellanza

SANTA FIORA

«Volemo le bambole». Buon compleanno minatori. Dopo quarant’anni di vita, l’ormai celebre canzone dei minatori di Santa Fiora continua a riecheggiare sui palchi di mezza Italia, simbolo della balducciana “civiltà del villaggio”, colonna sonora di quell’epopea mineraria in musica che fu tenuta a battesimo da padre Ernesto Balducci nel 1978.

Questo 2018, dunque, si festeggiano i quarant’anni del Coro, fra grande emozione e aria di successo: e sarà una festa fra amici, come commenta Ennio Sensi, una delle storiche voci del coro santafiorese e anche portavoce, fin da giovanissimo, di questo gruppo che ha conosciuto un’ascesa inarrestabile fino a calcare pure il palco di San Remo.

Sensi è una voce del coro, ma soprattutto ne è la memoria storica e la coscienza. «Ero giovanissimo – dice Sensi – quando mi sedevo al tavolo dell’osteria coi minatori per il rituale della domenica mattina. Io a sgranocchiare caramelle Rossana e i minatori a cantare davanti ai loro bicchieri di vino. Un aperitivo domenicale che i canterini smaltivano a tavola, poi, con la stracciatella e i maccheroni preparate dalle donne di casa».

Oggi quei minatori – erano 12 – ci hanno lasciati, consumati dalla silicosi. «Noi che restiamo, però – dice Sensi – abbiamo nonni e babbi che furono minatori e emigrati: il mio nonno andò in Tunisia a costruire una miniera di mercurio, il padre di Renzo Verdi a San Domingo. Le radici originarie del coro sono forti e non si disperdono e sono ben radicate nella miniera».

Sensi ripercorre d’un fiato i quarant’anni del coro, dal battesimo ufficiale di Radio 1, dove li accompagnò padre Ernesto, alle uscite successive dovute alla notorietà ottenuta via radio, per sagre e feste di partito.

«Continuarono a cantare, soprattutto il sabato e la domenica, nelle osterie del paese – prosegue Sensi – esibendosi però anche in ambito provinciale e regionale. Fuori da Santa Fiora, Balducci non li accompagnava ma appena poteva si fermava con loro nel borgo a giocare a carte davanti a un bicchiere di vino e a fare una cantata».

Poi c’è stato un momento di assottigliamento delle fila, fino a quando restò in piedi solo il Trio, un piccolo coro traghettato ad anni più vicini a noi da Alfio Durazzi.

Infine la rinascita negli anni Duemila. «Il motore del coro attuale si deve – rammenta Sensi – a Consultacultura di Santa Fiora, un’associazione laboratorio che ristrutturò il gruppo. Poi nel 2008 il salto di qualità dovuto al nostro talent scout Antonio Pascuzzo e all’artista che “ci ha cambiato la vita”, Simone Cristicchi».

Sensi arriva poi all’ultimo cd “Dilli che venghino”. «Ne siamo fieri – dice –. Eppure abbiamo i piedi per terra. Il nostro successo lo consegniamo ai giovani che stanno entrando nel coro e ne rappresentano il naturale ricambio. Entriamo nelle scuole, mostriamo ai giovanissimi, con l’aspetto musicale, anche la testimonianza civile della nostra esperienza. Questo è quel che conta e che è rimasto intatto dopo 40 anni».

Le canzoni più famose del Coro appartengono alla tradizione canora locale e più in generale toscana, sapientemente “riscritti”, dando loro un respiro più attuale dal polistrumentista compositore

Pericle Odierna.

Tutte le canzoni si avvalgono e si impreziosiscono della collaborazione-contaminazione di amici e grandi artisti, che cantano e suonano, uniti al “colore”, alla potenza miracolosa, alla spontaneità e alla sincerità delle voci del Coro dei Minatori. —

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