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la protesta 

Biglietti del bus introvabili «A bordo si spende il doppio»

Nelle frazioni di Sorano manca un punto vendita  e non c’è il distributore automatico. Utente propone:   «Vendeteli al circolino»

SORANO

San Valentino di Sorano: i biglietti Tiemme non ci sono e così in tutte le frazioni del soranese, da Montebuono a Sovana a Montevitozzo e via dicendo. Unica eccezione San Quirico, dove i biglietti c’erano fino a quando l’azienda ha smesso di fornirli. Come nemmeno ha fornito al punto di distribuzione dei ticket di San Quirico, l’apposita macchinetta. Stessa cosa per Sorano capoluogo: qui non c’è la macchinetta per distribuire i biglietti. E così gli abitanti di San Valentino (come delle altre frazioni e il capoluogo) devono fare il biglietto a bordo del pullman con aggravio dei costi.

Una storia di disservizi e disagio, la racconta la signora Mariangela Cocchini, che coi suoi 55 anni è esperta di disservizi di ogni tipo, come lei stessa fa notare. Mariangela che per i suoi frequenti spostamenti usa l’autobus spiega: «Biglietti? Uccel di bosco. Erano a San Quirico e a Sorano fino a poco tempo fa, ora nemmeno lì. Di recente sono andata a Acquapendente: il biglietto che costa 4,50 euro l’ho pagato 7 euro. Ieri sono salita sull’autobus a Selvena Pitigliano e c’era un caldo da morire. Niente aria condizionata, la macchinetta per obliterare è rotta. Il biglietto o bisogna strapparlo o avere una penna per scriverci sopra data e ora. Una vera pena viaggiare così».

La signora Mariangela e come lei i pochi passeggeri che viaggiano in quelle linee, non sanno a che santo votarsi: «Dobbiamo per forza, noi di San Valentino, fare il biglietto a bordo, oppure andare a Pitigliano a farlo, che è il paese più vicino dove il servizio c’è, all’edicola in piazza della Repubblica. Ma è ovvio che per ottenerlo bisogna andare da San Valentino a Pitigliano in pullman. Così non si pagano 3 euro, ma si sborsa il doppio, 6 euro, perché dobbiamo fare il biglietto a bordo per andare a comprare un altro biglietto. Roba da non credere. E ancora se vogliamo andare a Grosseto paghiamo 15 euro e non 10 come è il normale costo del biglietto». E per finire la signora Cocchini lancia una proposta: «A San Valentino – dice – esiste un circolino, con un bar che secondo me potrebbe avere tutti i requisiti per tenere i biglietti. Ripeto che l’utenza è limitata, ma non possiamo essere

sempre penalizzati perché non facciamo massa. I servizi ci spettano, come a tutti gli altri e bisogna che l’azienda si ingegni a trovare una soluzione. I tartassati siamo sempre noi cittadini. In questo caso penalizzati parecchio per una responsabilità che proprio non abbiamo». —

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