Quotidiani locali

Oltre 22.400 voti per i bar che ci hanno emozionato

Nove settimane di viaggio attraverso i locali e le persone che ne sono l’anima

grosseto

È stato un viaggio nella Maremma e nell’Amiata migliori, quelle fatte dalla gente, dalle comunità. Per nove settimane “Il mio bar” ha accompagnato i lettori alla scoperta di settanta “famiglie”, settanta bar che i clienti hanno voluto premiare con un numero spaventoso di voti: ben 22.465. È così che grazie al gioco dell’estate siamo entrati insieme nella bottega di paese, abbiamo ordinato un drink nel posto trendy sulla costa, ci siamo mischiati ai clienti frettolosi di un affollato bar di città, ci siamo seduti ai tavoli fuori dal bar della frazioncina spalmata lungo una strada trafficata. E abbiamo conosciuto un sacco di persone appassionate del proprio lavoro, nonostante le alzatacce la mattina presto, le pulizie fino a tarda sera, le ferie che sono un lontano ricordo.

Settantadue bar in tutta la provincia, 45 di Grosseto, tre rispettivamente di Follonica, Orbetello e Scansano, due di Roselle e altrettanti di Alberese e poi uno per ciascuno di questi paesi: Campagnatico, Sticciano, Puntone, Vallerona, Manciano, Castel del Piano, Marina di Grosseto, Montorgiali, Capalbio, Boccheggiano, Ribolla, Albinia, Castiglione della Pescaia, Isola del Giglio.

Centoventisette i baristi in gara: 73 donne e 54 uomini. Tantissimi i giovani, come Alessio Burganza, 19 anni del Kursaal di Marina. O Niccolò Corsini, che a 22 anni lavora in un’attività simbolo di Grosseto, la Caffetteria Soldati nel Corso. O Mattia “Scitilla” Giannico, 25 anni, quasi coetaneo del bar Tripoli che condivide con il titolare Massimo Poggiaroni.

C’è poi chi, come Alberto Tosini, 47 anni, ha lasciato il lavoro e ha deciso di aprire una bottega bar a Montorgiali e ora si lascia «coccolare dai miei vecchietti», dice. O come Luca Pau, una carriera di degustatore di caffè allo storico bar San Tommaso 10 della Lavazza a Torino, che ha preso le redini del bar La Posta di Scansano dove ha stregato le clienti con piccole opere d’arte disegnate con la schiuma dei cappuccini.

Perché il bar, soprattutto nei paesi, è un po’ come la seconda casa, dove tutti si conoscono. Ne sappiamo qualcosa dopo che per giorni sono continuati ad arrivare in redazione tagliandi per votare il bar “Dal Meo” di Sticciano e “il Meo”, il suo barista. Ma chi è questo bar “Dal Meo” che non si trova né sull’elenco né su Internet? Abbiamo dovuto telefonare a un ristorante del posto per chiedere lumi. «Sì, è il bar Sport. Vuole il numero? Ci vado proprio ora, gli dico di chiamarvi», ci ha risposto la signora. È così che abbiamo conosciuto Massimo Meacci.

In un altro bar Sport, a Valerona, abbiamo incontrato nonna Caterina che a 83 anni dà ancora una mano al figlio Liano detto Canapone. Abbiamo riscoperto il gioco delle carte, al bar

Magi di Alberese, dal 1947, che ha bandito le slot; e al Biancorosso di via Emilia, dove da 8 anni i titolari non vanno in ferie.

Il viaggio è quasi al termine: domani sera alla palestra LiveLife di Grosseto ci saluteremo e festeggeremo insieme “Il mio bar”. I nostri bar. —

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